15/06/2020

Così la scommessa sul barile diventa “tascabile”

Sul Corriere della Sera per parlare di quanto accaduto alle quotazioni del petrolio da inizio anno e durante il lockdown e di come gestire al meglio l’esposizione grazie ai nostri nuovi contratti spot su WTI e Brent.

 

“Con il prezzo del future tornato a 35-37 dollari al barile sembra più lontana la data del 20 aprile, un lunedì nero come il petrolio che gli operatori non dimenticheranno facilmente, destinato a restare nella memoria e nella storia dei mercati finanziari come il giorno in cui la quotazione del greggio Wti, riferimento per il mercato americano, sprofondò per la prima volta in territorio negativo. Mentre la quotazione del Brent, il greggio estratto dal Mare del Nord, era rimasta sempre in positivo, il 20 aprile scorso la quotazione del future Wti con scadenza maggio 2020 aveva perso più del 300% in una sola seduta per effetto combinato di diversi fattori: crollo della domanda aggravato dalla pandemia di Covid-19, costi di stoccaggio alle stelle con i magazzini già pieni, mancato accordo tra Opec e Russia.

Poi, già dalla scadenza di giugno, la tenuta sopra 20 dollari e la progressiva risalita del future per ogni scadenza mensile successiva. A sostenere ulteriormente il prezzo è arrivata pochi giorni fa, a inizio giugno , la conferma del prolungamento per un altro mese dei tagli alla produzione previsti in aprile dai Paesi dell’Opec Plus, l’organizzazione dei Paesi esportatori allargata a Russia e altri produttori.

Gli investitori che stanno attenti ai mercati, anche i privati del trading online, hanno visto il future sul greggio Wti iniziare l’anno intorno ai 60 dollari, calare nei mesi successivi sino al crollo del fatidico 20 aprile, quando ha toccato il minimo storico a meno 40 (dollari) sotto zero, e infine risalire con un trend futuro (appunto) in crescita nei prossimi mesi. Un mercato diventato più esposto ad alti e bassi e quindi potenzialmente più interessante.

Ma un future vale l’impegno a ritirare o consegnare alla scadenza, quindi a comprare o vendere, mille barili di petrolio. Al momento significa investire per guadagnare o perdere su un minimo di 35-37 mila dollari, e soltanto perchè la quotazione è calata. A gennaio, come abbiamo visto, erano 60 mila, e in un recente passato, con il prezzo del barile a 100 dollari, anche 100 mila. “Per questo, dopo aver salvaguardato in aprile i conti conti dei nostri clienti con le misure di protezione previste – afferma Alex Pusco, fondatore e Ceo di ActivTrades, broker online basato a Londra, tra i leader del mercato europeo – abbiamo allargato la nostra offerta di prodotti di investimento con nuovi Cfd (contratti per differenza) sul prezzo spot sia del Wti sia del Brent, che si aggiungono ai Cfd sui future.”

Per ActivTrades l’incremento delle attività di trading nel lockdown, quasi un boom per il settore, ha coinvolto anche il petrolio e i nuovi Cfd. Il prezzo spot è quello che si pagherebbe per la consegna immediata, definito in gergo “a pronti” mentre quello del future è il prezzo per la consegna a uno o a tre mesi, e che incorpora anche i costi di stoccaggio per il tempo relativo. Nella situazione di mercato in cui il prezzo del future è superiore al prezzo spot si parla, sempre nel gergo della finanza, di “contago”. Rinnovare il contratto in scadenza se il prezzo è in crescita, comporta per l’investitore il pagamento di una differenza in più.

“Abbiamo studiato i nostri nuovi Cfd sul prezzo spot – spiega Pusco – così si può spezzettare l’investimento sino a un centesimo della quantità minima prevista con i future: ai prezzi attuali quindi anche solo 300 dollari o poco più rispetto ai 35-37 mila. In pratica è come comprare o vendere 10 barili di greggio invece di mille. Così, se si intende investire di più, si può scegliere di farlo entrando un po’ alla volta, nel caso lo si ritenga vantaggioso. Anche perchè i contratti sul prezzo spot del petrolio, a differenza di quelli legati ai future, non hanno scadenza.”

Per investire con i Cfd non si paga una vera e propria commissione. Il costo per l’investitore è rappresentato unicamente dallo spread, vale a dire il differenziale tra prezzi di acquisto e di vendita praticati dal broker: circa 3 centesimi di dollaro ogni barile, qualcosa come 0,1%.”

 

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