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Analisi di mercato

Wall Street in rialzo, Asia in forte calo

Saverio Berlinzani
July 16, 2026

USA SALE, ASIA SCENDE


La sessione di Wall Street di mercoledì 15 luglio 2026 ha registrato una chiusura positiva per i principali indici azionari statunitensi, trainata dai dati macroeconomici favorevoli sull'inflazione USA, scesa al 3,5%, e dalle trimestrali record delle grandi banche d'affari.


Ottime le performance del settore finanziario dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. Spicca il rally di Goldman Sachs (+9%, miglior titolo del Dow Jones), seguita da JPMorgan Chase (+2,4%) e Bank of America (+2%).


Sul fronte macroeconomico, il raffreddamento dell'inflazione ha alimentato l'ottimismo degli investitori sulle prossime mosse della Federal Reserve, che potrebbe lasciare invariati i tassi di interesse.


Nella notte, invece, i listini asiatici hanno perso quota, con la maggior parte delle borse della regione in ribasso. A pesare è stata soprattutto la debolezza del comparto dei semiconduttori, nuovamente sotto pressione a causa delle persistenti preoccupazioni sulla sostenibilità delle valutazioni legate al settore dell'intelligenza artificiale.


Il KOSPI sudcoreano ha perso oltre il 6%, mentre il Nikkei giapponese ha ceduto circa il 3%.


VALUTE


Sul fronte valutario, il dollaro si è stabilizzato dopo le perdite registrate nelle due sedute precedenti, causate dal calo delle pressioni inflazionistiche evidenziato dalla pubblicazione di CPI e PPI inferiori alle attese. Questo scenario alimenta le speranze di una Federal Reserve leggermente più accomodante e ha ridotto le aspettative di futuri rialzi dei tassi da parte della banca centrale statunitense.


I dati pubblicati mercoledì hanno mostrato un calo inatteso dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti nel mese di giugno, il primo in quasi un anno, principalmente a causa della diminuzione dei costi energetici. Il dato si aggiunge al rapporto sull'inflazione al consumo diffuso martedì, anch'esso risultato inferiore alle aspettative.


I mercati hanno quindi ridimensionato le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre, con la probabilità implicita scesa a circa il 44%, rispetto al 50% della giornata precedente.


Nel frattempo, il rinnovato conflitto tra Stati Uniti e Iran ha sostenuto i prezzi del petrolio nel corso della settimana, riaccendendo le preoccupazioni legate all'inflazione e alle prospettive dei tassi di interesse. Ciononostante, mercoledì il presidente Donald Trump ha dichiarato che Teheran avrebbe manifestato la volontà di riprendere i negoziati.


Sul mercato dei cambi, l'EUR/USD si mantiene in area 1,1470, mentre il Cable (GBP/USD) è salito con decisione sopra quota 1,3500. L'EUR/GBP ha violato il supporto di 0,8500, scendendo fino a 0,8450, livello dal quale ha successivamente recuperato alcuni punti.


La tendenza di fondo dovrebbe rimanere invariata: l'EUR/GBP resta inserito in un trend ribassista, pur lasciando spazio a possibili fasi correttive, mentre l'EUR/USD potrebbe incontrare difficoltà nel proseguire il movimento rialzista.


L'USD/JPY, dal canto suo, continua a mantenersi vicino ai massimi in area 162,50-162,60. I principali supporti si collocano a 161,60, livello che per il momento ha tenuto efficacemente.


Le valute oceaniche consolidano i recenti movimenti, mentre il franco svizzero rimane stabile a 0,9250 contro euro e a 0,8060 contro dollaro. Il NZD/USD mantiene un'impostazione positiva, mentre l'AUD/USD tenta di recuperare la soglia psicologica di 0,7000.


PETROLIO


Dopo diversi giorni di rialzi, il petrolio sembra ora attraversare una fase di stabilizzazione. Il WTI oscilla intorno agli 80 dollari al barile, poco sotto importanti resistenze tecniche, mentre il Brent si mantiene in area 84 dollari.


Il contesto resta influenzato dall'intensificazione della campagna militare statunitense contro l'Iran, finalizzata a garantire la sicurezza della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.


Mercoledì le forze statunitensi hanno condotto nuovi raid aerei, colpendo depositi di missili e siti di lancio iraniani. Secondo alcune fonti, il presidente Donald Trump sarebbe favorevole a un'estensione delle operazioni militari e avrebbe discusso anche l'ipotesi di un'azione sull'isola di Kharg, principale terminale per l'export petrolifero iraniano.


L'escalation del conflitto ha spinto i prezzi del greggio ai massimi dell'ultimo mese e ha riacceso le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture dal Medio Oriente, recuperando circa un terzo delle perdite accumulate nel secondo trimestre dopo il raggiungimento dell'accordo di pace provvisorio, che aveva temporaneamente migliorato le prospettive di approvvigionamento.


GOLD


Sul fronte dell'oro, segnaliamo una fase di consolidamento, con le quotazioni che oscillano tra i minimi di periodo in area 3.950 dollari l'oncia e la fascia dei 4.200 dollari. Il mercato sembra dunque muoversi all'interno di un trading range di equilibrio, in attesa di indicazioni più chiare sulla direzione futura.


Da un lato, il rialzo del petrolio alimenta timori di una ripresa delle pressioni inflazionistiche; dall'altro, i dati macroeconomici statunitensi continuano a mostrare segnali disinflazionistici. A ciò si aggiunge l'incertezza derivante dal quadro geopolitico internazionale.


Ne consegue uno scenario particolarmente complesso per le aspettative sui tassi di interesse, con gli operatori che faticano a individuare una direzione univoca.


Va infine ricordato che i dati sull'inflazione recentemente pubblicati si riferiscono al mese di giugno e, pertanto, non incorporano ancora gli effetti dell'ultima escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. L'accordo di pace provvisorio raggiunto il mese scorso risulta infatti ormai superato dagli sviluppi più recenti del contesto geopolitico.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

 

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