Strategia Dax future

Data: 30/01/18 07:35:00 Type: MFANAHP|SPA

Nella seduta di lunedì il Dax future (scadenza marzo 2018) non è riuscito a superare quota 13.410 e ha accusato una veloce correzione intraday, con le quotazioni che sono scese fino a 13.270. La situazione tecnica rimane costruttiva ma, prima di poter tentare un ulteriore allungo, è necessaria una fase laterale di consolidamento. Fondamentale, sotto questo punto di vista, la tenuta del sostegno situato in area 13.130-13.125 punti. Un allungo dovrà affrontare un primo ostacolo a quota 13.440-13.445 e una seconda barriera in area 13.520-13.525 punti.

L’Eurostoxx50 future (scadenza marzo 2018) ha tentato un allungo ma non è riuscito a superare quota 3.650. Il quadro tecnico rimane costruttivo: importante comunque la tenuta del supporto posto a 3.620 in quanto può gettare le basi per un ulteriore balzo in avanti. Un nuovo segnale rialzista di tipo direzionale, tuttavia, arriverà soltanto con il breakout della barriera situata in area 3.675-3.680 punti. (riproduzione riservata)

Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Ftse Mib future

Data: 30/01/18 08:15:00 Type: CHF

È stata una seduta contrastata sul mercato azionario italiano che ha tentato un allungo ma è stato respinto da una solida area di resistenza. Il Ftse Mib future (scadenza marzo 2018), dopo un’apertura a quota 23.860, è salito fino ad un massimo intraday di 23.960 punti prima di accusare una rapida flessione che ha spinto i prezzi sotto 23.800. La situazione tecnica di breve termine rimane costruttiva ma, prima di poter tentare un ulteriore balzo in avanti, è necessaria una fase laterale di consolidamento. Al rialzo, infatti, un nuovo segnale long di tipo direzionale arriverà soltanto con il breakout (accompagnato da un deciso incremento dei volumi) di quota 24.040. Pericolosa invece una discesa sotto 23.550 in quanto può innescare una rapida correzione verso 23.460-23.450 prima e in area 23.370-23.350 in un secondo momento. Da un punto di vista grafico, tuttavia, un segnale ribassista arriverà soltanto con la rottura del sostegno posto a 23.250 punti. Strategia operativa intraday. Short a 23.830 con target a 23.730 prima, a quota 23.670 poi e in area 23.630-23.620 successivamente. Stop a 23.920. (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Euro/Yen

Data: 30/01/18 08:50:00 Type: NANSC

Nella giornata di lunedì il cambio euro/yen ha subito una veloce correzione ed è sceso fino a quota 134,30. La struttura tecnica di breve termine rimane pertanto contrastata: da un punto di vista grafico, tuttavia, soltanto il breakout della resistenza posta a 136,40 potrebbe fornire una chiara dimostrazione di forza. Pericolosa invece una discesa sotto 134,30 in quanto potrebbe innescare un’ulteriore correzione, con un primo target in area 134-133,90. Fondamentale comunque la tenuta del sostegno situato a ridosso di quota 133 in quanto può favorire la costruzione di una solida base accumulativa. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Dollaro/Yen

Data: 30/01/18 09:30:00 Type: NANSC

Nella giornata di lunedì il cambio dollaro/yen ha tentato un recupero ma non è riuscito a superare quota 109,20. La situazione tecnica rimane negativa (gli indicatori direzionali si trovano ancora in posizione short) e solo il forte ipervenduto di breve termine può impedire un ulteriore cedimento. Un rimbalzo dovrà comunque affrontare un primo ostacolo attorno a 109,70 e una seconda barriera in area 110,30-110,40. Prima di poter iniziare una risalita di una certa consistenza sarà comunque necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. Un nuovo segnale ribassista verrà invece fornito con il cedimento di quota 108,30 con target teorici a 108-107,95 prima e attorno a 107,75-107,70 in un secondo momento. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Euro/dollaro

Data: 30/01/18 09:45:00 Type: NANSC|MFTGED

Nella giornata di lunedì il cambio euro/dollaro ha subito una veloce correzione, con le quotazioni che sono scese in area 1,2340-1,2337. La situazione tecnica rimane costruttiva (i vari indicatori direzionali si trovano ancora in posizione long) ma, prima di poter tentare un nuovo allungo, è necessaria una fase riaccumulativa al di sopra del sostegno situato in area 1,23-1,2280. Da un punto di vista grafico, infatti, soltanto il breakout di 1,25 potrebbe fornire un nuovo segnale rialzista, con target a 1,2530 prima, a 1,2560 poi e in area 1,2590-1,2595 in un secondo momento. (Gianluca Defendi)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia FtseMib future intrada

Data: 30/01/18 10:15:00 Type: CHF

Mattinata negativa sul mercato azionario italiano che accusa una veloce correzione e si dirige verso una prima zona di supporto. Il Ftse Mib future (scadenza marzo 2018), dopo un’apertura in gap-down a 23.685 punti, ha tentato un recupero ma è stato respinto da quota 23.800. La situazione tecnica di breve termine rimane costruttiva ma, da un punto di vista grafico, un nuovo segnale rialzista di tipo direzionale arriverà soltanto con il breakout (accompagnato da un deciso incremento dei volumi) di quota 24.040. Pericolosa invece una discesa sotto 23.550 in quanto può innescare una rapida correzione verso 23.460-23.450 prima e in area 23.370-23.350 in un secondo momento. Un segnale ribassista arriverà con la rottura del sostegno posto a 23.250 punti. Strategie operative intraday. Nessuno dei titoli proposti in tabella ha fatto scattare il relativo segnale operativo. (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 30/01/18 16:20:00 Type: CAL|{CALCE}|MEA|WORANAL|{MSNANA}|SPA

New York in netto calo in vista del meeting del Federal Open Market Commitee: il Dow Jones apre la seduta cedendo l’1,27% a 26.104 punti, in linea con la debolezza dell’S&P500 (-1,15% a 2.820 punti) e del Nasdaq (-1,21% a 7.376 punti). Gli investitori sono nervosi in attesa del primo discorso sullo stato dell’Unione da parte del presidente americano, Donald Trump, degli esiti della riunione del Fomc che terminerà domani e della pubblicazione del report sul mercato del lavoro statunitense di venerdì. “La reazione del mercato” alle parole del presidente “dipenderà dall’equilibrio tra crescita e protezionismo: probabilmente vedremo una versione più American-first di Trump di quella a cui abbiamo assistito al World Economic Forum di Davos”, afferma Jasper Lawler di London Capital Group in una nota. Secondo l’esperto “qualora Trump dovesse rivelare alcuni dettagli succosi sul suo tanto atteso piano infrastrutturale, potrebbe ulteriormente aumentare le aspettative di crescita: se lo Stato dell’Unione risposterà l’attenzione degli investitori dall’inflazione alla crescita, l’azionario potrebbe rimbalzare dopo le vendite di lunedì”.

Sul fronte macroeconomico, l’indice S&P/Case-Shiller dei prezzi delle case nelle 20 maggiori città degli Usa è salito dello 0,2% a livello mensile a novembre, mentre ha mostrato un progresso del 6,4% a livello tendenziale, in linea alle attese del consenso. L’indice riferito alle 10 maggiori città è invece salito dello 0,3% su base mensile e del 6,1% anno su anno. Mentre a gennaio, gli statunitensi si sono dimostrati più ottimisti sull’economia rispetto a dicembre e a quanto previsto dagli analisti. L’indice sulla fiducia redatto mensilmente dal Conference Board è salito, infatti, a 125,4 punti, dopo i 123,1 di dicembre. Gli analisti attendevano un dato proprio a 123,1 punti.

Nel frattempo la stagione delle trimestrali Usa sta procedendo “piuttosto bene”, afferma Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners, puntualizzando che “con 140 aziende circa che hanno diffuso i conti su 500 dell’S&P, l’81% ha battuto le stime di utili, di circa il 2,3%, mentre 80% ha battuto quelle di fatturato in media dell’1,1%”.

Tra i titoli in evidenza oggi, Pfizer nel quarto trimestre ha visto salire i profitti, battendo le previsioni, grazie a una serie di guadagni straordinari, ma il titolo cede il 3,22%. Nel 2017 la società ha messo a segno profitti per 21,308 miliardi, 3,52 dollari per azione, contro i 7,215 miliardi, pari a 1,17 dollari per azione, dell’anno precedente. Il colosso farmaceutico americano ha anche fornito guidance per il 2018 superiori alle previsioni: per l’intero anno attende un giro d’affari tra 53,5 e 55,5 miliardi di dollari, contro i 53,82 miliardi previsti dal consensus, e un utile adjusted per azione tra 2,90 e 3 dollari, sopra i 2,78 dollari attesi dagli analisti, cifra che include il riacquisto di titoli propri per 5 miliardi di dollari. La società sta inoltre esplorando la possibilità di una cessione o di uno spin off del ramo destinato alla vendita al dettaglio per focalizzarsi maggiormente sui farmaci da prescrizione.

Appesantito da indiscrezioni per un taglio della produzione di iPhone X, il titolo Apple continua a soffrire a Wall Street e cede in apertura lo 0,93%. Secondo la testata giornalistica giapponese Nikkei, il colosso di Cupertino avrebbe comunicato ai suoi fornitori che dimezzerà il target di produzione del suo iPhone X nel primo trimestre a circa 20 milioni di unità.

In rosso anche Revlon, che lascia sul terreno il 4,2%. Il ceo e presidente della multinazionale americana del settore beauty, Fabian Garcia, ha rassegnato le dimissioni dopo meno di due anni dal suo arrivo e lascerà la società il prossimo mese. Il consigliere del board Paul Meister, presidente anche di MacAndrews & Forbes, assumerà per un breve periodo il controllo delle operazioni quotidiane e sarà nominato vice presidente esecutivo, mentre Garcia si assicurerà che la transizione avvenga nel modo più agevole possibile.

JpMorgan Chase & Co (-0,68%) ieri ha promosso Daniel Pinto e Gordon Smith alla carica di co-presidenti e co amministratori delegati, una mossa che sembra accelerare la competizione per il posto di ceo detenuto da Jamie Dimon. Tuttavia, tramite una nota, Dimon ha fatto sapere che intende continuare nel suo ruolo attuale “per circa altri cinque anni”.

Infine, Harley Davidson lascia sul terreno il 6,66% dopo i risultati del quarto trimestre, che hanno evidenziato un forte calo dei profitti a 8,3 milioni di dollari rispetto ai 47,2 milioni del 2016. La casa motociclistica statunitense ha pagato, nel medesimo periodo, oneri per 53,1 milioni di dollari a seguito della nuova riforma fiscale americana.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)