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Wall Street e petrolio: mercati sotto pressione

Saverio Berlinzani
July 20, 2026

WALL STREET: È LA VOLTA BUONA?


Venerdì gli indici azionari statunitensi hanno chiuso in ribasso, a causa di una nuova ondata di vendite nel settore dei semiconduttori e del riaccendersi delle tensioni geopolitiche.


L'S&P 500 ha perso l'1%, il Nasdaq l'1,5% e il Dow Jones 407 punti.


I titoli del comparto dei semiconduttori sono crollati per i timori che le grandi aziende dell'intelligenza artificiale possano ridurre gli investimenti nelle infrastrutture AI, annullando in parte il rally registrato quest'anno. Nvidia ha perso il 2,2%, Broadcom l'1%, AMD l'1% e Intel il 2%.


Nel frattempo, i rischi inflazionistici hanno ripreso slancio con il protrarsi della guerra in Medio Oriente e l'aumento dei prezzi dei carburanti.


Le difficoltà economiche si sono ulteriormente aggravate dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che la Cina avrebbe interferito nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2020, alimentando i timori sulla tenuta della tregua commerciale raggiunta dopo lo scambio di dazi dello scorso anno.


Sul fronte degli utili societari, Netflix ha registrato un calo del 7,3% dopo aver previsto un ulteriore trimestre di rallentamento delle vendite.


PETROLIO IN RIALZO


Venerdì il prezzo del WTI ha superato gli 82 dollari al barile, raggiungendo il livello più alto dell'ultimo mese, dopo che il Kuwait ha dichiarato che l'Iran avrebbe attaccato un impianto di produzione energetica e di desalinizzazione dell'acqua.


Nel frattempo, alcune fonti hanno riferito che l'Iran avrebbe lanciato attacchi contro obiettivi statunitensi in Bahrein, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar e Siria, in risposta all'ultima ondata di operazioni militari condotte da Washington.


Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato di aver completato la sesta notte consecutiva di attacchi contro l'Iran, prendendo di mira decine di siti militari.


Inoltre, secondo alcune fonti, Teheran avrebbe incaricato le forze Houthi di prepararsi a interrompere il traffico marittimo nel Mar Rosso nel caso in cui gli Stati Uniti attaccassero le infrastrutture energetiche iraniane.


Nel frattempo, il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto fortemente limitato.


I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 14% nell'arco della settimana a causa dell'intensificarsi delle ostilità, alimentando i timori di un conflitto regionale più ampio.


All'inizio della settimana, gli Stati Uniti hanno inoltre ripristinato il blocco navale dei porti iraniani situati nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz.


DATI MACRO USA


Secondo le stime preliminari, l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è salito a 54,4 nel luglio 2026, superando le aspettative di mercato pari a 51,0 e registrando il secondo aumento mensile consecutivo dopo il minimo storico toccato a maggio.


Il sentiment ha raggiunto il livello più elevato da febbraio, sostenuto principalmente dal calo dei prezzi della benzina.


Tutte e cinque le componenti dell'indice hanno mostrato un miglioramento, trainate soprattutto dall'aumento di circa il 20% delle condizioni di acquisto dei beni durevoli e delle aspettative sulle condizioni economiche per i prossimi dodici mesi.


Nonostante la ripresa, la fiducia dei consumatori resta inferiore del 12% rispetto a un anno fa, poiché i prezzi elevati continuano a gravare sui bilanci delle famiglie.


La maggior parte delle risposte al sondaggio è stata raccolta prima della ripresa degli attacchi statunitensi contro l'Iran, avvenuta il 7 luglio, e del conseguente rialzo dei prezzi dei carburanti.


Tra gli altri dati pubblicati, si segnala la produzione industriale, aumentata dello 0,1% su base mensile a giugno 2026. Il dato è in linea con quello di maggio, ma leggermente inferiore alle attese del mercato, pari allo 0,2%.


La produzione manifatturiera è rimasta invariata. Il calo dello 0,1% della produzione di beni durevoli, dovuto soprattutto alla contrazione nei settori del legno, dei prodotti minerali non metallici, dei macchinari e delle apparecchiature elettriche, ha compensato l'aumento dello 0,2% dei beni non durevoli, favorito dall'impennata del 2,1% della produzione di petrolio e carbone.


Sempre negli Stati Uniti, i prezzi dei beni importati sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente, rallentando rispetto all'1,7% rivisto di maggio, ma in netto contrasto con le aspettative del mercato, che prevedevano una flessione dello 0,7%.


I prezzi delle importazioni di carburanti e lubrificanti sono diminuiti dello 0,4%. Al contrario, i prezzi delle importazioni non energetiche sono aumentati dello 0,4%, dopo il +0,7% del mese precedente, segnando il settimo incremento consecutivo.


Va inoltre sottolineato che l'aumento dei costi delle importazioni non include gli effetti dei dazi doganali recentemente introdotti dall'amministrazione statunitense.

Su base annua, i prezzi delle importazioni sono aumentati del 7,1%, registrando il valore più elevato degli ultimi quattro anni.


VALUTE


Sul mercato valutario continua a prevalere una fase di trading range tra le principali coppie.


L'EUR/USD oscilla tra 1,1370 e 1,1480, in assenza di novità rilevanti sia sul fronte macroeconomico sia su quello monetario. Il leggero rallentamento della crescita e delle pressioni inflazionistiche dovrebbe, secondo alcune analisi, dissuadere la Federal Reserve dall'effettuare ulteriori rialzi dei tassi in autunno.


Anche il Cable (GBP/USD) rimane sostanzialmente stabile, dopo che l'EUR/GBP è tornato sopra quota 0,8500.


L'attenzione degli operatori resta però concentrata soprattutto sull'USD/JPY, che continua a mantenersi sopra area 162,00, mentre la Bank of Japan appare vigile, anche se non vi sono conferme ufficiali.


Il mercato rimane particolarmente sensibile alle dichiarazioni delle autorità giapponesi e ai cosiddetti checking prices, ovvero interventi verbali o semplici richieste di quotazioni agli operatori, senza un'effettiva operatività sul mercato.


Tali interventi provocano spesso discese dell'USD/JPY nell'ordine di 50-100 pips, seguite però da rapidi recuperi.


Quanto potrà durare questa dinamica? Lo vedremo. Resta comunque una price action estremamente interessante da osservare.


Poche novità, invece, sugli altri fronti valutari.


SETTIMANA ENTRANTE


L'attenzione degli investitori sarà concentrata sugli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran dopo la recente escalation militare e sulle conseguenze che questa potrebbe avere sui mercati energetici e sulle aspettative relative ai tassi di interesse.


Parallelamente, il settore dell'intelligenza artificiale sarà nuovamente sotto i riflettori con la pubblicazione dei risultati trimestrali di alcune aziende leader del comparto tecnologico, dei semiconduttori e delle infrastrutture energetiche, tra cui Alphabet, Intel, Tesla e GE Vernova.


Dal punto di vista macroeconomico, la settimana si presenta relativamente leggera. Tra i principali appuntamenti figurano gli indici PMI di S&P Global, l'indice anticipatore e i risultati delle indagini regionali della Federal Reserve.


In Europa, la BCE comunicherà la propria decisione sui tassi di interesse e verranno pubblicati diversi indicatori di fiducia economica.


Nel Regno Unito saranno diffusi i dati relativi all'inflazione, al tasso di disoccupazione e alle vendite al dettaglio.


In Giappone sono attesi i dati sulla bilancia commerciale e sull'indice dei prezzi al consumo (CPI), particolarmente rilevanti per valutare le prospettive dello yen.


Sul fronte politico, il leader del Partito Laburista, Andy Burnham, viene indicato da alcune fonti come possibile futuro Primo Ministro del Regno Unito.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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