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Fed ferma, mercati incerti e oro ai nuovi record

Saverio Berlinzani
January 29, 2026

FED, NULLA DI FATTO

 

La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi nella riunione di ieri, la prima del 2026. I fed funds rimangono così nel range 3,5%‑3,75%, in linea con le aspettative, dopo tre tagli consecutivi che avevano riportato il costo del denaro al livello più basso dal 2022.

 

Solo due membri votanti del board si sono espressi contro la maggioranza, proponendo un ulteriore taglio dello 0,25%. Nello statement si legge che l’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto, la crescita dell’occupazione è rimasta contenuta e il tasso di disoccupazione ha mostrato segnali di stabilizzazione, mentre l’inflazione resta ostinata.

 

La banca centrale ha inoltre sottolineato che l’incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata e ha ribadito che valuterà attentamente i dati in arrivo e l’evoluzione del quadro macroeconomico prima di intervenire nuovamente sulla politica monetaria.

 

WALL STREET NEUTRA DOPO LA FED

 

Seduta storica a Wall Street, caratterizzata da forte volatilità e dal superamento dei 7.000 punti dell’S&P 500. Nonostante il nuovo record intraday, gli indici hanno poi corretto, chiudendo intorno alla parità.

 

L’S&P 500 ha toccato un massimo storico a 7.002,28 punti, per poi chiudere con una lieve flessione dello 0,01% a 6.978. Il Nasdaq è stato il migliore, con un rialzo dello 0,17% a 23.857 punti, sostenuto dal settore dei semiconduttori, in particolare Nvidia e Micron.

 

La Fed ha interrotto il ciclo di tagli e ha richiamato l’attenzione sui rischi di un aumento dell’inflazione e della disoccupazione, pur lasciando aperta la possibilità di due tagli entro l’anno.

 

Texas Instruments è balzata dell’8% dopo aver superato le attese, sostenendo Micron e Intel, entrambe in rialzo tra il 6% e il 12%, complici anche i forti ordini verso ASML. Microsoft, Meta e Tesla hanno registrato movimenti più moderati in attesa dei risultati trimestrali diffusi dopo la chiusura.

 

Al di fuori della tecnologia, Starbucks è salita del 6% e AT&T del 5% dopo la pubblicazione dei risultati.

 

VALUTE

 

Sul mercato valutario, ieri abbiamo assistito a un movimento opposto rispetto alla seduta precedente. Il dollaro ha recuperato terreno dopo le dichiarazioni del Segretario al Tesoro, Scott Bessent, che ha smentito Trump riguardo alla possibilità di un ulteriore indebolimento della valuta.

 

Bessent ha ribadito che gli Stati Uniti non rinunciano a una politica del dollaro forte, affermando che un cambio solido è fondamentale per mantenere basi economiche sane. Ha inoltre ricordato che la Fed non intende intervenire sul cambio dollaro‑yen in questa fase.

 

Il biglietto verde è così risalito, chiudendo in area 96,00 e interrompendo una serie negativa di quattro sessioni consecutive. In precedenza, il dollaro era sceso ai minimi dal 2022, complice la speculazione su un possibile intervento congiunto USA‑Giappone e le dichiarazioni di Trump sulla non preoccupazione per il calo della valuta.

 

Ulteriori pressioni erano arrivate dalle rinnovate minacce tariffarie e dai timori di un potenziale shutdown, elementi che avevano alimentato il cosiddetto “sell America trade”.

 

Intanto l’EUR/USD resta vicino a 1,2000, in un contesto di persistente sfiducia verso il dollaro. Anche le valute oceaniche continuano a spingere al rialzo. I prossimi giorni chiariranno quale voce peserà di più: le esternazioni del Presidente o la linea più prudente dei suoi collaboratori.

 

IL GOLD NON SI FERMA PIÙ

 

Questa notte l’oro ha sfiorato i 5.600 dollari l’oncia, segnando nuovi massimi storici. Il forte calo del dollaro ha spinto la domanda di metalli rifugio e continua ad alimentare il rally.

 

Le tensioni politiche a Washington — tra le minacce di dazi di Trump e gli attacchi all’indipendenza della Federal Reserve — hanno ulteriormente sostenuto il metallo giallo. A ciò si aggiungono i persistenti rischi geopolitici dopo gli avvertimenti statunitensi su una possibile azione militare contro l’Iran.

 

I rialzi dell’oro sono stati rafforzati anche da preoccupazioni fiscali, dai consistenti acquisti delle banche centrali e dagli afflussi nei principali ETF. Si segnala inoltre che Tether avrebbe acquistato ulteriori 27 tonnellate di lingotti nel quarto trimestre del 2025 per sostenere la propria stablecoin ancorata all’oro.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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