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Analisi di mercato

Settimana cruciale per mercati e banche centrali

Saverio Berlinzani
March 16, 2026

LA SETTIMANA DELLE BANCHE CENTRALI

 

Tra i principali driver di mercato di questo periodo, oltre alla tensione generata dal rialzo del prezzo del petrolio — diretta conseguenza della guerra in Medio Oriente e del suo impatto sull’approvvigionamento energetico — troviamo proprio il conflitto e le sue ripercussioni sulle politiche monetarie.

 

Questi elementi rappresentano il fulcro delle dinamiche che muovono i mercati e che influenzeranno in modo rilevante le prossime decisioni sui tassi d’interesse delle principali banche centrali.

 

La Federal Reserve sarà protagonista nella penultima riunione del mandato del presidente Powell. Anche le autorità monetarie del G10 — BCE, BOJ, BOE, SNB, RBA, BOC e Riksbank — insieme alle banche centrali di Cina, Brasile e Russia, saranno chiamate a pronunciarsi sui tassi.

 

Dal lato macro, tra le pubblicazioni principali troviamo il PPI e la produzione industriale negli Stati Uniti, la bilancia commerciale dell’Eurozona, il tasso di disoccupazione di Regno Unito e Australia e l’inflazione del Canada.

 

La Cina pubblicherà invece i dati su produzione industriale, vendite al dettaglio, disoccupazione, prezzi delle abitazioni e investimenti fissi.

 

In sintesi, inizia una settimana cruciale che potrebbe aumentare volatilità e sentiment di avversione al rischio, senza però escludere un ritorno del risk-on in caso di dati macro positivi e allentamento delle tensioni tra USA e Iran.

 

WALL STREET

 

Venerdì i mercati azionari statunitensi hanno chiuso una settimana difficile: l’S&P 500 ha perso lo 0,6%, il Dow Jones lo 0,3% e il Nasdaq 100 lo 0,7%.

 

Le dinamiche di prezzo sono rimaste instabili, complice il flusso di notizie negative provenienti dal Golfo Persico e il rialzo del WTI verso i 98 dollari al barile.

 

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato la più grande ondata di attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani, rafforzando il blocco dello Stretto di Hormuz e alimentando i timori di una stagflazione globale prolungata.

 

Queste tensioni hanno spinto gli investitori verso il dollaro, mentre gli indici USA hanno registrato la terza settimana consecutiva di ribassi. Nel frattempo, i rendimenti dei Treasury sono aumentati nonostante la debolezza del PIL del quarto trimestre, penalizzando i settori sensibili al credito.

 

I giganti del software hanno guidato i ribassi: Adobe ha perso il 7,6% dopo previsioni inferiori alle attese e le dimissioni del CEO, mentre Meta, Palantir e Oracle hanno registrato cali compresi tra il 3,8% e l’1,7%.

 

VALUTE

 

L’EUR/USD ha sfiorato quota 1,1400 nella serata di venerdì, quando le tensioni geopolitiche hanno spinto gli investitori verso gli asset rifugio, in particolare il dollaro.

 

Il biglietto verde è salito anche contro sterlina, dollaro australiano, neozelandese e canadese.
Il USD/JPY si è avvicinato ai livelli che potrebbero indurre la BOJ a intervenire, complice la salita dei rendimenti dei Treasury al 2,24%. Storicamente i livelli di intervento si collocano tra 160,00 e 161,50, con operazioni registrate nel luglio 2024 e gennaio 2025.

 

Sul mercato dei future di Chicago, segnaliamo un’importante riduzione delle posizioni long sull’euro da parte dei grandi investitori istituzionali. Dai circa 140.000 contratti long di inizio settimana, si è scesi a circa 105.000. Si tratta di una posizione residua di circa 12 miliardi di euro (5% del totale globale pari a 240 miliardi).

 

Un’ulteriore riduzione di tali posizioni potrebbe portare l’euro sotto i principali supporti di medio termine, con conseguenze significative sul cambio della moneta unica.

 

PETROLIO

 

Venerdì i future del WTI sono saliti di oltre il 2%, avvicinandosi ai 98 dollari al barile, mentre il blocco dello Stretto di Hormuz continua a ridurre del 20% il traffico energetico globale.

 

Il Segretario alla Difesa Hegseth ha confermato una nuova ondata di attacchi contro obiettivi iraniani, bloccando di fatto il traffico marittimo commerciale e costringendo i principali produttori del Golfo a ridurre la produzione a causa del raggiungimento dei limiti di stoccaggio.

 

Lo shock dell’offerta sta mettendo sotto pressione l’equilibrio energetico globale: le rotte alternative non sono sufficienti e gli acquirenti internazionali competono per i carichi che non provengono dal Golfo. Nel frattempo, i costi di spedizione aumentano drasticamente per via dei premi assicurativi legati al rischio di guerra.

 

USA: FIDUCIA DEI CONSUMATORI IN CALO

 

Secondo i dati preliminari, l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso a 55,5 a marzo 2026, in calo rispetto ai 56,6 di febbraio, ma leggermente superiore alle attese (55).

Si tratta del livello più basso degli ultimi tre mesi, influenzato dalla reazione delle famiglie al conflitto militare tra Stati Uniti e Iran.

 

L’aumento dei prezzi della benzina ha avuto un impatto immediato sui consumatori, sebbene l’effetto sulle altre categorie di prezzo rimanga incerto.

 

Le aspettative di inflazione a un anno sono rimaste al 3,4%, interrompendo una sequenza di sei mesi di cali. Le aspettative a lungo termine sono invece scese al 3,2% dal 3,3%.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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