04/01/2020

Il rialzo di oro e petrolio arriva da lontano. Non dalle tensioni.

Il nostro capo analista Carlo Alberto de Casa intervistato da Milano Finanza spiega la situazione sul mercato di oro e petrolio in questi primi giorni di contrattazioni del 2020, e di come il rialzo dei prezzi sul metallo prezioso abbia radici più profonde di quanto i recenti accadimenti in medio oriente non facciano pensare.

“Oro e petrolio restano sotto i riflettori. Nell’ultima giornata di contrattazione settimanale, le quotazioni delle due principali materie prime hanno messo a segno imponenti rialzi, che hanno fatto seguito all’annuncio degli attacchi americani contro l’Iran. Il metallo giallo ha chiuso l’ottava a 1.551 dollari in rialzo del 2,11%, mentre il petrolio a 62,77 dollari in rialzo dell’1,30%. Per entrambi, però, il trend rialzista ha basi che arrivano da ben più lontano. Secondo Carlo Alberto de Casa, capo analista di Activtrades «il rally dell’oro, è iniziato già sul finire del 2018, con un exploit nell’estate che ha spinto i prezzi ai massimi degli ultimi sei anni oltre quota 1.550 dollari l’oncia, raggiunti ad inizio settembre». Nei mesi seguenti abbiamo assistito ad una lateralizzazione dei prezzi, che con un lento movimento discendente sono scesi fino in area 1.450, trovando però su questi valori un solido supporto. A novembre e dicembre, poi, i prezzi sono rimasti inseriti in uno stretto trading range fra i 1.450 ed i 1.480 dollari l’oncia. Sul finire dell’annata, la rottura rialzista dei 1.480 dollari ha aperto le porte per un’ulteriore rimonta, dapprima verso i 1.500 dollari e successivamente verso i 1.520 dollari. I venti di guerra, con gli attacchi americani all’Iran, hanno spinto al ribasso l’azionario nei primi giorni di gennaio, con altri acquisti invece sul metallo giallo. «Fra le ragioni che hanno spinto gli operatori ad acquistare l’oro» spiega De Casa, «troviamo uno scenario di relativa incertezza: nonostante la buona impostazione degli indici americani nel 2019, è cresciuto il numero di investitori che ha preferito spostare parte della propria liquidità sul lingotto, anche per l’interminabile protrarsi delle negoziazioni fra Stati Uniti e Cina sulle questioni commerciali, mentre i dati macroeconomici europei restano deboli». Anche lo scenario tecnico ha fatto il suo, infatti la rottura della resistenza statica collocata a 1.480 dollari ha innescato nuovi acquisti ed alcune ricoperture di posizioni short. Nel frattempo, i toni della Fed sono via via diventati maggiormente da colomba: ad inizio 2018 ci si attendevano altri rialzi dei tassi, mentre nel giro di pochi mesi lo scenario è radicalmente cambiato, con la Fed che si è invece mossa nella direzione opposta, così come numerose altre banche centrali, fra cui la Bce, basti pensare a tal proposito al nuovo Qe lanciato da Draghi alla fine del suo mandato. Sempre a proposito di banche centrali, il 2019 è stato un altro anno di acquisti record, con oltre 650 tonnellate di acquisti, sui massimi da mezzo secolo. Petrolio. Dopo il crollo di fine 2018, le quotazioni dell’oro nero hanno progressivamente ripreso quota nel 2019. In particolare, negli ultimi mesi si è creato un contesto particolarmente interessante per il petrolio, che ha beneficiato di vari elementi. I tagli dell’Opec+ dello scorso dicembre hanno generato un certo ottimismo fra gli operatori, mentre il crescente ottimismo nella questione commerciale fra Usa e Cina ha fatto il resto. Nelle ultime ore, poi, gli attacchi americani all’Iran hanno innescato una nuova corsa al petrolio, mettendo nel mirino il target dei 65 dollari.”

 

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