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Analisi di mercato

Mercati in attesa della Fed tra rally e tensioni

Saverio Berlinzani
January 26, 2026

WALL STREET CI RIPROVA NELLA SETTIMANA DELLA FED

 

Chiusura positiva per Wall Street venerdì scorso, con l’S&P 500 in rialzo dello 0,1%, il Nasdaq 100 a +0,3% e il Dow Jones in calo dello 0,6%, appesantito dalla debolezza dei settori finanziario e delle utility, mentre i titoli energetici hanno sovraperformato.

 

Nvidia ha guadagnato l’1,5%, sostenendo il Nasdaq dopo le notizie secondo cui i funzionari cinesi avrebbero segnalato alle aziende tecnologiche nazionali di poter preparare gli ordini per i suoi chip di intelligenza artificiale H200. Anche AMD è avanzata del 2,3%.

 

Al contrario, Intel è crollata del 17% dopo aver pubblicato previsioni inferiori alle attese e segnalato persistenti difficoltà operative, trascinando il sentiment del settore semiconduttori. Anche Broadcom ha perso l’1,7%, limitando il rialzo del comparto tecnologico a mega-cap.

 

I dati macroeconomici hanno offerto segnali contrastanti: l’indice del sentiment dell’Università del Michigan è stato rivisto al rialzo, toccando un massimo plurimensile, mentre gli indici PMI globali flash dell’S&P hanno indicato un lieve raffreddamento sia nei servizi sia nel manifatturiero.

 

Nel complesso della settimana, l’S&P 500 ha perso lo 0,5%, il Dow Jones lo 0,6%, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,2%, riflettendo una persistente cautela dopo la recente volatilità.

 

VALUTE

 

Venerdì scorso si è registrato un improvviso crollo del dollaro, in gran parte alimentato dalla brusca discesa del cambio USD/JPY e dei relativi cross con la valuta giapponese.

 

Le ragioni principali sarebbero riconducibili a un possibile intervento della Bank of Japan, che avrebbe fatto scivolare il cambio da 159,40 a 155,75. Il movimento si è sviluppato in due fasi: una prima durante la sessione europea, con un probabile “request for prices” della BoJ che ha spinto l’USD/JPY da 159,40 a 157,40; una seconda fase, più intensa, in cui la banca centrale sarebbe intervenuta direttamente vendendo dollari e acquistando yen, spingendo la coppia al ribasso di ulteriori 300 pips.

 

Per correlazione dollaro-centrica, il movimento ha generato un indebolimento generalizzato del biglietto verde contro l’euro (1,1770 – 1,1830), il cable (1,3510 – 1,3640), AUD/USD (0,6840 – 0,6900) e NZD/USD (0,5900 – 0,5945).

 

Sebbene l’azionario resti in modalità “risk-on”, la price action nel mercato valutario appare tipicamente da avversione al rischio. In questa fase, l’euro si conferma un asset rifugio più del dollaro, contribuendo al suo apprezzamento.

 

Si aggiungono inoltre le incertezze sui nuovi dazi commerciali e le tensioni geopolitiche legate a Venezuela, Iran e Groenlandia, che pesano sulla divisa statunitense. A ciò si sommano i timori che molti investitori istituzionali possano iniziare a ridurre l’esposizione agli asset denominati in dollari.

 

Resta aperta la domanda: è davvero questo ciò che desidera l’economia statunitense, soprattutto mentre i BRICS sembrano intenzionati a rivalutare lo yuan offshore (USD/CNH a 6,94) per sostituire progressivamente il dollaro come valuta di riferimento globale?

 

ARGENTO

 

L’argento è balzato per la prima volta ben oltre quota 100 dollari l’oncia, arrivando a 103,24. Il movimento è stato sostenuto da un dollaro più debole, dalle persistenti tensioni geopolitiche e da una generale incertezza economica.

 

Il biglietto verde è stato messo sotto pressione dalle dinamiche geopolitiche tra Stati Uniti ed Europa legate alla Groenlandia e dal crescente timore che l’Europa possa utilizzare le sue ingenti riserve di asset statunitensi come strumento strategico.

 

Nel frattempo, si prevede che la Federal Reserve mantenga invariati i tassi nella riunione della prossima settimana, segnale della continua resilienza dell’economia. I mercati, tuttavia, stanno ancora scontando due tagli dei tassi entro l’anno, ipotesi che potrebbe rafforzarsi con l’avvicinarsi della nomina del nuovo presidente della Fed da parte del Presidente Donald Trump.

 

Oltre alle dinamiche macro, il rally dell’argento è stato amplificato da una storica stretta sulle posizioni short, dalla forte domanda retail e dal rafforzamento dei controlli cinesi sulle esportazioni, elementi che alimentano le preoccupazioni sull’offerta.

 

PETROLIO

 

Venerdì i future sul WTI sono saliti di oltre il 2%, attestandosi intorno ai 60,8 dollari al barile e segnando la quinta settimana consecutiva di rialzi, sostenuti dai rischi geopolitici e dalle preoccupazioni sull’offerta.

 

Il rialzo è seguito ai nuovi avvertimenti del Presidente Donald Trump nei confronti dell’Iran, che hanno alimentato timori per una possibile azione militare in grado di interrompere i flussi di petrolio. Gli Stati Uniti avrebbero infatti dispiegato una flotta navale diretta verso l’area, includendo una portaerei e cacciatorpediniere.

 

Le preoccupazioni sull’offerta sono state aggravate dalle interruzioni in Kazakistan, dove la produzione del giacimento di Tengiz non è ancora ripresa dopo una recente chiusura.

 

Nel frattempo, il dollaro ha registrato la peggior settimana degli ultimi sette mesi, rendendo il petrolio più conveniente per gli acquirenti non statunitensi, complice il deterioramento delle relazioni tra USA ed Europa e la mancanza di progressi nei colloqui di pace sull’Ucraina.

 

Nonostante ciò, i rialzi restano limitati dalle aspettative di eccesso di offerta, con l’AIE che prevede un aumento delle scorte globali di 3,7 milioni di barili al giorno quest’anno.

 

SETTIMANA ENTRANTE

 

Questa settimana la Federal Reserve prenderà la prima decisione di politica monetaria dell’anno. Riflettori puntati anche sugli utili di Apple, Meta, Microsoft e Tesla.

 

Sul fronte macro USA sono attesi gli ordini di beni durevoli, l’indice dei prezzi alla produzione, i dati su export e import e gli aggiornamenti sul mercato immobiliare.

 

In Europa e nel resto del mondo, i mercati seguiranno con attenzione la pubblicazione del PIL di Eurozona, Germania e Canada, i dati sull’inflazione di Germania, Spagna e Australia e gli indici PMI ufficiali della Cina.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 


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