
Da settimane osserviamo movimenti di prezzi che appaiono scollegati in termini di correlazioni intermarket e intramarket e ieri ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. Caos e casualità sembrano le parole adatte per spiegare le price action attuali, che probabilmente sono determinate da aggiustamenti di posizioni in attesa delle decisioni della Fed e della Bce, rispettivamente di mercoledì e giovedì prossimo.
A complicare le cose, ci sono i dati americani, i cui risultati appaiono spesso contraddittori: talvolta infatti evidenziano un chiaro rallentamento della congiuntura, prefigurando un futuro recessivo, in altre circostanze mostrano invece una resilienza sorprendente, il che lascia presupporre ulteriori rialzi del costo del denaro. Il risultato è che è difficilissimo districarsi in questo caos di numeri, dichiarazioni, aspettative che si vanno ad aggiungere alle questioni geopolitiche. Il tutto genera una tensione latente che potrebbe sfociare in un panic selling senza precedenti, senza però che gli indicatori preposti alla misurazione dell’avversione al rischio ne facciano minimamente cenno.
Il Vix resta quindi sui minimi, il UsdJpy non scende mentre l’oro, pur rimanendo vicino ai massimi, non sfonda. Ma ciò che sorprende è che in alcune occasioni, a fronte di dati americani migliori delle attese, osserviamo un calo della borsa e una salita del dollaro. In altre circostanze, invece, dei dati buoni provocano una discesa sia della borsa sia del dollaro, come accaduto mercoledì dopo la pubblicazione dei dati relativi ai beni durevoli. Ieri invece dopo il dato del Pil (uscito negativo nel primo trimestre, ma con un deflatore migliore del consensus e dei jobless claims superiori alle attese), le borse hanno chiuso in deciso rialzo e il dollaro si è rafforzato. Insomma, movimenti difficili da spiegare. In questo periodo, quindi, operare secondo logica pare non aver molto senso.
PIL USA
Nel primo trimestre del 2023 l’economia Usa è crescita dell’1.1% su base annua, in calo rispetto al 2.6% del periodo precedente e al di sotto del consensus del 2%. Rallentata la crescita degli investimenti delle imprese, mentre le scorte sono diminuite e i tassi di interesse hanno contribuito a peggiorare le condizioni del mercato immobiliare.
È cresciuta, a sorpresa, la spesa dei consumatori, +3.7% rispetto allo 0% del quarto trimestre scorso. L’altra notizia degna di nota è la decisione della Boj di lasciare i tassi invariati al -0.1%, come da attese, ma la novità è rappresentata dal fatto che la banca centrale ha ritirato la forward guidance che prometteva di mantenere i tassi ai livelli attuali o inferiori, cioè ha deciso che in futuro sarà possibile una loro modifica.
Lo yen ha ceduto terreno con il UsdJpy che dai minimi di 133.40 è balzato in area 134.75-80. Attenzione alla eventuale violazione di 135.20 che potrebbe causare una accelerazione del tasso di cambio anche fino a quota 138, massimo del mese di marzo.
I DATI ODIERNI
Stamani c’è attesa per i dati sull’inflazione in Francia, attesa al 6.7% e in Spagna, attesa al 4.4%, oltre che per il Pil in Spagna, il cui consensus prevede una crescita del 3.1% su base annua. Alle 10.00 sono in uscita i dati sulla disoccupazione tedesca, attesa al 5.6% e per finire anche il Pil di Italia e Germania, rispettivamente attesi a +1.4% e +0.8%.
Dati misti che però saranno gli anticipatori del dato delle 11.00 relativo al Pil di Eurozona, atteso a +1.4%. Nel pomeriggio arriveranno i dati sul Pil del Canada, ma soprattutto il Price Consumer Expenditure e gli aggregati pubblicati dall’Università del Michigan. Tanta carne al fuoco che potrebbe modificare le price action di breve termine. Buon trading e buona giornata.
Saverio Berlinzani

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