USA E IRAN, È GUERRA
Brusco e in parte inatteso ritorno del risk‑off sui mercati finanziari. Si entra nel mese di marzo, periodo che nel recente passato ha spesso coinciso con eventi in grado di influenzare profondamente i mercati per molti mesi.
Basti ricordare la crisi di Bear Stearns nel marzo 2008, quando la banca d’affari subì un crollo di liquidità ed evitò il fallimento solo grazie a un intervento d’emergenza sostenuto dalla Federal Reserve e all’acquisizione da parte di JPMorgan Chase. Oppure marzo 2020, con lo scoppio della pandemia, o ancora marzo 2025, con l’annuncio dei dazi voluti dal presidente Trump.
Questa volta, a innescare il caos sono stati gli Stati Uniti che, in un’operazione congiunta con Israele, hanno lanciato un massiccio attacco militare contro l’Iran. Trump ha confermato l'operazione, dichiarando che l’obiettivo è neutralizzare il programma nucleare iraniano e difendere i cittadini americani dalle minacce del regime.
I raid hanno colpito siti nucleari e infrastrutture militari. Fonti ufficiali e media internazionali riportano, tra le conseguenze, la morte della Guida Suprema Ali Khamenei. Anche l'ex presidente Ahmadinejad sarebbe rimasto ucciso durante i primi attacchi.
La tensione si è estesa a tutto il Golfo. Gli Stati Uniti hanno riferito di aver affondato una nave da guerra iraniana nel Golfo di Oman, mentre i Pasdaran hanno risposto con lanci di missili contro basi americane e israeliane. Si segnalano esplosioni anche in diverse città della regione, tra cui Dubai, Abu Dhabi e Doha.
I raid segnano di fatto la fine dell’opzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran, come già avvenuto lo scorso giugno. Alla vigilia degli attacchi, Trump aveva dichiarato di non essere soddisfatto dei negoziati in corso a Ginevra e in Oman sul programma nucleare iraniano e aveva avvertito che non avrebbe permesso all’Iran di dotarsi di armi atomiche.
Al momento non emergono segnali di un allargamento del conflitto, ma non si può escludere nulla nel medio termine, vista l’escalation in corso. Alcuni analisti ritengono che Paesi come Arabia Saudita e Pakistan potrebbero addirittura intervenire a sostegno di Stati Uniti e Israele, indebolendo così l’asse Russia‑Cina, tradizionalmente vicino a Teheran.
WALL STREET
Wall Street aveva chiuso la settimana in territorio negativo, con l’S&P 500 a -0,4%, il Nasdaq a -0,4% e il Dow Jones a -1,1%, complice la debolezza del comparto tecnologico e un dato PPI superiore alle attese, che ha segnalato un ritorno delle pressioni inflazionistiche.
Il dato, più alto del previsto, lascia intendere che le aziende potrebbero stare trasferendo sui consumatori i maggiori costi derivanti dai dazi, complicando i piani di taglio dei tassi della Federal Reserve.
Il sentiment è stato ulteriormente appesantito dai massicci licenziamenti di Block e dalle previsioni deludenti di CoreWeave, in calo del 18,6%. Nvidia ha esteso le perdite con un -4,1%, mentre aumentano i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti in intelligenza artificiale da parte dei grandi player tecnologici.
All’apertura dei mercati asiatici, nella notte, i futures sull’azionario USA hanno reagito con un pesante gap ribassista.
VALUTE, APERTURE IN GAP
Aperture in gap ribassista anche per le principali valute — euro, sterlina, yen — dopo l’avvio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il dollaro, come spesso avviene nei momenti di crisi, è tornato a svolgere il ruolo di valuta rifugio.
L’entità dei gap è comunque contenuta, segno che i mercati potrebbero ritenere l’escalation potenzialmente limitata nel tempo e nello spazio, almeno per ora.
L’euro trova supporti in area 1,1730, il cable a 1,3380–1,3390, mentre il JPY sembra frenare vicino a 157,50. Unica valuta molto forte resta il franco svizzero, con EUR/CHF a 0,9055, non lontano dal livello psicologico di 0,9000.
PETROLIO, CHE BALZO
I prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente alla riapertura delle contrattazioni domenica sera, dopo gli attacchi senza precedenti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che hanno ulteriormente aggravato le tensioni in Medio Oriente.
L’Iran ha bloccato il traffico nello Stretto di Hormuz e le compagnie marittime hanno rapidamente iniziato a dirottare le rotte lontano da quella che è una via di transito cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale.
Nella notte, i future WTI sono balzati a circa 72,6 dollari al barile, ben sopra la chiusura di venerdì (67,2 dollari), raggiungendo i massimi degli ultimi sette mesi, mentre gli operatori hanno reagito nervosamente alla notizia che i funzionari statunitensi avrebbero abbandonato i colloqui di Ginevra delusi dall’assenza di progressi.
GOLD, NUOVI MASSIMI IN VISTA?
Anche l’oro è salito in modo significativo, aprendo in gap da 5.280 dollari a 5.325 dollari l’oncia nei mercati asiatici, sostenuto dalla crescente domanda di beni rifugio.
L’Iran, in risposta agli attacchi, ha limitato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz e colpito diversi Stati della regione — tra cui Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Giordania, Iraq e Siria — intensificando ulteriormente le tensioni.
L’oro era già in rialzo, scambiato venerdì a 5.278 dollari, vicino ai massimi di un mese e a non molta distanza dal record storico di 5.500 dollari toccato a fine gennaio. Gli investitori stanno infatti valutando sia l’escalation geopolitica sia l’impatto delle aggressive politiche commerciali statunitensi in un contesto di inflazione ancora elevata.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.