I CFD sono strumenti complessi e presentano un rischio significativo di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. 81% degli investitori al dettaglio perde denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Valuta se comprendi il funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di correre questo alto rischio di perdere il tuo denaro.
ActivTrades
News & Analisi
Analisi di mercato

Mercati in attesa della Fed, dollaro in affanno

Saverio Berlinzani
January 28, 2026

FED ALLA PROVA DEI MERCATI

 

Performance contrastate per Wall Street nella seduta di ieri. Il Dow Jones ha registrato una flessione dello 0,83%, portandosi a 49.000 punti. Al contrario, l’S&P 500 è salito dello 0,41% a 6.979 punti, dopo aver toccato un nuovo massimo storico a 6.989 punti. Il Nasdaq ha fatto meglio, con un rialzo dello 0,91% a 23.817 punti.

 

Gli operatori restano in attesa dei risultati del settore tecnologico, in pubblicazione in questi giorni, ma soprattutto della decisione sui tassi della Federal Reserve prevista per questa sera. Dopo gli ultimi dati macro, che hanno confermato la resilienza dell’economia statunitense, appare scontato un mantenimento dell’attuale impostazione di politica monetaria.

 

I titoli tecnologici e a grande capitalizzazione hanno sovraperformato. Apple è salita del 2%, Microsoft dell’1,4% e Alphabet dell’1,2%. Micron Technology è balzata del 4,3% dopo aver annunciato piani per ampliare la capacità produttiva di chip di memoria.

 

General Motors è avanzata di oltre il 5% dopo aver alzato le previsioni per il 2026, mentre UPS ha guadagnato l’1,6% grazie a utili e ricavi superiori alle attese. Al contrario, il Dow Jones ha risentito del crollo del 18% di UnitedHealth, che ha comunicato il primo calo annuale dei ricavi in tre decenni. Debole anche Boeing, in calo dell’1,2% dopo risultati che non hanno convinto gli investitori.

 

TRUMP PROVA A DEMOLIRE IL DOLLARO

 

L’indice del dollaro è sceso ieri sera dopo le nuove dichiarazioni di Donald Trump, che ha ripreso a esprimere con toni forti le sue opinioni sui mercati, generando un aumento di volatilità nel breve periodo. Il Dollar Index è sceso fino a 95,25 per poi correggere nella notte, segnando comunque la quarta sessione consecutiva di ribassi e il livello più basso da febbraio 2022.

 

Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per la recente debolezza della valuta, aggiungendo che il dollaro non è sceso eccessivamente. Le sue parole hanno rafforzato la percezione che l’amministrazione sia favorevole a un dollaro più debole per sostenere la competitività delle esportazioni.

 

Il rovescio della medaglia potrebbe però emergere rapidamente: un indebolimento eccessivo rischia di erodere lo status del dollaro come valuta di riferimento globale, mentre la Cina sta seguendo la strategia opposta, rivalutando per attrarre capitali. La delocalizzazione verso il Sud‑Est asiatico consente inoltre a molte aziende cinesi di aggirare i dazi statunitensi.

 

Il biglietto verde è stato messo sotto ulteriore pressione dalle incertezze politiche a Washington, tra le rinnovate minacce sulla Groenlandia e le critiche all’indipendenza della Federal Reserve. Crescono, inoltre, le speculazioni su un possibile intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone a sostegno dello yen, elemento che ha pesato ulteriormente sul dollaro.

 

Nel frattempo, si prevede che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati nel corso della giornata. L’attenzione del mercato è rivolta alle indicazioni sulla tempistica dei prossimi tagli, con due riduzioni da un quarto di punto attese entro fine anno. L’EUR/USD, dopo aver testato 1,2083 ieri sera, è rientrato verso 1,1990, mentre gli altri principali cambi mostrano una dinamica analoga, con dollaro debole su larga scala.

 

Resta aperta la domanda se questa fase proseguirà o se assisteremo a un rapido rientro. La nostra valutazione è che gli Stati Uniti potrebbero presto considerare controproducente un dollaro eccessivamente debole, anche per le implicazioni strategiche nella competizione con la Cina sugli afflussi di capitali e sugli investimenti.

 

GAS NATURALE IN CORREZIONE

 

I future sul gas naturale statunitense sono scesi di oltre il 10%, riportandosi al di sotto di 6,10 dollari per milione di BTU. La correzione segue un’impennata senza precedenti di circa il 117% nelle cinque sessioni precedenti, con prese di profitto in atto nonostante le persistenti interruzioni dell’offerta dovute al maltempo.

 

Le temperature gelide continuano a colpire vaste aree degli Stati Uniti, alimentando la domanda di riscaldamento ed elettricità e mettendo sotto pressione le reti. La tempesta invernale ha interrotto circa il 12% della produzione nazionale di gas, limitando le forniture a centrali e famiglie.

 

La produzione media nei 48 stati contigui è scesa a circa 106,9 miliardi di piedi cubi al giorno a gennaio, rispetto al record di 109,7 miliardi di dicembre.

 

ORO SENZA FRENI

 

Mercoledì l’oro ha superato i 5.270 dollari l’oncia, aggiornando i massimi storici. Il forte indebolimento del dollaro ha spinto gli investitori verso i metalli rifugio, sostenendo il rally del comparto.

 

Il movimento è stato alimentato anche dalle dichiarazioni di Trump, che ha minimizzato la debolezza del dollaro, lasciando intendere una preferenza per una valuta più debole a sostegno delle esportazioni. Le incertezze politiche a Washington, comprese le minacce di nuovi dazi e le critiche alla Federal Reserve, hanno ulteriormente sostenuto i metalli preziosi.

 

L’oro beneficia, inoltre, dei robusti acquisti delle banche centrali e dei continui afflussi negli ETF. Da inizio anno il metallo giallo è in aumento di circa il 20%, mentre l’argento è balzato di quasi il 60%.

 

PETROLIO

 

I future sul WTI sono saliti di circa l’1,5% a 61,6 dollari al barile martedì, dopo la perdita dello 0,7% registrata lunedì. Una forte tempesta invernale negli Stati Uniti ha interrotto parte della produzione di greggio e ha rallentato le attività di raffinazione.

 

Durante il fine settimana i produttori hanno perso fino a 2 milioni di barili al giorno, pari a circa il 15% della produzione nazionale, a causa del gelo che ha messo sotto stress le infrastrutture energetiche. Diverse raffinerie lungo la costa del Golfo hanno segnalato problemi legati alle condizioni meteo, alimentando preoccupazioni sulla disponibilità di carburante a breve termine e su possibili cali delle scorte se il freddo dovesse persistere.

 

Il rischio geopolitico resta elevato dopo il dispiegamento di una portaerei e navi da guerra statunitensi in Medio Oriente. Le preoccupazioni sull’offerta sono state in parte bilanciate dalle attese di un aumento della produzione dal Kazakistan, con il giacimento di Tengiz in ripartenza e il ripristino della piena capacità di carico dell’oleodotto CPC. Nella prossima riunione, l’OPEC+ dovrebbe mantenere invariati gli attuali livelli di produzione.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 


Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.

 

Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).

 

Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.

ActivTrades x Nikola Tsolov
Nikola Tsolov's car