
Venerdì la sorpresa è arrivata dal discorso di Jerome Powell che è intervenuto a gamba tesa sui mercati e ha fatto invertire la rotta a Wall Street, che ha chiuso la giornata in territorio negativo. Powell ha dichiarato che l’inflazione rimane ben di sopra degli obiettivi della Fed e che il raggiungimento della stabilità dei prezzi dipende da un sistema finanziario stabile.
Pertanto la Fed potrebbe non poter proseguire nella propria corsa al rialzo dei tassi a causa di un sistema bancario che offre delle condizioni di credito eccessivamente restrittive. Contemporaneamente il Governatore ha detto che per far scendere l’inflazione ci vorrà del tempo e si è detto preoccupato per gli effetti ritardati dell’inasprimento del costo del denaro.
Queste parole sono state giudicate in modo negativo dai mercati in ragione del fatto che la Fed sembra trovarsi in una morsa, tra un’inflazione ancora forte e un sistema bancario che sembrerebbe far fatica a tollerare ulteriori aumenti del costo del denaro, con un’economia che Powell vorrebbe veder rallentare e che invece tutto sommato tiene. Insomma, si rischia di entrare in un vicolo cieco. Anche la questione del tetto del debito rimane aperta, anche se l’accordo potrebbe arrivare prima dell’inizio di giugno.
Sui mercati l’aumento del risk off ha fatto perdere quota al dollaro: la correlazione attuale, come abbiamo ribadito la scorsa settimana, vede un risk on con le borse che salgono insieme al dollaro e un risk off associato a movimenti opposti. Quanto durerà questa situazione? Dipenderà dalla politica della Fed e dalle preoccupazioni legate al sistema bancario.
VALUTE E DATI MACRO
L’EurUsd, dopo le parole di Powell, è rimbalzato fino a 1.0820 mentre la sterlina ha recuperato una cinquantina di pips ed è tornata sopra 1.2440. Cosa può succedere adesso? A nostro avviso la tendenza resta quella correttiva pro-dollaro con le borse che tengono, ma ovviamente qualsiasi notizia che possa provocare un aumento del risk off, legato ad una recessione USA piuttosto che una mancato accordo sul tetto del debito o qualche difficoltà del sistema bancario, potrebbe cambiare questo scenario e riproporre borse in calo con un dollaro in discesa.
Per quanto riguarda i dati macro questa settimana avremo i redditi e le spese personali americane, la seconda stima del Pil, il PCE (ovvero i Price Consumer Expenditure, considerato la vera misura per l’inflazione), gli ordini di beni durevoli e i PMI dei servizi. Ci saranno anche i PMI per Uk, Unione Europea e Australia. Attenzione anche all’inflazione inglese e alle decisioni sui tassi per Cina, Nuova Zelanda e Turchia. Tanta carne al fuoco insomma. Buon trading e buona settimana.
Saverio Berlinzani

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