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Wall Street rimbalza grazie ai titoli tech

Saverio Berlinzani
February 20, 2026

L’HI‑TECH RIPORTA IL SERENO

 

Ancora una volta Wall Street prova a reagire, in una sessione che si è conclusa con un rialzo dei tre principali indici, sostenuti dai guadagni dei grandi titoli tecnologici. L’S&P 500 è salito dello 0,56%, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,78%, mentre il Dow Jones è avanzato di 129,47 punti, pari allo 0,26%.

 

Le azioni di Nvidia sono aumentate dell’1,6% dopo l’annuncio di Meta Platforms, che utilizzerà milioni di chip Nvidia per la realizzazione dei propri data center. Anche Amazon ha registrato un rialzo di quasi il 2%, in scia all’aumento del 65% della partecipazione detenuta da Pershing Square di Bill Ackman nel quarto trimestre. Micron Technology ha messo a segno un progresso del 5,3%, dopo che Appaloosa Management ha incrementato la propria posizione nel produttore di chip.

 

Sul fronte macro, i verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve hanno evidenziato incertezza all’interno del board: alcuni membri vorrebbero ridurre i tassi, altri preferirebbero aumentarli e altri ancora mantenerli invariati. I prossimi dati saranno probabilmente decisivi per orientare il dibattito da una parte o dall’altra.

 

VALUTE

 

I dati statunitensi — dalla produzione industriale ai beni durevoli — si sono confermati solidi e hanno rafforzato il dollaro, che contro euro ha recuperato circa l’1% nelle ultime sedute. Anche il mercato del lavoro ha mostrato resilienza, sostenendo ulteriormente il biglietto verde.

 

EUR/USD si trova ormai a ridosso del supporto chiave in area 1,1720–1,1730, mentre il Cable è sceso verso livelli importanti in zona 1,3400. USD/JPY è salito sopra quota 155, con possibili obiettivi in area 156,50 e 158,00. Per ora la BoJ resta ferma e silente, e non sembra imminente un intervento sui cambi.

 

I cross dello yen restano in rafforzamento, con EUR/JPY tornato in area 182,60–182,80. Le valute oceaniche rimangono stabili, mentre il franco svizzero continua a mostrarsi molto forte, con la SNB che fatica a indebolirlo. Area 0,9090 rappresenta il supporto chiave di breve periodo.

 

DEFICIT COMMERCIALE IN AUMENTO

 

Il deficit commerciale degli Stati Uniti è salito a 70,3 miliardi di dollari a dicembre 2025, rispetto ai 53 miliardi di novembre, superando le previsioni di un divario pari a 55,5 miliardi. Le esportazioni sono diminuite dell’1,7% a 287,3 miliardi, trainate da un forte calo dell’oro non monetario.

 

Le importazioni sono invece aumentate del 3,6% a 357,6 miliardi di dollari, sostenute dagli acquisti di accessori per computer. Su base annua, nel 2025 gli Stati Uniti hanno registrato un disavanzo di 901,5 miliardi, leggermente inferiore ai 903,5 miliardi del 2024, ma comunque tra i valori più ampi dal 1960.

 

Le esportazioni sono aumentate del 6,2% a 3.432,3 miliardi, con l’oro non monetario in forte crescita e seguito dal gas naturale. Le importazioni sono cresciute del 4,8% a 4.333,8 miliardi, trainate dai computer. Il deficit si è ridotto nei confronti dell’UE (219 miliardi rispetto ai 236 del 2024) e della Cina (202 miliardi contro 296), mentre è aumentato nei confronti di Messico, Vietnam e Taiwan.

 

JOBLESS CLAIMS

 

Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 23.000 unità rispetto alla settimana precedente, attestandosi a 206.000 nella seconda settimana di febbraio, ben al di sotto delle aspettative (225.000). Si collocano inoltre sotto i livelli osservati all’inizio dello scorso anno.

 

Le richieste continuative — indicatore della disoccupazione residua — sono aumentate di 17.000 unità, raggiungendo 1.869.000 nella prima settimana di febbraio. Nel complesso, i dati continuano a riflettere un mercato del lavoro stabile, con licenziamenti ancora moderati che compensano una dinamica più debole sul fronte delle assunzioni, in linea con il quadro delineato dalla Federal Reserve.

 

GIAPPONE: INFLAZIONE IN CALO

 

L’inflazione annuale in Giappone è scesa all’1,5% a gennaio 2026, dal 2,1% del mese precedente, segnando il livello più basso da marzo 2022. L’inflazione alimentare è diminuita ai minimi da 15 mesi, mentre il rallentamento dei prezzi ha riguardato anche trasporti, assistenza sanitaria, elettricità e gas.

 

L’inflazione core è scesa al 2,0% dal 2,4%, raggiungendo il livello più basso da gennaio 2024 e riportandosi pienamente all’interno del target della banca centrale. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è diminuito dello 0,2%, dopo il calo dello 0,1% di dicembre.

 

USD/JPY resta sopra quota 155, mentre diminuiscono le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della BoJ.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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