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Wall Street resiste, focus su inflazione e banche

Saverio Berlinzani
July 13, 2026

I TECNOLOGICI NON MOLLANO


La Borsa di Wall Street ha chiuso la seduta di venerdì 10 luglio 2026 in rialzo, consolidando i guadagni in una sessione caratterizzata dall’attesa per l’avvio della nuova stagione delle trimestrali societarie.


L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,42%, mentre il Dow Jones ha registrato un progresso dello 0,27%. Il Nasdaq, dopo la debolezza manifestata nelle prime fasi della seduta, ha recuperato terreno e ha chiuso in territorio positivo.


Gli investitori restano cauti, ma sono pronti a tornare ad assumere rischio qualora i prossimi dati chiave sull’inflazione statunitense e i risultati delle grandi banche offrano indicazioni favorevoli.


La sensazione è che i mercati mantengano, nonostante tutto, fiducia in una possibile soluzione pacifica della crisi mediorientale e che si aspettino quindi un ritorno del risk-on nel breve termine.


Va tuttavia ricordato che, nel frattempo, Stati Uniti e Iran sono tornati a scambiarsi nuovi attacchi missilistici nel corso del weekend, in un contesto di rinnovate tensioni legate allo Stretto di Hormuz.


VALUTE


Sul mercato valutario, il parziale ritorno dell’avversione al rischio (risk-off), sebbene indicatori come il VIX non lo evidenzino chiaramente, sta favorendo un recupero del dollaro.


L’euro si mantiene in area 1,1400 contro il dollaro, senza mostrare particolare slancio. Anche l’USD/JPY si limita a correggere dopo il recente movimento rialzista che aveva portato il cambio oltre quota 162,50, prima del ritorno in area 162,00.


Alla base dell’indebolimento del biglietto verde non vi è stato alcun intervento concertato, bensì una naturale correzione successiva a movimenti ritenuti eccessivi.


L’attenzione della Bank of Japan, della Federal Reserve e delle autorità valutarie giapponesi resta molto elevata e gli interventi verbali a sostegno della valuta si stanno moltiplicando.


Sulle altre principali coppie valutarie si registra invece un’attività contenuta, poiché gli operatori preferiscono attendere le prossime decisioni delle banche centrali prima di assumere nuove posizioni.


Il franco svizzero continua a muoversi in un trading range intorno all’area 0,9200-0,9250, mentre le valute oceaniche attendono indicazioni dalla Fed prima di intraprendere movimenti più direzionali.


PETROLIO


I prezzi del petrolio sembravano destinati a scendere nella parte finale della seduta di venerdì, ma hanno comunque chiuso la settimana in rialzo a causa delle persistenti preoccupazioni per l’approvvigionamento energetico globale legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran.


Questa mattina il prezzo del greggio WTI è salito di circa il 4%, superando i 74 dollari al barile e interrompendo una serie negativa di due giorni, dopo che Stati Uniti e Iran si sono scambiati nuovi attacchi missilistici nel fine settimana.


Domenica gli Stati Uniti hanno effettuato il loro quarto attacco in una settimana contro obiettivi iraniani, in risposta a un attacco contro una nave portacontainer battente bandiera cipriota.


Teheran ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato chiuso «fino a nuovo avviso», anche se tale affermazione è stata successivamente smentita dal Comando Centrale degli Stati Uniti.


I prezzi del petrolio hanno recuperato terreno rispetto alla scorsa settimana, poiché le rinnovate ostilità hanno parzialmente compensato le perdite provocate dall’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran, che aveva alimentato le aspettative di un aumento delle forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente.


L’ultima escalation ha inoltre indebolito le speranze di una ripresa del dialogo diplomatico. Teheran insiste infatti sul fatto che Washington debba prima rispettare gli impegni assunti sul transito attraverso Hormuz e sulla normalizzazione delle esportazioni di petrolio iraniano prima di poter riaprire i negoziati.


GOLD IN RIBASSO


Lunedì l’oro è sceso sotto i 4.070 dollari l’oncia, rimanendo sotto pressione a causa delle rinnovate tensioni in Medio Oriente.


L’aumento dei prezzi del petrolio ha infatti alimentato i timori di una maggiore inflazione e, di conseguenza, le aspettative di un possibile incremento dei tassi di interesse.


Questa è la settimana dei dati sull’inflazione statunitense, indicatori fondamentali per comprendere meglio l’evoluzione della politica monetaria della Federal Reserve.


Attualmente i mercati continuano a scontare la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.


Nel frattempo, il presidente della Fed, Kevin Warsh, dovrebbe comparire per la prima volta davanti al Congresso degli Stati Uniti nella giornata di martedì.


NUOVA ZELANDA


L’indice composito BusinessNZ è salito a 53,6 punti nel mese di giugno 2026, rispetto al dato di maggio rivisto al rialzo a 49,9.


Il dato segna il ritorno all’espansione del settore privato per la prima volta da gennaio e rappresenta la crescita più intensa da dicembre 2025, grazie alla ripresa del comparto dei servizi e all’accelerazione del settore manifatturiero, che ha registrato il ritmo di crescita più sostenuto da luglio 2021.


L’attività manifatturiera è cresciuta nonostante le persistenti pressioni derivanti dagli elevati prezzi del carburante, con tutti i principali sottoindici rimasti in territorio espansivo.


Anche il comparto dei servizi è tornato a crescere, sostenuto dall’aumento dei nuovi ordini e dal miglioramento delle consegne dei fornitori.


Sul mercato valutario, il dollaro neozelandese sembra finalmente uscire dal lungo periodo di stagnazione che lo aveva caratterizzato negli ultimi mesi.


I primi obiettivi rialzisti sono collocati in area 0,5820-0,5840; il successivo target si trova a quota 0,6000, livello che rappresenta un vero e proprio crocevia per l’avvio di una fase di apprezzamento più duratura.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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