
La Federal Reserve ha alzato il tasso dei Fed Funds di 25 punti base portandoli in un intervallo compreso tra il 5% e il 5,25%, il livello più alto da settembre 2007. La decisione è stata in linea con le aspettative del mercato. Nello statement si legge che nel primo trimestre l'attività economica è cresciuta a un ritmo modesto. Negli ultimi mesi i guadagni di posti di lavoro sono stati robusti, il tasso di disoccupazione è rimasto basso mentre l'inflazione è rimasta elevata. Il sistema bancario statunitense, si legge, è comunque solido e resiliente.
È probabile che condizioni di credito più restrittive per famiglie e imprese pesino sull'attività economica, sulle assunzioni e sull'inflazione anche se la portata di questi effetti rimane incerta. Il board resta attento ai rischi di inflazione. Nella conferenza stampa che ha fatto seguito alla decisione Jerome Powell è rimasto tutto sommato neutrale, ricordando che le condizioni del settore bancario sono migliorate e il sistema è solido.
Sul fronte dei tassi ha dichiarato che la Fed osserverà i prossimi dati per decidere ulteriori aumenti ma, rispetto alle precedenti conferenze stampa, non ha dichiarato che saranno necessari altri rialzi e non ha neppure ricordato che il lavoro deve essere ancora terminato. Da qui in avanti, quindi, la Fed potrebbe prendersi una pausa. Ha aggiunto che l’attività immobiliare rimane sottotono, ha escluso un hard landing ricordando che è probabile che l’economia potrebbe rallentare quando gli effetti dei rialzi, più avanti, si faranno sentire.
LA REAZIONE DEI MERCATI
I prezzi del greggio sono crollati, con il Wti che è sceso addirittura sotto i 64 dollari per poi chiudere intorno ai 69 dollari al barile, in ragione dei timori di un possibile rallentamento dell’economia globale e quindi della domanda.
Con le materie prime è scesa anche Wall Street, dopo che un’altra banca regionale, la PacWest Bank, ha perso il 50% in borsa. Il Dow ha ceduto lo 0.8%, l’S&P lo 0.7% e il Nasdaq lo 0.45%. Niente di significativo ma la tendenza sembra ancora ribassista.
Sul Forex la reazione primaria è stata la discesa del Usdjpy che in due sedute ha perso oltre 300 pips e, dai massimi a quota 138, è sceso attorno a 134.50, con la valuta giapponese che è tornata valuta rifugio. EurUsd è salito a ridosso di quota 1.11 la cui rottura aprirebbe la strada a movimenti anche di 300-400 pips.
OGGI LA BCE
Oggi è il giorno della Bce, che alzerà il costo del denaro anche se è incerta l’entità. C’è chi parla di 50 punti base ma le aspettative più probabili forse sono per un aumento di 25 perché le incognite sulla crescita cominciano a pesare anche nel Vecchio Continente. Appuntamento quindi alle ore 14.15 per la decisione e alle 14.45 per la conferenza stampa del presidente Lagarde. Ci aspettiamo alta volatilità, presumibilmente bilaterale, su tutti gli asset.
Buona giornata e buon trading.
Saverio Berlinzani

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