WALL STREET SOFFRE
All’inizio della sessione americana di ieri, gli indici azionari statunitensi hanno toccato i livelli più bassi degli ultimi quattro mesi, complice il rialzo dei prezzi del petrolio, con il WTI e il Brent saliti rispettivamente a 100 e 114,50 dollari al barile.
Nel corso della seduta, tuttavia, il petrolio è sceso in area 93,50 e 103,00 dollari, dopo le dichiarazioni di Trump e del Segretario al Tesoro Scott Bessent, che hanno contribuito ad attenuare i timori di ulteriori rincari.
Il presidente statunitense ha affermato che Washington non sta valutando l’invio di truppe di terra nella regione, mentre Bessent ha lasciato intendere che il regime iraniano potrebbe affrontare un collasso interno. Ha inoltre osservato che gli Stati Uniti stanno considerando la possibilità di revocare le sanzioni sul petrolio iraniano.
Nel frattempo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele si asterrà da ulteriori attacchi contro gli impianti energetici iraniani, aggiungendo che il conflitto potrebbe concludersi prima del previsto.
Queste dichiarazioni hanno permesso ai listini di recuperare dal pesante avvio di giornata e di chiudere con perdite più contenute: il Dow Jones ha ceduto lo 0,44%, l’S&P 500 lo 0,27% e il Nasdaq lo 0,28%.
Nonostante questi segnali di sollievo, il mercato rimane in piena fase risk-off, destinata probabilmente a perdurare.
Va ricordato che i dati macro pubblicati negli Stati Uniti mostrano ancora una dinamica dei prezzi alla produzione in aumento, accompagnata da un PCE robusto. Ciò conferma che l’economia americana, pur con un mercato del lavoro in rallentamento, resta resiliente, come sottolineato da Powell mercoledì.
Tuttavia, questo non implica affatto che la Fed taglierà i tassi nel breve periodo. Anzi, dato che l’inflazione continua a essere ostinata, alcuni osservatori iniziano persino a ipotizzare un possibile rialzo dei tassi nel prossimo autunno.
VALUTE
Sul mercato valutario, le dichiarazioni concilianti di Trump e Bessent hanno favorito un recupero di euro, yen e sterlina. Le valute si muovono però in una fascia ampia, tra 120 e 150 pips, senza rompere livelli chiave.
La sensibilità del mercato agli interventi verbali resta elevata, ma le dichiarazioni appaiono spesso estemporanee e talvolta contraddittorie.
L’euro è risalito fino a 1,1615 dal minimo intraday di 1,1450, per poi stabilizzarsi in serata a 1,1560. Situazione analoga per lo yen, che si era indebolito fino quasi a 160 contro dollaro prima di recuperare verso 158,50.
La volatilità aumenta e molti operatori scelgono di restare fuori dal mercato. In termini di scenari, una fine del conflitto potrebbe proiettare l’EUR/USD verso 1,2000, mentre una nuova escalation potrebbe spingerlo sotto 1,1000.
BCE, TASSI FERMI
La Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi invariati nella riunione di marzo 2026, ribadendo l’impegno a riportare l’inflazione al 2% nel medio termine.
La BCE ha sottolineato come la guerra in Medio Oriente stia aumentando l’incertezza, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita. La possibilità di uno scenario stagflattivo è sempre più concreta per molte economie avanzate.
Le proiezioni sull’inflazione sono state riviste al rialzo: ora si prevede un 2,6% nel 2026, un 2,0% nel 2027 e un 2,1% nel 2028. Anche l’inflazione di base segue un percorso simile.
Al contrario, le stime di crescita sono state ridotte, soprattutto per il 2026, a causa dell’impatto della guerra sui prezzi delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia. La BCE prevede ora una crescita del PIL dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028.
BOE FERMA AL PALO
La Banca d’Inghilterra ha votato all’unanimità per mantenere i tassi al 3,75% a marzo 2026, una decisione influenzata dal forte aumento dei prezzi dell’energia.
Si tratta di una dinamica ormai diffusa in tutto l’Occidente, con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime che spinge in alto il prezzo dei carburanti e delle utenze, penalizzando famiglie e imprese.
La BoE monitora con attenzione il rischio di effetti di secondo impatto su salari e prezzi, nel caso in cui i costi dell’energia dovessero rimanere elevati a lungo. Le previsioni indicano un’inflazione CPI tra il 3% e il 3,5% nei prossimi mesi, anche se un eventuale rallentamento economico potrebbe attenuare parzialmente tali pressioni, aumentando però il rischio di un contesto stagflattivo.
La banca centrale si è comunque dichiarata pronta ad adeguare la politica monetaria qualora fosse necessario per preservare la stabilità dei prezzi e sostenere una crescita sostenibile.
SNB, TASSI INVARIATI
La Banca Nazionale Svizzera ha mantenuto il tasso di interesse a zero nel marzo 2026, conservando l’attuale struttura di remunerazione dei depositi a vista, che prevede uno sconto di 0,25 punti oltre una determinata soglia.
Nel contesto della guerra in Medio Oriente, la BNS ha segnalato una maggiore disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi per evitare un eccessivo apprezzamento del franco e garantire la stabilità dei prezzi. L’istituto ha inoltre lasciato aperta la possibilità di riportare i tassi sotto zero in futuro, spingendo l’EUR/CHF sopra 0,9100.
L’inflazione svizzera è leggermente aumentata allo 0,1% a febbraio, e l’ascesa dei prezzi dell’energia potrebbe portarla più in alto nei prossimi mesi. Le previsioni indicano un’inflazione media dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, e dello 0,6% nel 2028.
Nonostante una crescita globale solida a fine 2025, l’aumento dei costi energetici e le tensioni geopolitiche accrescono l’incertezza e potrebbero rallentare l’attività economica svizzera.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.