LE BORSE PERDONO QUOTA
Gli indici azionari statunitensi hanno registrato un forte calo lunedì, cancellando i guadagni della sessione precedente. La rinnovata incertezza sul futuro della politica commerciale americana ha spinto i mercati a ridurre le esposizioni sugli asset più rischiosi.
A ciò si aggiungono le preoccupazioni sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale, creando un quadro che rischia di diventare preoccupante per gli investitori.
L’S&P 500 e il Nasdaq 100 hanno perso rispettivamente l’1,04% e l’1,13%, mentre il Dow Jones è sceso dell’1,66%.
Il presidente degli Stati Uniti, Trump, ha aumentato i dazi al 15%, spingendo i principali partner commerciali a sospendere l’attuazione degli accordi precedentemente negoziati. Questo ha alimentato ulteriore incertezza su come l’amministrazione intenda estendere tali misure, dato che il Congresso difficilmente le approverà.
Le mosse seguono la recente decisione della Corte Suprema di annullare i dazi applicati a partire da aprile dello scorso anno.
I giganti del software hanno registrato nuove perdite a causa dei timori legati alla sostituzione attraverso l’intelligenza artificiale: Oracle e Palantir sono scese del 4%. American Express ha perso il 7%, mettendo sotto pressione il Dow Jones.
Nvidia, invece, ha registrato un leggero rialzo in vista della pubblicazione degli utili prevista per questa settimana.
VALUTE
In controtendenza, l’indice del dollaro si è attestato a quota 97,6, riducendo il calo iniziale e avvicinandosi ai massimi del mese. Gli operatori si interrogano su come gli sviluppi della politica commerciale statunitense possano influenzare la bilancia dei pagamenti.
Anche i ribassi delle valute del G10 hanno sostenuto il dollaro.
Il rallentamento della crescita salariale nel Regno Unito ha messo sotto pressione la sterlina, mentre il calo degli indicatori dell’inflazione core ha indebolito il dollaro canadese.
L’EUR/USD è sceso nuovamente sotto 1,1800, fermandosi sui primi supporti a 1,1770, in un contesto che rimane incerto ma poco volatile.
Nonostante le previsioni diffuse su un suo possibile crollo, il dollaro continua a mostrare una tenuta sorprendente. I grandi operatori non riescono a indebolirlo ulteriormente.
Inoltre, l’offerta di dollari sembra restringersi a causa dell’intenzione del nuovo presidente della Federal Reserve, Warsh, di ridurre significativamente il bilancio della Fed, operazione che equivale a drenare liquidità dal sistema.
CINA, TASSI INVARIATI
La Banca Popolare Cinese (PBoC) ha mantenuto invariati i tassi di interesse di riferimento per il nono mese consecutivo, in linea con le aspettative del mercato. La scelta indica che i responsabili politici non intendono procedere a un ampio allentamento monetario dopo le recenti misure mirate.
Il Loan Prime Rate a un anno è rimasto al 3,0%, mentre quello a cinque anni — parametro di riferimento per i mutui — è stato confermato al 3,5%.
Nel frattempo, la Cina ha centrato l’obiettivo di crescita di circa il 5% nel 2025 grazie alla forza delle esportazioni. Tuttavia, restano presenti squilibri strutturali, tensioni commerciali e maggiore incertezza geopolitica.
All’inizio del mese, la banca centrale ha annunciato l’intenzione di intensificare il sostegno finanziario per stimolare la domanda interna. La sovraccapacità industriale e la debolezza dei consumi continuano infatti a pesare sulla fiducia delle imprese. Sono stati inoltre segnalati possibili tagli al coefficiente di riserva obbligatoria e un allentamento più ampio entro fine anno.
ORDINI DI BENI DUREVOLI
I nuovi ordini di beni manifatturieri negli Stati Uniti sono diminuiti dello 0,7% su base mensile, attestandosi a 617,5 miliardi di dollari a dicembre 2025. La cifra riduce l’aumento precedente, pari a 621,9 miliardi, il più elevato degli ultimi sei mesi, ed è in linea con le attese di una contrazione dello 0,5%.
Gli ordini di beni durevoli sono calati dell’1,4%, scendendo a 319,9 miliardi, a causa del crollo degli ordini di velivoli e componenti non destinati alla difesa.
Gli ordini di beni non durevoli sono invece rimasti sostanzialmente stabili per il secondo mese consecutivo, a 297,6 miliardi.
ORO IN CORREZIONE
Martedì, dopo quattro giorni di rialzi, l’oro è sceso dell’1% a circa 5.170 dollari l’oncia, nonostante il persistente contesto di incertezza geopolitica ed economica.
Il nuovo dazio globale del 10% voluto dal presidente Trump è entrato in vigore oggi, mentre la Casa Bianca tenta di rilanciare il programma tariffario dopo il blocco imposto dalla Corte Suprema la scorsa settimana. Secondo indiscrezioni, l’amministrazione starebbe preparando un nuovo ordine che potrebbe portare l’aliquota al 15%.
Dal punto di vista tecnico, il metallo si trova vicino a importanti livelli di resistenza in area 5.200 dollari, seguiti da 5.397. Questi livelli potrebbero essere testati nuovamente se i supporti chiave a 5.100 e 5.000 dovessero reggere.
La domanda di oro rimane strutturalmente elevata, anche se la volatilità si è ridotta in seguito alla decisione del CME di aumentare i margini richiesti agli operatori.
Sul fronte commerciale, l’Unione Europea ha sospeso il processo di ratifica del proprio accordo con gli Stati Uniti, mentre l’India ha rinviato i colloqui.
A livello geopolitico, l’attenzione resta concentrata sui negoziati nucleari tra Stati Uniti e Iran, che riprenderanno giovedì. Trump ha dichiarato di preferire una soluzione negoziata, ma ha avvertito che potrebbero esserci “gravi conseguenze” in caso di mancato accordo.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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