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Wall Street affonda dopo il segnale hawkish della Fed

Saverio Berlinzani
March 19, 2026

JP ABBATTE WALL STREET

 

I principali indici azionari statunitensi hanno chiuso la seduta di ieri, mercoledì 18 marzo 2026, con ribassi superiori all’1%, dopo le indicazioni di politica monetaria della Federal Reserve.

 

La banca centrale, soprattutto attraverso le dichiarazioni di Jerome Powell, ha mantenuto un atteggiamento ancora hawkish sui tassi. Il presidente ha infatti ribadito che non sarà possibile tagliare i tassi finché l’inflazione resterà su livelli elevati.

 

I responsabili della politica monetaria hanno osservato che l’attività economica continua a espandersi a ritmo sostenuto, mentre la creazione di posti di lavoro rimane contenuta e l’inflazione persiste su livelli leggermente alti. L’impatto della guerra con l’Iran rimane incerto.

 

In questo contesto, la Fed prevede una sola riduzione del tasso sui federal funds nel corso dell’anno e un’altra nel 2027, in linea con le proiezioni di dicembre, sebbene la tempistica rimanga indefinita.

 

Il Dow Jones ha perso l’1,63% a 46.225 punti, l’S&P 500 l’1,36% a 6.625 punti e il Nasdaq ha registrato la performance peggiore con un calo dell’1,46% a 22.152 punti.

 

La Fed ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita del PIL per il 2026 (2,4% contro 2,3%) e per il 2027 (2,3% contro 2%). La disoccupazione è attesa al 4,4% nel 2026, invariata rispetto a dicembre, e al 4,3% nel 2027, leggermente sopra la previsione precedente del 4,2%.

 

Per quanto riguarda l’inflazione, sia il PCE che il Core PCE sono stati rivisti al rialzo al 2,7% per quest’anno (contro 2,4% e 2,5% delle stime precedenti). Nel 2027 entrambe le misure sono state aggiornate al 2,2% dal 2,1%.

 

VALUTE

 

Il dollaro torna a rafforzarsi, in una sorta di movimento “a yo‑yo” che alterna rialzi e ribassi guidati dalle notizie geopolitiche e macroeconomiche. Questa volta, sono state le banche centrali — in particolare la Fed — a esprimere preoccupazioni per il livello attuale dell’inflazione, che probabilmente non incorpora ancora del tutto gli aumenti del petrolio delle ultime settimane.

 

Il biglietto verde resta quindi tonico, con l’EUR/USD sceso nuovamente sotto 1,1500 e rientrato in area 1,1470, livello da cui riparte nella seduta odierna. I supporti principali si trovano a 1,1410, mentre le resistenze chiave restano a 1,1550.

 

Lo USD/JPY si avvicina a 160, livello psicologico e possibile soglia di intervento per la Bank of Japan. La sterlina (GBP/USD) scende a 1,3260, poco distante dal supporto chiave di 1,3200, in attesa della riunione della BoE che dovrebbe lasciare i tassi invariati per via delle persistenti pressioni inflazionistiche.

 

AUD/USD resta in consolidamento, dopo dati peggiori del previsto sulla disoccupazione australiana: il tasso è salito al 4,3% a febbraio, sopra la previsione del 4,1%.

 

PPI IN RIALZO

 

Negli Stati Uniti, i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,7% su base mensile a febbraio 2026, superando lo 0,5% di gennaio e battendo ampiamente le attese dello 0,3%.
È l’aumento mensile più forte in sette mesi.

 

I prezzi dei beni sono saliti dell’1,1%, la crescita più alta da agosto 2023, con incrementi significativi per gasolio, benzina, carburante per aerei e prodotti del tabacco.

 

I prezzi dei servizi sono aumentati dello 0,5%, minimo degli ultimi tre mesi, trainati soprattutto dai servizi di alloggio turistico (+5,7%).

 

Il PPI core è cresciuto dello 0,5%, dopo il +0,8% di gennaio, comunque sopra le attese dello 0,3%.

Su base annua, l’inflazione alla produzione è balzata al 3,4%, massimo da un anno, contro il 2,9% di gennaio. Le previsioni indicano che rimarrà intorno al 2,9%. Anche l’inflazione core è risalita, raggiungendo il 3,9%.

 

BOJ, TASSI FERMI

 

La Bank of Japan ha mantenuto il tasso di riferimento a breve termine allo 0,75% nella riunione di marzo 2026, lasciando i costi di finanziamento al livello più alto dal 1995. La decisione è arrivata poche ore dopo che la Federal Reserve aveva confermato il proprio status quo, sottolineando un orientamento prudente a livello globale.

 

La scelta era ampiamente attesa ed è stata approvata con 8 voti favorevoli e 1 contrario. La BOJ riconosce una ripresa dell’economia giapponese, ma segnala che l’escalation delle tensioni in Medio Oriente rappresenta un rischio significativo.

 

Il board ha confermato la disponibilità ad aumentare ulteriormente i tassi se crescita e inflazione evolveranno come previsto, ricordando che i tassi reali restano molto bassi.

 

Si prevede che l’inflazione CPI possa temporaneamente scendere sotto il 2% prima di tornare sotto pressione a causa dei prezzi del petrolio. Lo yen resta debole, con USD/JPY vicino alla soglia psicologica di 160, oltre la quale potrebbe scattare un intervento della BOJ.

 

PETROLIO IN CRESCITA

 

Giovedì i futures del Brent hanno superato i 110 dollari al barile, estendendo il rally in corso, mentre i nuovi attacchi contro infrastrutture energetiche in Medio Oriente hanno alimentato timori di ulteriori interruzioni nelle forniture globali di petrolio e gas.

 

L’Iran ha lanciato missili contro un impianto in Qatar, sede del più grande terminal di esportazione di GNL al mondo, uno dei numerosi asset energetici presi di mira da Teheran in risposta all’attacco israeliano al giacimento iraniano di South Pars.

 

Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di essere a conoscenza dell’operazione israeliana, invitando tuttavia a evitare ulteriori attacchi contro infrastrutture petrolifere iraniane.

 

Nel frattempo, il Presidente ha temporaneamente sospeso il Jones Act per ridurre i costi di trasporto di petrolio, gas e altre materie prime, consentendo alle navi battenti bandiera straniera di operare tra porti statunitensi.

 

I prezzi del petrolio sono saliti di circa il 50% dall’inizio della guerra, mentre la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ha spinto i principali produttori mediorientali a ridurre drasticamente la produzione.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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