PARTONO LE CORREZIONI?
Giornata estremamente movimentata e contrastata quella di ieri, caratterizzata da forte tensione e alta volatilità. I mercati azionari statunitensi sono inizialmente scesi in modo impulsivo, per poi recuperare in serata e chiudere leggermente in rosso.
Il Dow Jones ha registrato un lieve progresso dello 0,11% a 49.072 punti, mentre l’S&P 500 ha ceduto lo 0,13% a 6.969 punti. Segno negativo anche per il Nasdaq, in calo dello 0,72% a 23.685 punti.
Microsoft è scivolata ai minimi degli ultimi sei anni a causa di spese record e della crescita più lenta del cloud, alimentando i timori che i forti investimenti in intelligenza artificiale possano richiedere più tempo del previsto per produrre ritorni. Male anche Salesforce (-6,09% a 214,08 dollari). Al contrario, il mercato ha premiato la trimestrale di Meta Platforms (+10,4% a 738,31 dollari).
Nel complesso, le materie prime — dall’oro al petrolio — hanno registrato forti oscillazioni, mentre obbligazioni e valute hanno mostrato movimenti più moderati.
MATERIE PRIME
Oro, argento, rame e altri metalli hanno avviato una correzione significativa dopo i recenti record storici, interrompendo un trend che appariva esclusivamente rialzista.
Le prese di profitto hanno certamente contribuito, ma la causa principale sembra essere la probabile decisione del CME — il mercato dei futures di Chicago — di aumentare i margini richiesti sulle posizioni. Su oro e argento, infatti, è previsto proprio oggi un nuovo aumento dei margini.
La notizia non è positiva per i big players: segnala che i grandi speculatori potrebbero essere costretti a iniziare un deleveraging per via della riduzione della leva finanziaria disponibile. L’aumento dei margini significa infatti meno leva, con la conseguenza che molti operatori dovranno ridurre le size delle posizioni o aggiungere nuova liquidità.
Il rischio è un’ondata di deleveraging o selling forzato: chi è molto esposto tramite marginazione potrebbe essere obbligato a chiudere posizioni. La pressione ribassista sta già generando importanti correzioni, con il Gold sceso da 5.600 a 5.100 dollari l’oncia — una flessione di circa il 10%. Il rimbalzo del dollaro ha aggiunto ulteriore pressione.
Anche le speculazioni sulla possibile nomina da parte del presidente Trump di Kevin Warsh — figura considerata più aggressiva — a prossimo presidente della Fed, attesa per venerdì, hanno contribuito alla volatilità.
VALUTE
Il mercato dei cambi ha mostrato movimenti leggermente più significativi, pur rimanendo complessivamente all’interno del trading range degli ultimi giorni.
Le dichiarazioni di Trump, che avevano indebolito il dollaro nella seduta precedente, sono state in parte neutralizzate dalle parole del Segretario al Tesoro Bessent, il quale ha ribadito che il dollaro resta la principale valuta di riserva globale. Ha inoltre lasciato intendere che l’attuale strategia cinese di “sell America” non avrà successo.
L’EUR/USD è rimasto compreso tra 1,1900 e 1,2000, così come il Cable (GBP/USD) è rimasto nel range 1,3720–1,3850. USD/JPY è tornato vicino a 154,00, soprattutto dopo che Bessent ha chiarito che la Fed non è intervenuta e non interverrà nel vendere dollari contro yen.
Il mercato valutario dovrebbe rimanere duplice e incerto anche nelle prossime sedute, in attesa di un nuovo trigger che possa suggerire una direzione più chiara.
JOBLESS CLAIMS STABILI
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 1.000 unità, attestandosi a 209.000, rispetto al dato rivisto al rialzo della settimana precedente. Il numero è superiore alle attese del mercato, fissate a 205.000.
Le richieste continuative sono scese di 38.000 unità, raggiungendo 1.827.000, ben al di sotto delle aspettative di 1.860.000. Si tratta del livello più basso della disoccupazione residua da settembre 2024.
Questo risultato conferma un mercato del lavoro caratterizzato da pochi licenziamenti e poche assunzioni, stabilizzatosi dopo il marcato rallentamento del quarto trimestre 2025. Il quadro appare coerente con le indicazioni del presidente Powell, che ha recentemente sottolineato come la domanda e l’offerta di lavoro siano in fase di riequilibrio a seguito della sospensione dei tagli dei tassi da parte della Fed.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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