BORSE MISTE
La sessione di Wall Street di ieri, 25 giugno 2026, ha registrato una chiusura mista, condizionata da forti spunti nel comparto tecnologico e da dati macroeconomici chiave.
Wall Street ha tentato un recupero dopo che la pubblicazione dei risultati trimestrali di Micron ha ridato slancio al settore dell’intelligenza artificiale. Micron ha registrato un’impennata del 17% dopo aver superato le aspettative su utili e fatturato, stimando ricavi di circa 50 miliardi di dollari nel trimestre concluso ad agosto, rispetto ai 43,2 miliardi previsti.
La solidità del settore delle infrastrutture per l’IA è stata ulteriormente rafforzata dall’annuncio di 16 contratti a lungo termine da parte dell’azienda. Anche Qualcomm ha registrato un balzo del 10%, dopo aver raddoppiato le proprie proiezioni di fatturato non legato ai dispositivi mobili nei prossimi tre anni e annunciato una partnership con Meta.
Il calo dei rischi inflazionistici ha sostenuto diversi settori, grazie al continuo ribasso dei prezzi dell’energia e a dati PCE inferiori alle attese, favorendo anche i comparti più tradizionali. I titoli bancari hanno inoltre guadagnato terreno, poiché gli istituti di credito aumenteranno i dividendi dopo aver superato gli stress test della Federal Reserve.
LISTINI ASIATICI IN CALO
Nel frattempo, i mercati azionari asiatici hanno registrato un calo, con i titoli tecnologici nuovamente sotto pressione dopo i forti guadagni della sessione precedente.
Il KOSPI sudcoreano, considerato un barometro per i titoli legati all’intelligenza artificiale, ha perso oltre il 7%, mentre l’indice Nikkei 225 giapponese è sceso di oltre il 4%.
VALUTE
La volatilità sul mercato valutario resta contenuta, con l’EUR/USD ancora al di sotto di 1,1400, ma incapace di rompere il supporto a 1,1320. Il cambio GBP/USD (“Cable”) segue una dinamica simile, mantenendosi a ridosso di 1,3200.
Il dollaro si mantiene forte grazie a dati macroeconomici migliori delle attese e ai timori statunitensi legati alla de-dollarizzazione, processo che la Cina starebbe portando avanti tramite una rivalutazione dello yuan, potenzialmente collegato al dollaro in una forma simile a un nuovo gold standard.
Lo yen giapponese resta debole, vicino ai minimi di periodo, con USD/JPY prossimo a 162,00, in assenza di interventi della Bank of Japan. I rendimenti dei titoli di Stato decennali, intorno al 2,6%, suggerirebbero ulteriori rialzi dei tassi da parte della banca centrale, che tuttavia continua a mantenere un atteggiamento attendista.
Le valute oceaniche risultano deboli: l’AUD/USD è in calo, mentre il NZD/USD resta vicino ai minimi di periodo. Il cambio AUD/NZD sembra orientato verso il supporto di area 1,2180.
PCE IN LINEA CON IL CONSENSO
A maggio 2026, l’indice dei prezzi PCE statunitense è aumentato dello 0,4% su base mensile, in linea con aprile ma inferiore alle attese di mercato, che prevedevano un +0,5%.
L’inflazione dei beni è scesa allo 0,4% dallo 0,7%, mentre quella dei servizi è salita allo 0,5% dallo 0,3% registrato nei due mesi precedenti. L’indice PCE “core”, che esclude alimentari ed energia, è cresciuto dello 0,3%, in linea con il mese precedente e con le aspettative.
Su base annua, l’inflazione PCE è aumentata per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il 4,1% dal 3,8%, il livello più alto da aprile 2023. L’inflazione core è salita invece al 3,4% dal 3,3%, massimo da ottobre 2023.
Nella riunione di giugno 2026, la Federal Reserve ha rivisto al rialzo le proprie stime, indicando un’inflazione PCE al 3,6% e core al 3,3% per l’anno, entrambe sopra il target del 2%, rafforzando l’ipotesi di un prossimo rialzo dei tassi.
PETROLIO
Durante la notte, il prezzo del petrolio WTI è sceso sotto i 71 dollari al barile, cancellando i guadagni della seduta precedente. Gli investitori stanno valutando l’aumento del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, nonostante un recente incidente in cui una nave è stata colpita da un proiettile non identificato al largo dell’Oman.
L’episodio ha riacceso i timori per la sicurezza nella regione e per un possibile maggiore controllo iraniano su questa arteria strategica. Alcune navi mercantili hanno invertito la rotta, mettendo a rischio i progressi compiuti nel dialogo tra Stati Uniti e Iran.
Washington e Teheran proseguono i negoziati per un accordo stabile, ma si prevede che le discussioni, soprattutto sul nucleare, si prolungheranno. Nonostante le tensioni, i flussi di petrolio attraverso Hormuz hanno raggiunto i livelli più elevati dall’inizio del conflitto.
I produttori mediorientali stanno aumentando l’offerta, pur affrontando difficoltà nel reperire un numero sufficiente di petroliere. Il WTI si prepara così a registrare il terzo calo settimanale consecutivo.
PIL USA
Nel primo trimestre del 2026, l’economia statunitense è cresciuta del 2,1% su base annua, dato rivisto al rialzo rispetto all’1,6% della stima precedente, ma inferiore alla crescita registrata nel quarto trimestre del 2025.
Gli investimenti sono aumentati del 7,9%, sopra il 7% stimato inizialmente. In particolare, gli investimenti delle imprese in attrezzature sono cresciuti del 15,8%, mentre quelli in strutture sono diminuiti del 4,7%.
La spesa dei consumatori è aumentata dello 0,5%, ben al di sotto dell’1,4% precedente, a causa del rallentamento dei servizi (0,5% contro 1,8%), mentre la componente dei beni è rimasta debole.
La spesa pubblica è cresciuta del 4,4%, confermando la stima precedente e recuperando dopo una contrazione del 5,6%, grazie alla ripresa dell’attività successiva alla conclusione dello shutdown governativo.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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