BORSE IN CALO: DURERÀ?
Nel giorno del Martin Luther King Day, i futures sui mercati azionari statunitensi hanno seguito la tendenza dei listini europei, che hanno chiuso decisamente in rosso.
Le azioni europee sono crollate, con lo STOXX 50 in calo dell’1,3% e lo STOXX 600 dell’1,1%, dopo che il presidente degli Stati Uniti Trump ha annunciato nel fine settimana l’introduzione di un dazio del 10% sulle merci esportate negli Stati Uniti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia, a partire dal 1° febbraio.
La misura arriva in un momento di forte opposizione da parte di diversi Paesi europei agli sforzi degli Stati Uniti per acquisire la Groenlandia. Il dazio è destinato a salire al 25% il 1° giugno se non verrà raggiunto un accordo che consenta agli Stati Uniti di “acquistare” il territorio.
In risposta, l’UE sta discutendo la possibile imposizione di dazi su beni statunitensi per un valore fino a 93 miliardi di euro.
I titoli del lusso sono stati tra i più colpiti: LVMH ha perso il 3,7%, Richemont il 4,1% e Kering il 3,2%.
Anche il settore tecnologico ha registrato forti perdite, guidate da ASML Holding (-2,0%), Infineon Technologies (-2,5%) e Siemens (-3,1%).
Pesanti ribassi anche per il comparto automobilistico, con VW (-2,9%) e Mercedes-Benz (-3,2%), mentre i titoli della difesa hanno continuato a salire.
VALUTE
Sui cambi, l’euro è rimasto poco mosso tra 1,1605 e 1,1650, e tutti gli altri tassi si sono mossi di conseguenza.
Al momento manca un catalizzatore in grado di rompere l’attuale fase di congestione. Sopra 1,1705 l’EUR/USD potrebbe puntare verso 1,1800, mentre una discesa sotto 1,1550 costringerebbe molti investitori istituzionali — attualmente short dollaro e long euro, come indicano le posizioni sui futures al CME di Chicago — a chiudere le posizioni.
Il rischio principale oggi è rimanere long sulla moneta unica, che comporta anche un costo di swap significativo. Le posizioni short, invece, restano in attesa, consapevoli che lo swap positivo permette di mantenere l’esposizione fino alla rottura dei supporti chiave.
Pochi movimenti anche sulle valute oceaniche e sullo yen, che attende sviluppi sul fronte BoJ e Takaichi. Franco svizzero stabile.
RENDIMENTI JGB SUI MASSIMI
Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi (JGB) a 10 anni è salito di circa 6 punti base al 2,24% lunedì, raggiungendo il livello più alto dal 1999.
L’aumento è stato trainato dalle aspettative di rialzi dei tassi da parte della Banca del Giappone e dalle previsioni di un incremento della spesa pubblica sotto la guida del Primo Ministro Sanae Takaichi.
Si prevede che la BoJ manterrà il tasso di riferimento stabile allo 0,75% questa settimana, anche se i mercati osservano un possibile movimento a giugno. La scorsa settimana, il governatore Kazuo Ueda ha ribadito che la banca centrale è pronta ad aumentare i tassi se economia e prezzi seguiranno le proiezioni.
Gli investitori stanno inoltre valutando le implicazioni fiscali e politiche dopo l’annuncio del Primo Ministro Takaichi di voler sciogliere il parlamento venerdì e convocare elezioni anticipate per l’8 febbraio, cercando sostegno per un aumento della spesa e una nuova strategia di sicurezza.
Takaichi ha promesso di sospendere per due anni l’imposta sui consumi dell’8% sui prodotti alimentari e ha affermato che i suoi piani creeranno posti di lavoro, stimoleranno la spesa delle famiglie e aumenteranno le entrate fiscali.
CINA: TASSI INVARIATI
La Banca Popolare Cinese (PBoC) ha mantenuto i tassi di interesse ai minimi storici per l’ottavo mese consecutivo, in linea con le aspettative del mercato.
Giovedì scorso la PBoC aveva annunciato un taglio di 25 punti base ai tassi settoriali, con decorrenza dal 19 gennaio, per fornire un impulso iniziale all’economia.
Questa notte, invece, il tasso primario sui prestiti (LPR) a un anno — riferimento per la maggior parte dei prestiti aziendali e familiari — è rimasto al 3,0%. L’LPR a cinque anni, che determina i tassi dei mutui, è rimasto invariato al 3,5%. Entrambi erano stati tagliati di 10 punti base a maggio 2025.
La decisione è arrivata dopo i dati pubblicati lunedì, che mostrano una crescita del PIL 2025 pari all’obiettivo ufficiale del 5%, nonostante la persistente crisi immobiliare.
Nel frattempo, i nuovi prestiti in yuan a dicembre sono aumentati significativamente rispetto a novembre e hanno superato le attese, sostenuti dalle misure governative volte a stimolare la domanda di credito.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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