WALL STREET MISTA, NFP IN CALO
I principali indici di Wall Street hanno chiuso la seduta di ieri con un andamento contrastato. Da un lato, i dati macroeconomici sul lavoro, inferiori alle attese, hanno allontanato l’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed; dall’altro, il comparto tecnologico è stato penalizzato da diffuse prese di profitto.
La giornata ha segnato un nuovo record storico per il Dow Jones, mentre il Nasdaq ha terminato gli scambi in territorio negativo. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dell’1,14%, dopo aver toccato un nuovo massimo storico. L’S&P 500 ha invece terminato la seduta sostanzialmente invariato, replicando quanto già accaduto due giorni prima, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,8%.
Sul fronte macroeconomico, i dati sui Non-Farm Payrolls hanno evidenziato un rallentamento del mercato del lavoro statunitense, con un incremento di appena 57 mila occupati, ben al di sotto delle attese di 114 mila e inferiore anche al dato precedente di maggio, pari a 129 mila unità.
Questo rallentamento, unito ai deboli dati ADP pubblicati nei giorni precedenti, conferma il progressivo raffreddamento dell’economia statunitense e contribuisce ad attenuare le pressioni inflazionistiche. Tra i vari comparti, il settore tecnologico è stato quello più penalizzato, a causa di diffuse prese di beneficio.
NIKKEI
Venerdì l’indice Nikkei 225 è salito dello 0,7%, recuperando le perdite iniziali grazie ai dati sull’occupazione statunitense, risultati inferiori alle attese.
Il rapporto sul lavoro, più debole del previsto, ha contribuito a compensare le persistenti preoccupazioni legate al settore dell’intelligenza artificiale, dove gli investitori continuano a interrogarsi sulla sostenibilità di investimenti sempre più ingenti e di valutazioni particolarmente elevate nel lungo periodo.
Nel frattempo, l’apprezzamento di quasi l’1% dello yen registrato giovedì, alimentato dalle speculazioni su un possibile intervento delle autorità giapponesi sul mercato valutario, ha continuato a rappresentare un fattore di pressione per il mercato azionario domestico.
VALUTE
Il dollaro continua a indebolirsi, entrato in una fase negativa dopo la pubblicazione di dati macroeconomici deludenti.
L’indice del dollaro si è mantenuto sotto quota 101, dopo il forte calo della sessione precedente, in seguito a dati sul mercato del lavoro statunitense inferiori alle aspettative, che hanno spinto gli operatori a ridimensionare le attese di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve.
L’economia statunitense ha creato soltanto 57.000 posti di lavoro a giugno, il dato più basso degli ultimi quattro mesi e nettamente inferiore alle previsioni di 110.000 unità, mentre il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,2%. Questo dato segue il rapporto ADP pubblicato mercoledì, che aveva già evidenziato una crescita dell’occupazione privata più debole delle attese.
I future sui Fed Funds indicano ora una probabilità di circa il 50% di un rialzo dei tassi a settembre, in calo rispetto al 67% registrato prima della diffusione degli ultimi dati sul lavoro.
Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha inoltre dichiarato questa settimana che le aspettative d’inflazione stanno mostrando segnali di moderazione, ribadendo al contempo l’impegno della banca centrale nel mantenere la stabilità dei prezzi.
Sul mercato valutario, l’EUR/USD è salito oltre quota 1,1450 e punta all’area di 1,1500, mentre il Cable (GBP/USD) continua la propria corsa verso 1,3450.
L’EUR/GBP ha rotto al ribasso e consolida in area 0,8560. Lo yen, considerato il vero ago della bilancia del mercato valutario, si mantiene stabile dopo i recenti guadagni, con USD/JPY intorno a 161,10.
Nella giornata di ieri era circolata l’ipotesi di un intervento della Bank of Japan sul mercato. In realtà, l’istituto si è limitato a effettuare delle richieste di quotazione, mostrando la propria presenza senza intervenire concretamente.
A rafforzare il movimento dello yen hanno contribuito anche le dichiarazioni del Ministro delle Finanze Satsuki Katayama, secondo cui le autorità giapponesi sono pronte a intervenire in qualsiasi momento per sostenere la valuta.
Le sue parole arrivano in un contesto di crescenti speculazioni su un nuovo ciclo di interventi, favorito anche dalla minore liquidità legata al fine settimana festivo negli Stati Uniti. Katayama ha inoltre sottolineato come Giappone e Stati Uniti rimangano in stretto contatto sulle questioni di politica valutaria.
Giovedì lo yen aveva recuperato terreno con decisione dai minimi degli ultimi 40 anni, dopo indiscrezioni secondo cui il Giappone potrebbe smettere di segnalare preventivamente eventuali interventi sul mercato, cogliendo di sorpresa gli operatori e favorendo la riduzione delle posizioni speculative ribassiste sulla valuta.
PETROLIO SEMPRE SUI MINIMI
Venerdì il WTI si è mantenuto stabile intorno ai 69 dollari al barile, attestandosi su livelli prossimi a quelli precedenti allo scoppio del conflitto in Medio Oriente alla fine di febbraio.
A sostenere questa dinamica è stata la ripresa del traffico marittimo commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, favorita dai progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Le esportazioni di greggio dell’Arabia Saudita sono tornate a circa il 90% dei livelli precedenti al conflitto, con un numero crescente di petroliere che attraversano con successo la strategica via marittima, segnale di una graduale normalizzazione dell’offerta petrolifera regionale.
Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno riportato le esportazioni di petrolio sui livelli prebellici.
Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha dichiarato che i colloqui con l’Iran stanno procedendo positivamente, dopo che i mediatori di Qatar e Pakistan hanno tenuto incontri separati con funzionari statunitensi e iraniani a Doha.
Dal punto di vista tecnico, il WTI continua a muoversi all’interno di un canale discendente, con obiettivi di medio periodo che potrebbero spingersi fino all’area dei 55 dollari al barile.
GOLD TORNATO DI MODA
Venerdì l’oro ha proseguito il proprio rialzo, raggiungendo quota 4.200 dollari l’oncia ed estendendo i guadagni della sessione precedente.
I future sui tassi della Federal Reserve indicano ora una probabilità di circa il 50% di un rialzo dei tassi a settembre, in calo rispetto al 67% registrato prima della pubblicazione degli ultimi dati sul mercato del lavoro.
Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha inoltre dichiarato che le aspettative di inflazione stanno progressivamente diminuendo, pur confermando l’impegno della banca centrale nel perseguire la stabilità dei prezzi.
L’oro ha beneficiato anche del calo dei prezzi del petrolio e dell’attenuarsi delle preoccupazioni inflazionistiche, sostenuto dalla progressiva normalizzazione del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e dai continui progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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