EQUITY IN CONGESTIONE
I principali indici azionari statunitensi hanno chiuso la seduta dell’11 febbraio 2026 con variazioni minime. Il Dow Jones ha registrato una lieve flessione dello 0,13% a 50.121 punti, mentre l’S&P 500 è rimasto invariato. Performance negativa invece per il Nasdaq, in calo dello 0,16% a 23.066 punti.
Le dinamiche di mercato riflettono le aspettative di una Federal Reserve più restrittiva, a seguito di un solido report sull’occupazione. Le buste paga non agricole sono aumentate di 130.000 unità rispetto al mese precedente, più del doppio delle previsioni, trainate dal settore privato, mentre il tasso di disoccupazione è sceso in modo inatteso. Questi dati confermano la resilienza del mercato del lavoro statunitense, in contrasto con il tono più accomodante recentemente espresso da alcuni membri della Federal Reserve.
Nel frattempo, il comparto software è tornato sotto pressione, complici i timori che parte del business possa essere sostituito da strumenti di automazione basati sull’intelligenza artificiale. Salesforce, ServiceNow e Intuit hanno perso oltre il 5%, mentre Oracle e Palantir hanno registrato cali superiori al 2%. T-Mobile ha lasciato sul terreno il 5% dopo una crescita degli utenti inferiore alle attese, mentre Humana ha perso circa l’1%.
L’EURO SEMBRA CROLLARE
In scia ai dati sul mercato del lavoro statunitense, l’EUR/USD ha perso terreno rapidamente, scendendo verso area 1,1830 in un contesto fortemente dollaro-centrico. Anche USD/JPY ha vissuto una seduta estremamente volatile: prima un balzo verso 154,40, poi un ritorno a 152,90.
Il dollaro, per ora, non accelera al rialzo e le ragioni sono note: l’attuale fase di dedollarizzazione, unita al fatto che i grandi operatori continuano a sostenere i prezzi per difendere ingenti posizioni long. Tuttavia, cresce il sospetto che le recenti price action rialziste stiano perdendo forza. Se il biglietto verde dovesse superare le prime resistenze tecniche, l’accelerazione potrebbe essere significativa, poiché chi detiene ampie quantità di valute alternative — euro incluso — potrebbe affrettarsi a ridurre l’esposizione per evitare movimenti contrari.
Le valute oceaniche restano solide, mentre il franco svizzero continua a mostrare una forza notevole: EUR/CHF non riesce più a risalire neppure verso l’area 0,9200, precedente supporto ora violato.
PETROLIO IN NETTO RIALZO
I future sul WTI sono saliti di oltre l’1% mercoledì, superando i 64,5 dollari al barile e avvicinandosi ai massimi da settembre, sostenuti dalle rinnovate tensioni in Medio Oriente. Secondo alcune indiscrezioni, Washington potrebbe valutare l’intercettazione delle petroliere che trasportano greggio iraniano e il dispiegamento di un ulteriore gruppo di portaerei nel caso in cui i negoziati sul nucleare dovessero fallire.
Sebbene i colloqui della scorsa settimana avessero fornito qualche segnale positivo, gli operatori temono che un mancato accordo possa spingere gli Stati Uniti a interventi diretti su Teheran, con conseguenti rischi per le forniture di petrolio o possibili ritorsioni.
A limitare i guadagni del greggio hanno però contribuito i dati dell’EIA, che mostrano un forte aumento delle scorte: +8,5 milioni di barili nell’ultima settimana, il maggiore incremento da un anno. L’AIE, inoltre, ha avvertito che nel corso del 2026 l’offerta potrebbe superare la domanda, generando un significativo surplus e riportando verosimilmente i prezzi sotto pressione.
NON FARM PAYROLLS
L’economia statunitense ha creato 130.000 posti di lavoro a gennaio 2026, un dato nettamente superiore sia ai 48.000 posti rivisti al ribasso per dicembre sia alle attese di 70.000 nuove unità. È il valore più alto da dicembre 2024, grazie soprattutto alla crescita occupazionale nel settore sanitario — in particolare nei servizi sanitari ambulatoriali —, nell’assistenza sociale e nell’edilizia.
L’occupazione è rimasta sostanzialmente stabile nei settori minerario, estrattivo e nell’industria del petrolio e del gas. La revisione della crescita occupazionale del 2025, da +584.000 a +181.000 posti, riduce però la media mensile a soli 15.000 nuovi posti di lavoro, ben al di sotto dei 49.000 precedentemente stimati.
EUROZONA: APERTURE POSITIVE
Le borse europee mostrano un’apertura positiva, mentre il mercato attende la pubblicazione dei risultati societari di colossi come Hermès, Siemens, Unilever, Anheuser-Busch e Mercedes-Benz. Nonostante le difficoltà del quarto trimestre, gli utili europei si sono dimostrati resilienti e i principali indici del continente restano in territorio positivo da inizio anno.
Sul fronte macroeconomico, cresce l’attesa per i dati sul PIL del Regno Unito relativi al quarto trimestre, per cui si prevede una crescita annua dell’1,2% e un’espansione trimestrale dello 0,2%. Al tempo stesso, i dati sull’occupazione negli Stati Uniti — più forti del previsto — hanno ridotto la probabilità di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel breve termine, introducendo un elemento di cautela sui mercati globali. L’attenzione si sposta ora sui dati dell’inflazione USA attesi per venerdì.
Nelle contrattazioni pre-mercato, i futures sull’Euro Stoxx 50 avanzano dello 0,7%, mentre quelli sullo Stoxx 600 salgono dello 0,5%.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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