PARLA TRUMP, LE BORSE REAGISCONO
La giornata di ieri sembrava una di quelle destinate a finire sui libri di scuola: il classico “lunedì nero”, per come era iniziata la sessione europea.
La seduta si era aperta con un sell-off generalizzato su diversi asset, con l’oro in testa, sceso sui minimi in area 4.100 dollari l’oncia. Anche il petrolio aveva raggiunto livelli molto elevati, con il WTI oltre i 101 dollari al barile e il Brent a 110.
Non meno rilevante l’andamento dei titoli di Stato, colpiti da forti vendite e da rendimenti in deciso rialzo. Tutto ciò alimentava il timore di possibili futuri aumenti dei tassi da parte delle banche centrali.
Il contesto macroeconomico restava complesso: il rischio stagflazione veniva ormai considerato probabile, complici i dati in rallentamento sia sul mercato del lavoro sia sulla produzione, con gli aumenti dei prezzi che inevitabilmente si scaricavano sui consumatori finali.
Questo quadro sembrava pienamente coerente con le dinamiche geopolitiche, la causa principale del risk-off generalizzato. Tuttavia, ancora una volta, Trump è intervenuto modificando la narrativa. Dopo aver alimentato l’avversione al rischio, è tornato con dichiarazioni contrastanti che hanno ribaltato le price action, riportandole in territorio positivo.
Il Presidente ha affermato di aver avuto colloqui proficui con i responsabili di Teheran, creando le condizioni per una tregua di cinque giorni tramite la sospensione dei bombardamenti sulle centrali elettriche iraniane.
Le borse hanno così ripreso a salire dopo un avvio in caduta libera. L’oro è risalito fino a 4.450 dollari, il petrolio ha perso 10 dollari e il dollaro si è indebolito di circa l’1%, mentre i rendimenti dei governativi sono leggermente rientrati.
L’Iran, tramite i propri portavoce, ha poi negato di aver avuto colloqui con il Presidente USA, ma i mercati sono comunque rimasti positivi.
Da segnalare inoltre che, pochi minuti prima del post di Trump che lasciava intravedere una tregua, sembra esserci stato un movimento anomalo di acquisti sull’S&P 500 per circa 1,5 miliardi di dollari e un altro di vendite di futures sul petrolio per quasi 200 milioni.
In ogni caso, Wall Street e i principali indici statunitensi hanno chiuso la seduta del 23 marzo 2026 in territorio positivo:
Dow Jones +1,38% a 46.208 punti
S&P 500 +1,15% a 6.581 punti
Nasdaq +1,38% a 21.947 punt
VALUTE
Nel mercato più liquido al mondo abbiamo osservato una caduta del biglietto verde, che in mattinata era salito fino a testare nuovi massimi contro le principali valute, per poi ripiegare rapidamente e tornare a indebolirsi contro l’euro, in area 1,1640.
Il mercato rimane ancora all’interno del trading range che avevamo evidenziato, compreso tra 1,1470 e 1,1630, senza mostrare la forza necessaria a violare tali livelli.
Il Cable resta vicino a 1,3400, compresso tra 1,3250 e 1,3480.
Sul USD/JPY pochi gli elementi rilevanti: il cambio è sceso da 159,75 a 158,00, movimento che inizialmente aveva fatto pensare a un intervento della BoJ, successivamente smentito.
Il mercato continua a muoversi in modalità “biunivoca”: il dollaro scende in fasi di maggiore appetito al rischio e sale quando prevale l’avversione.
PETROLIO
Martedì i futures sul WTI sono risaliti oltre i 91 dollari al barile, dopo aver toccato quota 101,20 nella mattinata di ieri e dopo una forte ondata di vendite innescata dalle parole di Trump, che avevano spinto i prezzi fino a 84,3 dollari.
Solo successivamente le quotazioni sono tornate sopra 91 dollari, recuperando parte delle perdite della sessione precedente. L’Iran ha tuttavia respinto le affermazioni del Presidente USA, negando l’esistenza di colloqui per porre fine al conflitto e definendo l’annuncio di Trump un tentativo di influenzare i mercati. Nel frattempo Teheran ha lanciato nuovi attacchi contro obiettivi statunitensi, mentre Israele ha continuato i raid contro l’Iran.
Lunedì il prezzo del petrolio statunitense era crollato di circa il 10% dopo che Trump aveva annunciato un rinvio di cinque giorni degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, sostenendo che erano in corso colloqui produttivi. Il rinvio era stato interpretato come un tentativo di stabilizzare i prezzi, con Trump che aveva osservato che sarebbero “crollati a picco” una volta raggiunto un accordo.
L’esito dei colloqui e la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz restano altamente incerti. Il conflitto ha di fatto bloccato questo snodo cruciale, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, costringendo i produttori mediorientali a ridurre drasticamente l’output.
BORSE EUROPEE MISTE
Martedì i mercati azionari europei si preparano ad aprire con price action miste, alla luce dei dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni di Trump riguardo ai presunti colloqui proficui con Teheran e alla sospensione dei bombardamenti.
L’Iran ha smentito in modo deciso l’avvio di negoziati con gli Stati Uniti e ha continuato a colpire obiettivi statunitensi nella regione, mentre Israele ha lanciato nuovi attacchi contro Iran e Libano.
Lunedì i mercati globali avevano recuperato terreno dopo l’annuncio di Trump relativo al rinvio degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.
Sul fronte dati, si attende la pubblicazione dei PMI manifatturieri provenienti da tutto il continente, utili per comprendere come le imprese stiano affrontando la crescente incertezza geopolitica.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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