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Wall Street rimbalza su speranze di pace

Saverio Berlinzani
April 01, 2026

WALL STREET, CHE REAZIONE

 

Nella sessione di ieri, martedì 31 marzo, gli indici azionari statunitensi hanno registrato un forte rialzo dopo aver toccato i minimi degli ultimi sette mesi nella seduta precedente. Il movimento è stato sostenuto dal calo dei rendimenti obbligazionari e da una serie di dichiarazioni che alimentano speranze concrete di una fine del conflitto.

 

Il presidente iraniano Pezeshkian si è infatti detto pronto a porre termine alle ostilità qualora venissero fornite adeguate garanzie. Parallelamente, secondo il Wall Street Journal, il presidente Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori la disponibilità degli Stati Uniti a interrompere le operazioni militari in Medio Oriente anche nel caso in cui lo Stretto di Hormuz rimanesse in gran parte chiuso.

 

I titoli di Stato hanno proseguito il movimento di rialzo dei prezzi lungo tutta la curva, riflettendo una crescente cautela sulle prospettive di crescita legate all’impennata dei costi energetici. Il conseguente calo dei rendimenti ha sostenuto l’azionario in tutti i settori, nonostante i prezzi del petrolio e dei suoi derivati continuino a rimanere elevati.

 

Trump ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti sarebbero più vicini a un accordo con l’Iran, anche se i mercati restano scettici su un rapido ripristino dei flussi di petroliere nel Golfo Persico.

 

I titoli tecnologici più sensibili al rischio hanno messo a segno un deciso recupero dopo la sottoperformance della seduta precedente. Meta è salita di circa il 3%, mentre Microsoft, Nvidia e Amazon hanno guadagnato oltre il 2%.

 

Durante la notte, anche le borse asiatiche hanno chiuso in rialzo, in linea con Wall Street, sostenute dall’ottimismo per una possibile conclusione a breve termine del conflitto. L’entusiasmo è stato alimentato dalle parole di Trump, secondo cui gli Stati Uniti potrebbero terminare il loro coinvolgimento militare in Iran entro due o tre settimane, lasciando la gestione dello Stretto di Hormuz ad altre nazioni.

 

Anche questa mattina i future azionari statunitensi appaiono in leggero rialzo, estendendo lo slancio del rally di ieri, in attesa di un nuovo intervento pubblico del presidente Trump sull’Iran previsto nel corso della giornata.


Sul fronte macroeconomico, i prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti sono aumentati dello 0,1% su base mensile a gennaio, con incrementi annuali che restano contenuti.

 

VALUTE

 

Forte reazione dell’EUR/USD, che dai minimi di ieri a 1,1445 ha recuperato oltre 100 pips, attestandosi sopra quota 1,1560 e toccando stanotte un massimo a 1,1579. La ripresa della moneta unica è stata sostenuta dal miglioramento del sentiment azionario, alimentato dalle speranze di una fine del conflitto.

 

In parallelo, l’USD/JPY è sceso sotto quota 159,00, toccando un minimo a 158,35 dopo i massimi del giorno precedente a 160,00. Il dollaro cede quindi terreno con il ritorno del risk on, un indice VIX in calo a 25 e rendimenti del Treasury USA scesi al 4,29% dal 4,36%.

 

Anche la sterlina ha recuperato terreno contro dollaro, tornando in area 1,3230, seppur con un movimento meno ampio rispetto a euro e yen. Il cambio EUR/GBP è salito rapidamente verso 0,8740.

 

La debolezza del dollaro potrebbe proseguire qualora le aspettative di pace venissero confermate. AUD/USD e NZD/USD hanno reagito positivamente, ma in misura più contenuta, limitandosi a modeste correzioni.

 

JOLTS: OPENINGS IN CALO

 

Negli Stati Uniti, a febbraio 2026, il numero di offerte di lavoro è diminuito di 358.000 unità, scendendo a 6,882 milioni, sotto le attese di mercato fissate a 6,92 milioni.

 

La flessione si è concentrata nei settori della ristorazione, dell’industria mineraria e della silvicoltura. Anche le assunzioni sono diminuite, attestandosi a 4,8 milioni, mentre il numero complessivo delle cessazioni del rapporto di lavoro è rimasto pressoché invariato a 5 milioni.

 

EUROZONA: SALE L’INFLAZIONE

 

L’inflazione annua nell’Eurozona è salita al 2,5% a marzo 2026, in aumento rispetto all’1,9% di febbraio e leggermente al di sotto delle attese di mercato, pari al 2,6%. Si tratta del livello più alto da gennaio 2025, riportando l’inflazione al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla BCE.

 

L’accelerazione è stata alimentata principalmente dall’impennata dei prezzi energetici, cresciuti del 4,9%, il primo aumento annuo in quasi un anno e il più marcato da febbraio 2023, in un contesto legato al conflitto in Medio Oriente.

 

Nel contempo, le pressioni sui prezzi in altri comparti si sono attenuate. L’inflazione dei servizi è scesa al 3,2% dal 3,4%, quella dei beni industriali non energetici allo 0,5% dallo 0,7%, mentre l’inflazione di alimentari, alcolici e tabacco è calata al 2,4% dal 2,5%.

 

Anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è scesa al 2,3% dal 2,4%. Tra le principali economie dell’area euro, si è osservata una forte accelerazione in Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi, mentre in Italia il dato è rimasto stabile all’1,5%.

 

IL PETROLIO NON SCENDE

 

Nonostante il rinnovato ottimismo sui mercati, il petrolio — vero driver del periodo — non ha mostrato segnali di cedimento. Il WTI è rimasto stabile in area 100 dollari al barile, mentre il Brent si è mantenuto intorno ai 103 dollari.

 

Negli ultimi giorni, i livelli di 100 dollari per il WTI e 110 per il Brent hanno dimostrato una notevole tenuta, come se fossero presidiati da venditori strutturali. Alcuni osservatori ipotizzano che determinati istituti o banche centrali stiano intervenendo in vendita a questi livelli per fornire liquidità a un mercato profondamente illiquido.

 

Nel frattempo, Trump ha dichiarato che le forze statunitensi potrebbero ritirarsi dall’Iran entro due o tre settimane e ha suggerito che un accordo con Teheran potrebbe essere possibile, pur non essendo una condizione necessaria per porre fine al conflitto.

 

I mercati restano tuttavia cauti a causa dell’arrivo di ulteriori truppe statunitensi nella regione. Teheran ha ribadito che non sono in corso colloqui di pace formali, pur confermando la disponibilità a fermare la guerra se le proprie condizioni verranno soddisfatte.

 

Ora l’attenzione degli operatori è rivolta al discorso alla nazione di Trump sul conflitto con l’Iran, previsto per la giornata odierna.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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