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Mercati in calo tra timori IA e attese Fed

Saverio Berlinzani
February 17, 2026

FUTURES USA ANCORA IN CALO

 

I futures azionari statunitensi hanno registrato un forte calo nella notte, a causa delle crescenti preoccupazioni tra gli investitori riguardo all’aumento del risk off legato all’intelligenza artificiale. I futures sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 sono scesi rispettivamente dello 0,5% e dello 0,9%, mentre i futures sul Dow Jones hanno perso lo 0,3%.

 

La scorsa settimana, il Dow Jones ha ceduto l’1,23%, l’S&P 500 l’1,39% e il Nasdaq Composite il 2,1%. I titoli del software sono stati tra i peggiori, mentre i titoli dei semiconduttori si sono mostrati relativamente resilienti, sostenuti dalle aspettative che l’espansione dell’adozione dell’intelligenza artificiale continui a incrementare la domanda di elaborazione ad alte prestazioni e chip avanzati.

 

Gli investitori guardano ora alla nuova tornata di utili aziendali per trarre indicazioni, con risultati attesi da Walmart, Warner Bros. Discovery, Booking Holdings, Deere & Company e Palo Alto Networks nel corso della settimana.

 

Nel frattempo, ieri i mercati europei hanno mostrato un leggero recupero, correggendo parte delle precedenti due sessioni di calo dai livelli record, grazie a una stagione degli utili più solida del solito. Lo Stoxx 50 è avanzato dello 0,4% a 6.010 punti, mentre lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,2% a 619 punti.

 

Finora, poco più del 60% delle aziende europee ha superato le aspettative di profitto, ben al di sopra della media trimestrale tipica di circa il 54%.

 

Altrove, l’attenzione si sposterà sui dati del mercato del lavoro del Regno Unito e sulle cifre dell’inflazione previste per questa settimana, oltre che sulla pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Fed, che potrebbero offrire ulteriori indicazioni sulle prospettive della politica monetaria.

 

VALUTE

 

In un contesto di incertezza, il dollaro ha mantenuto un certo grado di forza. L’indice del dollaro ha difeso i supporti in area 96,40 e si è avvicinato al livello di 97,00, mantenendo i guadagni della sessione precedente. Gli investitori attendono ora i principali dati economici statunitensi di questa settimana, che potrebbero influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

 

L’attenzione del mercato è rivolta ai verbali dell’ultima riunione della Fed, ai dati anticipatori sul PIL e all’indice dei prezzi PCE core, l’indicatore d’inflazione preferito dalla banca centrale.

 

L’EUR/USD è sceso sui supporti di 1,1840, nonostante l’aumento delle posizioni sui future del CME, segnale che i grandi investitori istituzionali restano convinti di un possibile indebolimento del dollaro e di un rafforzamento dell’euro.

 

La scorsa settimana, la valuta statunitense è stata sotto pressione dopo i dati favorevoli sull’inflazione, che hanno rafforzato le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed entro fine anno. Tuttavia, i dati precedenti avevano mostrato un aumento delle buste paga al ritmo più alto degli ultimi dodici mesi e un inatteso calo del tasso di disoccupazione, indicando una possibile stabilizzazione del mercato del lavoro.

 

Attualmente i mercati scontano un taglio dei tassi a giugno, con circa 62 punti base di allentamento totale previsto nell’anno, equivalente a due tagli da 25 punti base.

 

SVIZZERA: PIL IN RIPRESA

 

L’economia svizzera è cresciuta dello 0,2% su base trimestrale nel quarto trimestre del 2025, dopo la contrazione dello 0,5% registrata nel trimestre precedente. I dati suggeriscono una resilienza di fondo dell’economia, nonostante l’impatto iniziale dei dazi del 39% imposti dal presidente statunitense Trump, che avevano causato la maggiore contrazione dall’inizio della pandemia.

 

Un accordo commerciale raggiunto a metà novembre, che ha ridotto i dazi al 15%, ha alimentato le speranze di un impatto più contenuto. La crescita è stata trainata soprattutto dal settore dei servizi, mentre il comparto industriale è rimasto sostanzialmente stagnante.

 

Per l’intero 2025, il PIL svizzero è aumentato dell’1,4%, dopo il +1,2% dell’anno precedente, rimanendo comunque al di sotto della crescita media di lungo periodo (1,8% dal 1981), penalizzato da un contesto internazionale difficile per il settore manifatturiero orientato all’esportazione.

 

GOLD IN DISCESA

 

Il prezzo dell’oro è sceso sotto i 4.880 dollari l’oncia, registrando la seconda sessione consecutiva di ribassi, complice la riduzione dei volumi di scambio dovuta alle festività. I mercati in Cina e in diversi Paesi asiatici sono rimasti chiusi per il Capodanno lunare, dopo la festività negli Stati Uniti.

 

I dati sull’inflazione statunitense, inferiori alle attese e pubblicati venerdì scorso, hanno rafforzato le aspettative di un ulteriore allentamento monetario da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno. Gli operatori stanno attualmente scontando poco più di due tagli dei tassi, con luglio indicato come possibile inizio.

 

Gli investitori attendono ora i verbali della riunione della Fed, la stima anticipata del PIL statunitense e i dati sull’inflazione PCE per ottenere indicazioni più precise sulle prossime mosse di politica monetaria.

 

Anche i fattori geopolitici restano in primo piano: i colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran dovrebbero riprendere oggi, mentre i negoziati tra Russia e Ucraina ripartiranno sullo sfondo delle tensioni ancora in corso.


I principali supporti per il metallo giallo si trovano in area 4.690 e 4.650 dollari, in un contesto di volatilità in calo dopo la decisione del CME di aumentare i margini, misura che ha contribuito alla brusca riduzione della volatilità precedentemente elevata.

 

NIKKEI IN RIBASSO

 

Martedì l’indice Nikkei 225 è sceso dello 0,4%, portandosi sotto quota 56.600 e registrando la quarta seduta consecutiva in calo. Il ribasso è stato appesantito dalle perdite nei titoli tecnologici e della difesa.

 

Persistono le preoccupazioni riguardo al potenziale impatto disruptive dell’intelligenza artificiale su vari settori, in particolare software, servizi alle imprese e media. SoftBank Group ha perso il 4% a causa della forte esposizione al settore tecnologico globale, mentre Recruit Holdings ha ceduto il 3,8%. Anche i titoli della difesa sono stati deboli, con Mitsubishi Heavy Industries in calo dell’1,4% e Kawasaki Heavy Industries del 2,6%.

 

Deboli anche i titoli farmaceutici e dei beni di consumo, contribuendo alla pressione generale sull’indice.

 

Sul fronte politico, il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, ha dichiarato che il Primo Ministro Sanae Takaichi non ha avanzato richieste specifiche durante la riunione ordinaria di lunedì, lasciando pochi segnali di novità sul fronte monetario o fiscale.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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