RISK OFF ANCORA DOMINANTE
La seduta borsistica di ieri negli Stati Uniti è stata caratterizzata da incertezza, con chiusure miste per i tre principali indici azionari. Il Dow Jones ha perso lo 0,61% a 47.417 punti, mentre l’S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,08% a 6.776 punti. In positivo il Nasdaq, che ha chiuso con un +0,08% a 22.716 punti.
Sui listini hanno pesato sia la guerra nel Golfo Persico, che ha causato un nuovo rialzo dei prezzi dell’energia, sia i timori legati all’inflazione negli Stati Uniti. Tra i titoli migliori si segnala Oracle, salita del 9,18% dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre 2025. Bene anche il comparto energetico, con Chevron ed ExxonMobil in rialzo rispettivamente del 2,95% e del 2,33%.
I prezzi del petrolio hanno ripreso a salire nel corso della sessione, con un massimo a 95 dollari, mentre l’escalation del conflitto ha alimentato le aspettative di una possibile sospensione delle esportazioni energetiche dalla regione. Questo ha fatto salire i rendimenti e ha messo sotto pressione i titoli più sensibili al credito, nonostante l’AIE abbia raccomandato un rilascio aggressivo delle scorte da parte dei paesi membri.
VALUTE
Il dollaro ha registrato un nuovo rialzo, tornando in area 99,45 per la terza seduta consecutiva, complice il rischio di un aumento dell’inflazione americana che riduce le probabilità di un imminente taglio dei tassi da parte della Fed. L’Eur/Usd è scivolato a 1,1540, mentre la sterlina si è portata sui supporti a 1,3365.
Il cambio Usd/Jpy è tornato sopra quota 159,00 e sembra puntare ai massimi di luglio 2024, in area 161,80, livello che in passato aveva costretto la BoJ a intervenire per difendere lo yen. Le valute oceaniche mostrano una maggiore tenuta, in particolare l’Aud/Usd, sostenuto dalle aspettative che la RBA possa mantenere un orientamento restrittivo nella riunione di martedì prossimo.
La forza del dollaro potrebbe ulteriormente accelerare a causa delle posizioni speculative ancora sbilanciate: molti grandi investitori restano long di euro e short di dollaro. In caso di rottura dei supporti chiave, il mercato potrebbe quindi intensificare la discesa, con un possibile cambio di trend che, al momento, resta comunque ancora rialzista.
INFLAZIONE USA
Il tasso di inflazione annuo negli Stati Uniti è cresciuto del 2,4% a febbraio, invariato rispetto a gennaio, in linea con le aspettative e al livello più basso da maggio 2025. I prezzi dell'energia hanno registrato un lieve aumento dello 0,5% (contro il -0,1% del mese precedente), con un rallentamento del calo della benzina (-5,6% contro -7,5%) e un rialzo del gasolio (6,2% contro -4,2%).
L’inflazione si è inoltre stabilizzata per alimentari e abitazioni. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3%, in lieve accelerazione rispetto allo 0,2% di gennaio e in linea con le stime. L’inflazione core annua, che esclude alimentari ed energia, è rimasta al 2,5%, vicina ai minimi dal 2021. A livello mensile, il core CPI è aumentato dello 0,2%, meno dello 0,3% del mese precedente. Anche questi dati sono risultati perfettamente in linea con le aspettative.
PETROLIO
Il petrolio resta al centro dell’attenzione. I futures sul WTI sono balzati sopra i 95 dollari al barile, registrando la seconda seduta consecutiva di rialzi, mentre le preoccupazioni per la guerra in Iran continuano a prevalere sull’annuncio di un massiccio rilascio coordinato di riserve da parte delle principali economie.
L’Iraq ha inoltre interrotto le operazioni presso i propri terminal petroliferi dopo che due petroliere sono state attaccate, evidenziando un aumento dei rischi per l’approvvigionamento in Medio Oriente. L’Iran ha dichiarato che gli Stati Uniti dovranno garantire una tregua affinché si possa considerare un cessate il fuoco, ma al momento un accordo da parte di Washington appare improbabile.
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz rimane praticamente chiuso, con diverse navi commerciali colpite al largo delle coste iraniane. L’AIE ha approvato il più grande rilascio di riserve petrolifere di emergenza della sua storia, con 400 milioni di barili pronti a essere immessi sul mercato dai paesi membri.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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