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Analisi di mercato

Pace vicina? Mercati e dati macro

Saverio Berlinzani
March 25, 2026

SPERANZE DI PACE, I MERCATI REAGISCONO

 

Ieri i mercati azionari statunitensi hanno mostrato andamenti contrastanti dopo il rimbalzo registrato nella seduta precedente. All’epoca, non erano ancora emerse le notizie che lasciavano intendere una possibile tregua di un mese proposta dagli Stati Uniti per favorire colloqui di pace.

 

I prezzi dell’energia erano quindi ancora elevati, iniziando a calare solo nelle ore successive. L’indice S&P 500 è rimasto sostanzialmente invariato, mentre il Dow Jones ha segnato un lieve calo e il Nasdaq 100 un leggero rialzo.

 

La diminuzione delle tensioni tra le parti ha poi alimentato le aspettative di un’imminente de‑escalation del conflitto, confermando l’ottimismo generato dal rinvio degli attacchi deciso dal presidente Trump dopo i colloqui costruttivi con l’Iran.

 

A livello settoriale, le società legate all’intelligenza artificiale hanno subito forti ribassi: Microsoft, Oracle, Palantir e Salesforce hanno perso tra il 2,5% e il 6%. Al contrario, i titoli difensivi hanno sostenuto il Dow Jones, con Walmart in rialzo del 2%.

 

VALUTE

 

Sul mercato dei cambi, il miglioramento del sentiment ha lievemente indebolito il dollaro. La correlazione rimane tuttavia particolare e non del tutto naturale: l’EUR/USD è salito sopra 1,1600 fino a 1,1630, per poi rientrare. Se il conflitto dovesse terminare, il quadro di mercato cambierebbe e il dollaro tornerebbe a essere valuta da investimento, con prospettive macro più solide rispetto ad altre economie occidentali.

 

In caso di nuova escalation, invece, il dollaro verrebbe di nuovo favorito per i suoi fondamentali più robusti rispetto a euro, sterlina e altre valute concorrenti.

 

Anche USD/JPY mostra la stessa dinamica e torna a salire verso 160, con prezzi che per ora si mantengono sul primo supporto in area 159,00. Le valute oceaniche restano sotto pressione: AUD/USD sotto 0,7000 e NZD/USD debole a 0,5800. Il franco svizzero si indebolisce leggermente dopo le notizie positive sul fronte geopolitico, con EUR/CHF vicino alla resistenza di 0,9200 e USD/CHF in area 0,7900.

 

PETROLIO IN CALO

 

Questa mattina i futures WTI sono scesi di circa il 4%, tornando sotto gli 89 dollari al barile e annullando i guadagni della sessione precedente. La discesa è legata alle notizie da Washington secondo cui Trump starebbe intensificando gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto con l’Iran.

 

Fonti israeliane riportano che gli Stati Uniti starebbero cercando un cessate il fuoco di un mese per facilitare i negoziati, mentre il New York Times riferisce di una proposta americana in 15 punti inviata a Teheran.

 

Questi sviluppi arrivano nonostante il dispiegamento di circa 2.000 soldati ordinato da Trump, mentre l’amministrazione valuta opzioni per indebolire il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz.

Dal punto di vista tecnico, il WTI si avvicina ai supporti chiave di medio termine in area 84,20: una rottura aprirebbe spazio verso 76,50.

 

USA, PMI IN CALO

 

L’indice PMI composito S&P Global USA è sceso a 51,4 a marzo 2026, rispetto a 51,9 di febbraio, segnando il livello più basso da aprile dell’anno precedente. Si tratta del secondo mese consecutivo di rallentamento, pur restando sopra la soglia dei 50 punti che indica espansione.

 

La dinamica riflette la debolezza dei nuovi ordini e l’aumento dei prezzi legato alla guerra in Medio Oriente. Il settore dei servizi ha guidato il rallentamento, mentre quello manifatturiero ha mostrato resilienza grazie alla crescita della produzione e degli ordinativi, anche per via del minor impatto delle preoccupazioni tariffarie.


La fiducia del settore privato si è indebolita, portando al primo calo dell’occupazione in oltre un anno.

 

PMI EUROZONA

 

Secondo i dati preliminari, il PMI composito dell’Eurozona è sceso a 50,5 a marzo 2026, in calo rispetto a 51,9 di febbraio e sotto le attese (51,0). Si tratta della crescita più debole degli ultimi dieci mesi, a causa della quasi stagnazione del settore dei servizi.

 

I nuovi ordini si sono contratti per la prima volta in otto mesi, mentre l’occupazione continua a diminuire in un contesto di crescente incertezza legata al conflitto in Medio Oriente.

 

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione dei costi di produzione ha raggiunto il ritmo più rapido da febbraio 2023, mentre i prezzi alla produzione registrano l’aumento più forte da febbraio 2024. Le catene di approvvigionamento restano sotto pressione, con tempi di consegna che si allungano al massimo degli ultimi tre anni e mezzo.

 

ORO, CHE BALZO

 

Il metallo giallo ha registrato un deciso rimbalzo, risalendo a 4.550 dollari dopo aver toccato un minimo a 4.100 dollari due giorni fa. Un recupero del 10%, sostenuto dalle crescenti speranze di una possibile fine del prolungato conflitto in Medio Oriente.

 

Le notizie di un possibile avvio di colloqui tra Stati Uniti e Iran hanno ulteriormente alimentato l’ottimismo. Secondo fonti israeliane, Washington starebbe cercando un cessate il fuoco di un mese per favorire i negoziati, mentre il New York Times ha riferito di una proposta americana in 15 punti rivolta a Teheran.

 

Dal punto di vista tecnico, l’oro si avvicina a importanti resistenze in area 4.690‑4.840: una rottura confermerebbe un ritorno stabile del trend rialzista di medio termine.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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