WALL STREET DISTRIBUISCE
La seduta di Wall Street dell'8 luglio 2026 si è chiusa in modo contrastato, fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.
I principali indici azionari statunitensi hanno terminato la giornata in territorio negativo: il Dow Jones ha perso l'1,09%, l'S&P 500 lo 0,28% e il Nasdaq lo 0,20%.
La fragile tregua in Medio Oriente non ha retto e ha innescato un'ondata di vendite sui mercati finanziari. Dal vertice NATO in Turchia, il presidente Donald Trump ha dichiarato ufficialmente concluso l'accordo provvisorio con l'Iran, annunciando nuovi raid aerei.
L'escalation del conflitto ha provocato un immediato rialzo dei prezzi del greggio e dei rendimenti dei Treasury statunitensi, con il decennale salito al 4,58%.
I titoli petroliferi e quelli del comparto energetico sono in forte rialzo questa mattina, sostenuti dai timori di una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Il petrolio è tornato sopra quota 74 dollari per il WTI e 78 dollari per il Brent.
I verbali della Fed, pubblicati ieri sera, evidenziano come gli investitori siano rimasti cauti anche dopo la diffusione dei verbali del FOMC, i primi sotto la guida del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.
VALUTE
Giovedì l'indice del dollaro si è mantenuto vicino a quota 101, confermando la tendenza rialzista settimanale grazie al rinnovato conflitto in Medio Oriente, che ha sostenuto la domanda di valuta rifugio.
L'esercito statunitense ha confermato di aver effettuato attacchi contro l'Iran per il secondo giorno consecutivo, mentre Teheran ha minacciato una rappresaglia su larga scala contro le basi militari americane presenti nella regione.
Le ultime ostilità hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando i timori inflazionistici e rafforzando le aspettative di tassi d'interesse elevati per un periodo prolungato.
Nel frattempo, i verbali della riunione di giugno della Federal Reserve hanno mostrato che solo pochi membri del comitato di politica monetaria erano favorevoli a un aumento dei tassi, pur esprimendo una crescente preoccupazione per l'inflazione.
I mercati continuano a scontare almeno un rialzo dei tassi da parte della Fed entro la fine del 2026. Gli investitori attendono ora i dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione per ottenere nuove indicazioni sulle prospettive della politica monetaria.
L'EUR/USD è rimasto ancorato tra 1,1390 e 1,1450, senza momentum rialzista e incapace di recuperare terreno dopo diversi giorni di vendite sulla moneta unica.
Il Cable (GBP/USD) si mantiene forte ed è arrivato fino a quota 1,3400. In realtà, la sterlina beneficia soprattutto della debolezza dell'EUR/GBP, che si è avvicinato ai target di medio termine in area 0,8490.
Le valute oceaniche restano deboli, sebbene stiano tentando un recupero. In particolare, il NZD/USD si avvicina alla resistenza chiave di 0,5760, sostenuto dal rialzo della RBNZ e dalle rinnovate aspettative di ulteriori aumenti del costo del denaro.
Il franco svizzero rimane stabile a 0,9220 contro euro e a 0,8070 contro dollaro.
Infine, lo yen giapponese oscilla tra 161,60 e 162,60 in attesa delle prossime mosse della Bank of Japan, che continua a mantenere un atteggiamento attendista. Il massimo recente è stato registrato a 162,70 e non si può escludere un'ulteriore estensione del rialzo.
GOLD SOTTO PRESSIONE
Giovedì l'oro è stato scambiato sotto quota 4.100 dollari l'oncia, in area 4.070, registrando un calo per la seconda sessione consecutiva.
A pesare sul metallo giallo sono stati i timori che il rinnovato conflitto in Medio Oriente possa interrompere le forniture energetiche e intensificare le pressioni inflazionistiche.
Il presidente Donald Trump ha affermato che il cessate il fuoco deve considerarsi concluso e ha minacciato ulteriori attacchi contro l'Iran, oltre all'introduzione di nuove misure restrittive.
Nel frattempo, i verbali della riunione di giugno della Federal Reserve hanno evidenziato che solo pochi membri del comitato erano favorevoli a un aumento dei tassi, nonostante le crescenti preoccupazioni per l'inflazione.
I mercati continuano a prezzare almeno un rialzo dei tassi da parte della Fed entro la fine del 2026.
Dal punto di vista tecnico, il metallo prezioso non sembra aver concluso la propria fase ribassista e potrebbe spingersi nuovamente verso il doppio minimo in area 3.950 dollari. Al di sotto si trova il supporto di 3.870 dollari, minimo registrato il 28 ottobre 2025.
Sotto tale livello si aprirebbero spazi per ulteriori ribassi, con un possibile obiettivo in area 3.500 dollari.
PETROLIO
Questa mattina il prezzo del petrolio WTI ha superato i 74 dollari al barile, segnando la terza sessione consecutiva di rialzo.
L'esercito statunitense ha infatti confermato di aver condotto attacchi contro l'Iran per il secondo giorno consecutivo, aumentando le tensioni geopolitiche e alimentando le preoccupazioni per le forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente.
La ripresa delle ostilità ha riacceso i timori che il fallimento dell'accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran possa compromettere nuovamente le forniture globali di petrolio, con lo Stretto di Hormuz che resta al centro dell'attenzione.
Dal punto di vista tecnico, il petrolio è tornato in una fase di accumulazione, con possibili estensioni rialziste verso 79,30 e successivamente 84,30 dollari, aree di swing particolarmente rilevanti.
Solo un ritorno sotto quota 71,50 riporterebbe in primo piano uno scenario di trend ribassista.
VERBALI DEL FOMC
Secondo i verbali della riunione del FOMC di giugno 2026, i funzionari della Federal Reserve si sono mostrati divisi sul futuro percorso dei tassi di interesse e hanno discusso diversi scenari relativi all'evoluzione dell'economia e della politica monetaria.
I partecipanti hanno generalmente valutato che i rischi al rialzo per l'inflazione rimangano elevati. Alcuni hanno osservato che, alla luce degli sviluppi recenti, potrebbero sussistere le condizioni per un ulteriore aumento dei tassi.
La maggior parte dei partecipanti ha inoltre delineato scenari nei quali, in presenza di un mercato del lavoro stabile, l'inflazione potrebbe restare elevata a causa della forte domanda legata all'intelligenza artificiale, del conflitto in Medio Oriente e degli effetti dei dazi commerciali.
In tali circostanze, quasi tutti i partecipanti hanno ritenuto probabile la necessità di un ulteriore inasprimento della politica monetaria per riportare l'inflazione verso il target del 2%.
Tuttavia, nello scenario ritenuto più probabile, molti funzionari si aspettano che i tassi di interesse chiudano l'anno agli attuali livelli o leggermente al di sotto.
A giugno, la Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso sui Federal Funds nel range compreso tra il 3,50% e il 3,75%, in linea con le attese del mercato.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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