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Tecnologici resilienti, dollaro sotto pressione

Saverio Berlinzani
July 10, 2026

I TECNOLOGICI NON MOLLANO


Wall Street ha chiuso la seduta di ieri in territorio positivo, trainata dal comparto tecnologico. I listini americani hanno saputo resistere alle forti pressioni geopolitiche e alla volatilità dei prezzi del petrolio legata alle tensioni in Medio Oriente.


Il Dow Jones ha terminato la giornata a +0,26%, il Nasdaq a +1,30% e l’S&P 500 a +0,81%.


Nella notte, i mercati azionari asiatici hanno seguito l’intonazione positiva di Wall Street, sostenuti dal rally dei titoli dei semiconduttori, che ha rafforzato il sentiment degli investitori. Anche il calo dei prezzi del petrolio ha fornito ulteriore supporto.


Gli indici tecnologici di Giappone e Corea del Sud hanno guidato i rialzi regionali, mentre gli investitori continuano a privilegiare i produttori di chip e i titoli legati all’intelligenza artificiale.


VALUTE


Venerdì l’indice del dollaro è sceso nuovamente, estendendo le perdite per la terza sessione consecutiva. A pesare sulla valuta statunitense sono state le notizie secondo cui Stati Uniti e Iran continueranno i negoziati di pace nonostante la recente escalation delle ostilità, riducendo così la domanda di beni rifugio.


L’EUR/USD sta cercando faticosamente di recuperare terreno, con l’area di 1,1480 che rappresenta una resistenza chiave. Nel frattempo, l’USD/JPY è sceso sotto quota 162,00, toccando un minimo a 161,30.


Non si tratta ancora di un intervento ufficiale sul mercato valutario e il movimento appare piuttosto riconducibile a una debolezza generalizzata del dollaro, favorita dal ritorno delle speranze di pace in Medio Oriente.


Anche il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito ad attenuare i timori inflazionistici e a ridurre le aspettative di un inasprimento aggressivo della politica monetaria, sebbene i mercati continuino a scontare almeno un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno.


Nel frattempo, il presidente della Fed di New York, John Williams, ha affermato che tra i principali fattori che alimentano l’inflazione negli Stati Uniti vi è la domanda sostenuta dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale.


Tra le altre valute, si segnala il recupero del dollaro neozelandese, in particolare contro il dollaro australiano, ma anche nei confronti del dollaro statunitense. Possibili target di medio termine vengono individuati nell’area di 0,6000.


RENDIMENTI DEI TITOLI GIAPPONESI


Venerdì il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni è sceso di circa 10 punti base, al 2,77%, allontanandosi dai massimi degli ultimi trent’anni.


Il movimento è seguito alle dichiarazioni del ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, secondo cui il governo incoraggerà i fondi pensione nazionali ad aumentare la propria esposizione verso gli asset finanziari giapponesi.


Le dichiarazioni arrivano dopo diverse sedute caratterizzate da un rialzo dei rendimenti, alimentato dalle crescenti preoccupazioni per i piani di espansione fiscale del Paese e dalle persistenti pressioni inflazionistiche.


Recentemente il governo giapponese ha presentato una bozza di piano d’azione che prevede oltre 370 trilioni di yen di investimenti pubblici e privati entro l’anno fiscale 2040 in 17 settori strategici considerati prioritari dall’amministrazione Takaichi.


I rendimenti obbligazionari hanno inoltre beneficiato del calo dei prezzi del petrolio, favorito dalle notizie relative alla prosecuzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Un fattore particolarmente rilevante per il Giappone, economia fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e dal greggio proveniente dal Medio Oriente.


LE MINUTE BCE


Secondo i verbali dell’ultima riunione, i membri del Consiglio direttivo della BCE hanno concordato sulla necessità di evitare indicazioni troppo precise sull’evoluzione dei tassi di interesse dopo il primo rialzo di giugno dal 2023, citando l’elevato livello di incertezza economica.


I funzionari hanno sottolineato che la comunicazione dovrà rimanere neutrale, evitando sia di preannunciare una serie di ulteriori rialzi sia di presentare l’ultima decisione come un evento isolato.


Il Consiglio direttivo ha ribadito il proprio approccio basato sui dati, con valutazioni effettuate riunione per riunione, confermando l’impegno a riportare l’inflazione verso il target del 2%.


Allo stesso tempo, è stato evidenziato come prezzi energetici persistentemente elevati possano continuare ad alimentare le pressioni inflazionistiche.


I membri del Consiglio hanno inoltre confermato che monitoreranno attentamente inflazione, salari, domanda interna, condizioni finanziarie e sviluppi dei mercati.


I mercati attribuiscono ora circa il 70% di probabilità a un rialzo dei tassi a settembre. L’ultima impennata dei prezzi del petrolio, in seguito ai rinnovati attacchi tra Stati Uniti e Iran, ha infatti compensato il tono relativamente accomodante espresso dai funzionari della BCE durante il forum di Sintra, dove era stata segnalata una minore urgenza di ulteriori strette monetarie.


PETROLIO


In apertura dei mercati asiatici, il prezzo del petrolio greggio si è mantenuto intorno ai 72 dollari al barile, dopo una flessione di circa il 2% registrata nella sessione precedente.


La discesa è stata favorita dalle notizie relative alla prosecuzione dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran.
Nonostante ciò, il benchmark statunitense WTI resta avviato verso un rialzo settimanale superiore al 4%, sostenuto dalle tensioni geopolitiche nell’area.


Le forze statunitensi hanno infatti condotto attacchi contro obiettivi iraniani per due giorni consecutivi, in risposta ai recenti attacchi contro navi nello Stretto di Hormuz. Teheran ha quindi reagito colpendo basi statunitensi presenti nella regione.


Anche il presidente Donald Trump ha espresso dubbi sulla tenuta dell’accordo di pace provvisorio dopo la ripresa dei combattimenti, dichiarando che l’intesa aveva sostanzialmente fallito.


Nel corso della settimana il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ha registrato un significativo rallentamento. I mercati continuano pertanto a monitorare attentamente l’evoluzione della situazione per valutare se i flussi commerciali torneranno gradualmente alla normalità.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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