18/11/2019

Il dollaro resta forte, l’oro cerca la rimonta

I mercati valutari restano in attesa dei nuovi sviluppi in merito alla guerra commerciale fra Usa e Cina, mentre una prima bozza di accordo sembra relativamente vicina. Il dollaro si è confermato forte, con il rapporto fra euro e banconota verde negoziato poco sopra quota 1,10.

Resta alto l’interesse sulle valute australiane, con nuovi segnali di ripresa dal dollaro neozelandese. Circa l’80% degli analisti aveva preventivato un taglio dei tassi da parte della Banca nazionale neozelandese, che non è invece arrivato, con il governatore che ha mantenuto il costo del denaro all’1,00% (contro le aspettative a 0,75%). Va poi sottolineato il buon PMI del settore manifatturiero, uscito a 52, su valori più alti delle attese. La somma di questi fattori ha permesso al dollaro neozelandese di ritornare sopra quota 0,64 nei confronti della banconota verde, mentre euro/dollaro neozelandese è sceso da 1,735 a 1,725. Decisamente meno brillante la valuta australiana, che ha perso quasi un punto percentuale contro il dollaro scendendo da 0,685 a 0,68.

La news relativa ad una non candidatura del partito della Brexit di Farage nei seggi in cui i conservatori avevano ottenuto la maggioranza nell’ultima tornata elettorale ha permesso alla sterlina di ottenere un modesto apprezzamento. Il cambio sterlina/dollaro è nuovamente salito in area 1,29, mentre euro/pound viaggia a 0,857.

Dopo il crollo della precedente ottava, prova a respirare l’oro. Le quotazioni del lingotto sono scivolate ai minimi da agosto ad inizio ottava, in area 1.445$, per poi riprendere quota e salire verso i 1.470$. L’area 1.445/1.450$ rappresenta a questo punto un primo importante supporto. La tenuta di questi livelli aprirebbe spazio per un tentativo di recupero verso i 1.500$, mentre una nuova discesa potrebbe segnare un’inaspettata inversione da parte del lingotto, dopo tre trimestri di netta ripresa. Poco mosso l’argento, scambiato a 17 dollari all’oncia, mentre il petrolio ha chiuso la settimana in leggera ripresa e la quotazione del WTI, punto di riferimento dell’oro nero americano, passa di mano a 57,80 dollari al barile. È invece scambiato a 63,3 il Brent.