TRIMESTRALI SOTTO LA LENTE
Chiusure intorno alla parità per il mercato azionario statunitense, rimasto condizionato dall'estrema cautela degli investitori in vista dei risultati trimestrali delle Big Tech e dal rialzo del greggio, guidato dalle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.
Il Dow Jones ha chiuso pressoché invariato (-0,01%), mentre l'S&P 500 ha registrato un calo frazionale dello 0,14%. Per contro, il Nasdaq è stato il listino più penalizzato, cedendo lo 0,57% a causa della debolezza del comparto tecnologico e dei semiconduttori.
L'attenzione del mercato è rimasta focalizzata sui conti trimestrali di Alphabet (Google) e Tesla, pubblicati dopo la chiusura delle contrattazioni. I risultati hanno mostrato uno scenario a due velocità, lasciando l'after-hours di Wall Street in territorio contrastato.
Gli investitori continuano a cercare conferme che i massicci investimenti nell'intelligenza artificiale si stiano traducendo in utili concreti.
Nel frattempo, il forte aumento dei prezzi del petrolio, causato dall'escalation delle tensioni in Medio Oriente, ha alimentato i timori inflazionistici e frenato l'ottimismo dei listini.
In Asia, invece, i mercati azionari hanno chiuso in territorio positivo.
PETROLIO SENZA FRENI
Il prezzo del petrolio WTI ha raggiunto un nuovo massimo delle ultime sei settimane, attestandosi a 88 dollari al barile ed estendendo i guadagni per la quinta seduta consecutiva. L'escalation delle tensioni in Medio Oriente ha infatti accentuato i timori di ulteriori interruzioni delle forniture.
Il presidente Trump ha avvertito che gli Stati Uniti colpirebbero le infrastrutture iraniane qualora Teheran attaccasse le navi in transito nello Stretto di Hormuz. Dal canto suo, l'Iran ha minacciato ritorsioni contro le infrastrutture energetiche legate agli Stati Uniti nell'intera regione.
Nel frattempo, i militanti Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno attaccato due petroliere saudite nel Mar Rosso utilizzando missili e droni. Si tratta dei primi attacchi diretti contro petroliere in quella via navigabile, un evento che ha sollevato nuove preoccupazioni su una delle principali rotte alternative per l'export di greggio saudita.
L'escalation ha aperto un nuovo fronte nel conflitto, aumentando i rischi per la navigazione sia nel Mar Rosso sia nello Stretto di Hormuz.
Le forze statunitensi hanno inoltre condotto il dodicesimo giorno consecutivo di attacchi contro obiettivi iraniani, mentre Washington e Teheran hanno continuato a ridimensionare le prospettive di un imminente dialogo di pace.
VALUTE
Mercato dei cambi all'insegna della stabilità e di movimenti contenuti, segnale di un equilibrio che sembra essersi consolidato nelle principali aree di contrattazione.
L'EUR/USD oscilla tra 1,1390 e 1,1460, mentre il GBP/USD (Cable) si muove all'interno del range compreso tra 1,3350 e 1,3430.
L'EUR/GBP è tornato a salire verso quota 0,8540, recuperando circa lo 0,40% dai minimi recenti.
Stabili anche le valute oceaniche e il franco svizzero.
L'USD/JPY rimane sopra quota 163,00, in un contesto caratterizzato dai timori di un possibile intervento della Bank of Japan. Per il momento, tuttavia, la spinta rialzista degli operatori istituzionali continua a prevalere, sostenuta dall'ampio differenziale dei tassi d'interesse che penalizza la valuta nipponica.
I rendimenti obbligazionari confermano infatti un ampio spread tra il decennale statunitense e quello giapponese. La Federal Reserve continua a mantenere un atteggiamento restrittivo sui tassi: il Treasury decennale rende il 4,66%, contro il 2,72% del corrispondente titolo giapponese.
AUSTRALIA: DISOCCUPAZIONE
Il tasso di disoccupazione in Australia si è attestato al 4,4% a giugno, in linea sia con le aspettative del mercato sia con il dato registrato a maggio.
Il numero dei disoccupati è aumentato di 12.700 unità, passando da 674.100 a 686.800, mentre il numero di persone alla ricerca di un impiego a tempo pieno è cresciuto di 13.300 unità, raggiungendo quota 457.300.
L'occupazione complessiva è aumentata di 76.300 unità, toccando il livello record di 14,82 milioni e superando nettamente le stime di consenso, ferme a 15.000 unità.
L'occupazione a tempo pieno è cresciuta di 29.300 unità, arrivando a 10,17 milioni, mentre quella part-time è aumentata di 47.100 unità, raggiungendo i 4,65 milioni.
Il tasso di partecipazione è salito al 67,0%, superando sia il dato di maggio sia le aspettative del mercato (66,7%) e raggiungendo il livello più elevato da luglio 2025.
L'AUD/USD continua a muoversi all'interno del range compreso tra 0,6980 e 0,7020.
GOLD IN CORREZIONE
Giovedì l'oro è sceso in area 4.120 dollari l'oncia dopo aver toccato il massimo delle ultime due settimane a 4.166 dollari.
La correzione è avvenuta in un contesto caratterizzato dall'escalation delle tensioni in Medio Oriente, che ha sostenuto il rialzo dei prezzi energetici. I militanti Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato attacchi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, aumentando il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche.
Parallelamente, Trump ha ribadito la possibilità di colpire infrastrutture iraniane, contribuendo ad alimentare le tensioni geopolitiche.
Questi sviluppi hanno spinto il petrolio sui massimi delle ultime sei settimane, mantenendo elevate le pressioni inflazionistiche e rafforzando le aspettative che i tassi d'interesse possano restare elevati più a lungo.
L'attenzione degli investitori è ora rivolta alla riunione della Federal Reserve della prossima settimana, dalla quale non sono attese variazioni dei tassi ufficiali.
Tuttavia, il mercato continua a prezzare la possibilità di un rialzo entro la fine dell'anno, con una probabilità del 61% attribuita a un intervento già nel mese di settembre.
Oggi è inoltre attesa la decisione della BCE sui tassi di interesse. Lo scenario più probabile resta quello di un mantenimento degli attuali livelli, anche se l'istituto centrale potrebbe lasciare aperta la porta a un eventuale rialzo nella riunione di settembre.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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