
Per la regola del “buy on rumors and sell on news” la sterlina, come volevasi dimostrare, si è comportata esattamente come avevamo prospettato ovvero è salita prima della decisione relativa al rialzo dei tassi da parte dalla Bank of England ed è poi scesa. La correzione, per ora, è stata di 150 pips dai massimi e non pare terminata. La Boe comunque ha ribadito quel che avevamo ascoltato durante le scorse settimane ovvero che l’inflazione morde ancora ma che scenderà già quest’anno e la congiuntura dovrebbe stabilizzarsi dopo una prima parte dell’anno caratterizzata da una crescita zero.
Bailey, dopo aver portato i tassi al 4.5%, si è rivelato meno pessimista del solito parlando di ripresa e di resilienza, anche se ha ribadito che la Banca centrale è pronta ad alzare i tassi se fosse necessario. Ricordiamo che si tratta del dodicesimo rialzo consecutivo del costo del denaro, con il mercato che adesso sconta un pivot dei tassi per fine anno al 4.9%. L’inflazione dovrebbe scendere al 5.1% a fine 2023 e al 3.9% ad inizio 2024.
PPI E MERCATO DEL LAVORO USA
I prezzi alla produzione statunitense sono saliti meno del previsto, rispettivamente del 2.3% a/a e 0.2% m/m mentre il dato core fa registrare un +3.2% a/a e 0.2% m/m, entrambi inferiori alle attese. Ciò dimostra che negli Usa cominciano a farsi sentire gli effetti dei persistenti rialzi dei tassi e si confermano i segnali di un rallentamento economico che potrebbe anche sfociare in una recessione.
Il dibattito è tutto qui, nel senso che si cerca di capire l’entità del calo dell’attività economica, che potrebbe innescare una discesa impulsiva dei listini e creare un potenziale risk off di una certa intensità. Se poi aggiungiamo che sono usciti dei rapporti che segnalano un possibile aggravamento delle condizioni delle banche regionali statunitensi (4 economisti americani dell’Università di Stanford hanno parlato di 186 istituti di credito a potenziale rischio fallimento), comprendiamo facilmente la tensione presenti sui mercati. Per ora però tutto sembra abbastanza tranquillo, almeno sui mercati azionari.
WALL STREET E LE VALUTE
I listini USA sono scesi ma, tutto sommato, hanno retto il colpo, con il Dow Jones in calo dello 0.66%, l’S&P500 dello 0.17% mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0.18%. Sul fronte delle correlazioni intermarket c’è stato l’ennesimo cambiamento, con un azionario americano in calo e un dollaro in ripresa, mentre recentemente il paradigma era cambiato proprio in relazione al fatto che le cattive notizie che provenivano dagli USA avevano cominciato a pesare anche sul dollaro.
Di fatto, in questa fase, le correlazioni sembrano essere saltate, e ogni mercato si muove a sé stante. Basti pensare al fatto che ieri in una situazione di risk off il UsdJpy ha recuperato 100 pips ritornando a ridosso di quota 135 mentre la scorsa settimana, dopo la pubblicazione degli ordini all’industria americani inferiori alle attese, era iniziata un’ondata di risk of che aveva portato il Usdjpy da 138 a 134. In ogni caso, tornando alle valute, segnaliamo il recupero del dollaro, che potrebbe anche essere più strutturale se dovesse rompere certe resistenze.
Contro l’euro, ad esempio, osservando i grafici settimanali, c’è la media mobile a 100 settimane che passa sul supporto chiave a 1.0840, la cui rottura potrebbe spingere i prezzi fino a 1.0480. Lo stesso vale anche per il Cable che ha un supporto chiave a 1.2440, la cui violazione aprirebbe al test di 1.19. Oggi la giornata è priva di dati chiave se non per il Pil inglese di questa mattina e gli aggregati redatti dall’Università del Michigan di questo pomeriggio. Buon trading e buon fine settimana.
Saverio Berlinzani

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