Strategia Euro/Yen

Data: 29/11/17 06:15:00 Type: NANSC

Nella giornata di martedì il cambio euro/yen non è riuscito a superare quota 132,60 e ha accusato una veloce correzione. La struttura grafica di breve termine rimane ancora contrastata: pericolosa infatti una discesa sotto 131,70 anche se, da un punto di vista grafico, sarà soltanto una discesa sotto 131,20 a provocare un’inversione ribassista di tendenza. Un ulteriore rimbalzo tecnico dovrà invece affrontare un primo ostacolo attorno a 133,40-133,45 e una seconda barriera attorno a 133,90. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Dollaro/Yen

Data: 29/11/17 06:25:00 Type: NANSC

Nella giornata di martedì il cambio dollaro/yen ha tentato un recupero ma non è riuscito a superare quota 111,65. La situazione tecnica rimane ancora precaria, con i vari indicatori direzionali che rimangono in posizione short. Solo il forte ipervenduto di breve termine può impedire un ulteriore cedimento che avrà un primo target attorno a 110,60 e un secondo obiettivo in area 110,35-110,30. Un rimbalzo dovrà invece affrontare un primo ostacolo attorno a 112,20 e una seconda barriera a quota 112,50. Solo il ritorno sopra 112,70 potrebbe fornire un primo segnale di tenuta. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Dax future

Data: 29/11/17 07:45:00 Type: MFANAHP|SPA

Nella seduta di martedì il Dax future (scadenza dicembre 2017) ha tentato un recupero ma è rimasto al di sotto di quota 13.130. La struttura tecnica di breve termine rimane ancora pertanto contrastata: una nuova dimostrazione di forza arriverà soltanto con superamento di 13.200 (anche se un allungo dovrà comunque affrontare un primo ostacolo in area 13.335-13.350 e una seconda barriera attorno a 13.415-13.425 punti). Da un punto di vista grafico, tuttavia, soltanto una discesa sotto 12.840 potrebbe fornire un segnale d’inversione ribassista.

L’Eurostoxx50 future (scadenza dicembre 2017) ha compiuto un veloce recupero e si è portato a ridosso dei 3.600 punti. La struttura tecnica rimane ancora contrastata: il superamento di 3.600 può innescare un ulteriore allungo che dovrà tuttavia affrontare un primo ostacolo in area 3.615-3.618 e una seconda barriera a quota 3.642-3.645 punti. Soltanto il cedimento del sostegno posto in area 3.537-3.535 punti potrebbe fornire un segnale ribassista. (riproduzione riservata)

Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Ftse Mib future

Data: 29/11/17 08:00:00 Type: CHF

È stata una giornata contrastata sul mercato azionario italiano che ha tentato un recupero ma è rimasto al di sotto di una solida area di resistenza. Il Ftse Mib future (scadenza dicembre 2017), dopo un’apertura a quota 22.200, è sceso fino ad un minimo intraday a 22.185 punti prima di risalire verso i 22.300 punti. La situazione tecnica rimane ancora contrastata: prima di poter iniziare una risalita di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. Da un punto di vista grafico, infatti, soltanto il breakout della barriera posta a 22.600 punti potrebbe fornire un nuovo segnale rialzista. Un’ulteriore correzione troverà invece un primo sostegno in area 22.130-22.100 e un secondo supporto a ridosso dei 22.000 punti. Negativa invece una discesa sotto 21.940. Strategia operativa intraday. Long a 22.310 con target a 22.390-22.400 prima, a 22.470 poi e attorno a 22.560 successivamente. Stop a 22.200.  (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Euro/dollaro

Data: 29/11/17 08:05:00 Type: NANSC|MFTGED

Nella giornata di martedì il cambio euro/dollaro ha subito una brusca correzione ed è sceso fino a quota 1,1830. Nonostante questa discesa la situazione tecnica di breve termine rimane ancora costruttiva: prima di poter tentare un nuovo allungo sarà comunque necessaria una fase laterale di consolidamento. Da un punto di vista grafico, infatti, solo il breakout di 1,1960 potrebbe fornire un nuovo segnale rialzista (con target teorici a 1,1990-1,1995 prima e attorno a 1,2020-1,2025 in un secondo momento). Un’ulteriore correzione troverà invece un primo sostegno a ridosso di quota 1,18. (Gianluca Defendi)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia FtseMib future intraday

Data: 29/11/17 10:25:00 Type: CHF

Mattinata positiva sul mercato azionario italiano che, sostenuto dal recupero del comparto bancario, prova un rimbalzo tecnico ma rimane al di sotto di una solida area di resistenza. Il Ftse Mib future (scadenza dicembre 2017), dopo un’apertura a quota 22.390, è salito fino ad un massimo intraday a 22.470 punti prima di accusare una rapida correzione che ha riportato i prezzi a ridosso di 22.350. Nonostante questo rialzo la situazione tecnica rimane ancora contrastata: da un punto di vista grafico, infatti, soltanto il breakout della barriera posta a 22.600 punti potrebbe fornire un nuovo segnale rialzista (con un primo target attorno a 22.730 e un secondo obiettivo in area 22.850-22.800 punti). Strategie operative intraday. A causa dell’apertura in deciso rialzo nessuno dei titoli proposti in tabella ha fatto scattare il relativo segnale operativo. (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 29/11/17 15:10:00 Type: CAL|EURANAL|EURPOLIT|{MSNANA}|{MSNBAN}|SPA

Le borse europee proseguono ulteriormente la loro corsa al rialzo in una seconda metà di seduta scandita dagli effetti dei dati macroeconomici provenienti dalla Germania e dagli Stati Uniti: il FtseMib di piazza Affari viaggia in rialzo dello 0,78% a quota 22.466 punti, mentre Parigi e Francoforte guadagnano, rispettivamente, lo 0,69% e lo 0,85%.

In Germania, sulla base della lettura preliminare fornita dall’ufficio nazionale di statistica Destatis, l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,3% su base mensile e dell’1,8% su base tendenziale nel mese di novembre. Il dato congiunturale si è rivelato in linea al consenso degli economisti, mentre quello tendenziale è risultato leggermente superiore all’attesa di un incremento dell’1,7%. A ottobre l’inflazione era rimasta invariata su base mensile ed era cresciuta dell’1,6% su anno.

Ma il dato più importante proviene dagli Stati Uniti, dove il pil del terzo trimestre è stato rivisto al rialzo dal +3% al +3,3%, in accelerazione rispetto al +3,1% del periodo tra aprile e giugno. Il dato ha battuto il consenso degli economisti che si aspettavano una revisione al rialzo più modesta al +3,2%. Nel dettaglio, gli utili aziendali sono saliti del 4,9% rispetto al calo del 2% del secondo trimestre, mentre la spesa dei consumatori è invece aumentata dal 2,3% rispetto al +2,4%. Infine il deflatore core, misura attentamente monitorata dalla Fed in ottica prezzi, è cresciuto dell’1,4% rispetto al +1,3% stimato in precedenza.

Dopo la pubblicazione del dato sul pil statunitense oltre le attese, sul fronte valutario il cambio euro/dollaro, ora a quota 1,1831 e in ribasso dello 0,14%, ha aggiornato il minimo intraday a 1,1817. La valuta europea continua a perdere terreno anche nei confronti della sterlina, con il cross a quota 0,8836, in calo dello 0,39%, dopo che il capo negoziatore Michel Barnier ha smentito la notizia di un accordo raggiunto con la Gran Bretagna sull’entità della cifra del divorzio, definendole solo “voci”. La Bbc, sulla base di informazioni apprese da fonti governative, aveva riferito questa mattina di un’intesa che porterà Londra a pagare tra 45 e 55 miliardi di euro.

“Stiamo aspettando progressi sufficienti da Londra su diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito, la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord e il rispetto degli obblighi finanziari assunti durante la partecipazione del Regno Unito all’Unione europea: ancora non ci siamo”. Queste le parole di Barnier, che ha così raffreddato che le discussioni in merito alla prima parte della trattativa per la Brexit siano ormai in dirittura d’arrivo. La borsa di Londra rimane l’unica in territorio negativo, col Ftse100 in calo dello 0,56%.

Dall’altra parte dell’oceano, occhi puntati sulla testimonianza di Janet Yellen di fronte al Congresso. Il governatore uscente della Federal Reserve ha confermato che l’istituto continuerà ad alzare i tassi in modo graduale, senza però fornire indicazioni sulle mosse previste nella riunione del 12 e 13 dicembre prossimi. Yellen ha spiegato che il braccio di politica monetaria della banca centrale “continua ad aspettarsi che incrementi graduali dei tassi saranno appropriati per sostenere un mercato del lavoro in salute e per stabilizzare l’inflazione intorno all’obiettivo di crescita annua del 2%”.

E’ tuttavia da cinque anni che il dato non cresce come da target, un andamento definito in passato da Yellen un “mistero” e ieri una “sorpresa” da Jerome Powell, l’uomo che prenderà il suo posto dal prossimo febbraio e che ieri si è presentato al Congresso per la prima volta.

Nella sua testimonianza, Yellen ha aggiunto che “i recenti dati bassi dell’inflazione riflettono fattori transitori. Con il venire meno di questi fattori, mi aspetto che l’inflazione si stabilizzi intorno al 2% nel medio termine. Tuttavia è anche possibile che l’inflazione bassa di quest’anno possa riflettere qualcosa di più persistente”. Si tratta, questo, di un concetto già espresso nelle settimane scorse. Alla Fed non resta che “monitorare attentamente i progressi attuali e attesi verso l’obiettivo” predeterminato.

Inflazione a parte, l’economia e il mercato del lavoro Usa sono “forti” e continueranno a rafforzarsi “sostenendo una crescita più rapida di salari e redditi”. Il numero uno della Fed riconosce che le valutazioni nei mercati finanziari siano “alte in base a standard storici” ma che comunque “in generale, le vulnerabilità nel settore finanziario appaiono moderate”. Inoltre, il sistema bancario “è ben capitalizzato” e gli indicatori che misurano il leverage e la crescita del credito “restano contenuti”.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 29/11/17 16:00:00 Type: CAL|{CALCE}|MEA|WORANAL|WORBANAS|{MSNANA}|{MSNBAN}|SPA

In seguito ai record registrati ieri in occasione della chiusura, a mezz’ora dall’avvio delle contrattazioni Wall Street procede in maniera contrastata: l’indice Dow Jones prosegue in rialzo dello 0,5% a quota 23.956 punti, mentre il Nasdaq Composite arretra dello 0,34% a 6.888 punti.

Il sentiment degli investitori ruota attorno alle parole di Janet Yellen di fronte al Congresso. Il governatore uscente della Federal Reserve ha confermato che l’istituto continuerà ad alzare i tassi in modo graduale, non rilasciando commenti riguardo alla riunione del Fomc del 12 e 13 dicembre prossimi. Il numero uno della Fed ha fornito una valutazione positiva della performance dell’economia statunitense durante la seconda metà dell’anno, spiegando che il braccio di politica monetaria della banca centrale “continua ad aspettarsi che incrementi graduali dei tassi saranno appropriati per sostenere un mercato del lavoro in salute e per stabilizzare l’inflazione intorno all’obiettivo di crescita annua del 2%”.

Il problema principale per la Federal Reserve resta, infatti, il basso livello di inflazione: il dato non cresce come da target da cinque anni, un andamento definito in passato da Yellen un “mistero” e ieri una “sorpresa” da Jerome Powell, l’uomo che prenderà il suo posto dal prossimo febbraio e che ieri si è presentato al Congresso per la prima volta.

Nella sua testimonianza, Yellen ha aggiunto che “i recenti dati bassi dell’inflazione riflettono fattori transitori. Con il venire meno di questi fattori, mi aspetto che l’inflazione si stabilizzi intorno al 2% nel medio termine. Tuttavia è anche possibile che l’inflazione bassa di quest’anno possa riflettere qualcosa di più persistente”. Si tratta, questo, di un concetto già espresso nelle settimane scorse. Alla Fed non resta che “monitorare attentamente i progressi attuali e attesi verso l’obiettivo” predeterminato.

Inflazione a parte, l’economia e il mercato del lavoro Usa sono “forti” e continueranno a rafforzarsi “sostenendo una crescita più rapida di salari e redditi”. Il numero uno della Fed riconosce che le valutazioni nei mercati finanziari siano “alte in base a standard storici” ma che comunque “in generale, le vulnerabilità nel settore finanziario appaiono moderate”. Inoltre, il sistema bancario “è ben capitalizzato” e gli indicatori che misurano il leverage e la crescita del credito “restano contenuti”.

In merito alla riforma fiscale voluta dall’amministrazione Trump, il governatore uscente non ha rilasciato dichiarazioni ma ha suggerito al Congresso di attuare le riforme che possano aumentare la produttività e la partecipazione della forza lavoro.

Infine la Fed pubblicherá alle 20h00 il Beige Book, preparato per la riunione del Federal Open Market Committee di metà dicembre. Il rapporto, secondo gli economisti di Intesa Sanpaolo, dovrebbe restare ampiamente positivo, con indicazioni di espansione diffusa sia tra settori che tra regioni. Il documento dovrebbe poi riportare scarsità di manodopera qualificata, ma sempre modeste pressioni verso l’alto per prezzi e salari.

Sul fronte macroeconomico, grande attenzione per il pil del terzo trimestre, rivisto al rialzo dal +3% al +3,3%, in accelerazione rispetto al +3,1% del periodo tra aprile e giugno. Il dato ha battuto il consenso degli economisti che si aspettavano una revisione al rialzo più modesta al +3,2%. Inoltre l’indice pending home sale Usa, elaborato dalla National Association of Realtors e che fa riferimento alla vendita di case esistenti per le quali è stato sottoscritto un contratto preliminare ma non ancora definitivo, è salito del 3,5% a livello mensile a ottobre attestandosi a 109,3 punti.

Tra i singoli titoli quotati a Wall Street, Tiffany lascia sul terreno lo 0,38% nonostante i risultati del terzo trimestre abbiano evidenziato vendite in aumento del 3% grazie alla forte domanda per i gioielli del gruppo.

Tonfo per Autodesk, che perde il 13,59%. Sul titolo della software house pesano il piano di ristrutturazione annunciato ieri e le previsioni sui ricavi del quarto trimestre inferiori alle stime.

Allergan in rialzo del 3,15% grazie alla promozione a overweight da parte di Morgan Stanley.

Bene AT&T (+1,89%) e Time Warner (+1,09%) che ieri hanno controbattuto alle accuse del dipartimento di giustizia Usa in merito alla fusione, spiegando che l’operazione da 85,4 miliardi di dollari  favorirebbe la concorrenza e i consumatori.

Mentre Wal-Mart Stores beneficia della promozione di Rbc da “underperform” a “sector perform” e il titolo prosegue in rialzo dell’1,35%.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 29/11/17 18:15:00 Type: CAL|{CALCI}|EURANAL|EURBANAS|ITAANAL|MEA|WORANAL|{MSNANA}|{MSNBAN}|{MSNCORP}|SPA

Nonostante i dati macroeconomici incoraggianti abbiano alimentato l’entusiasmo nel corso della giornata, le borse europee hanno subito una frenata verso il termine della seduta. Bene il FtseMib di piazza Affari, che dopo aver toccato un massimo intraday di 22.508 punti, ha chiuso la giornata in rialzo dello 0,15% a quota 22.325 punti. Nel resto del continente, il Cac40 di Parigi ha terminato a +0,14%, il Dax30 quasi in parità a +0,02% e il Ftse100 ha ceduto lo 0,90%.

Tra i principali dati macroeconomici di oggi, dunque, l’indice di fiducia economica nei Paesi dell’Eurozona si è attestato a novembre a 114,6 punti, in aumento rispetto ai 114,1 di ottobre e in linea alle attese degli economisti.

In Germania, sulla base della lettura preliminare, l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,3% su base mensile e dell’1,8% su base tendenziale nel mese di novembre. Quest’ultimo è risultato leggermente superiore al consenso degli economisti che attendevano un rialzo dell’1,7%.

Il dato principale ha riguardato la lettura sul pil del terzo trimestre degli Stati Uniti, rivista al rialzo dal +3% al +3,3% e che ha battuto il consenso degli economisti che si aspettavano una revisione più modesta al +3,2%. Inoltre l’indice pending home sale Usa, riferito alla vendita di case esistenti per le quali è stato sottoscritto un contratto preliminare, è salito del 3,5% a livello mensile a ottobre attestandosi a 109,3 punti.

Sul fronte Brexit, il capo negoziatore Michel Barnier ha smentito la notizia di un accordo raggiunto con la Gran Bretagna sull’entità della cifra del divorzio, definendole solo “voci”. La Bbc, sulla base di informazioni apprese da fonti governative, aveva riferito questa mattina di un’intesa che porterà Londra a pagare tra 45 e 55 miliardi di euro. “Stiamo aspettando progressi sufficienti da Londra su diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito, la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord e il rispetto degli obblighi finanziari assunti durante la partecipazione del Regno Unito all’Unione europea: ancora non ci siamo”. Queste le parole di Barnier, che ha così raffreddato che le discussioni in merito alla prima parte della trattativa per la Brexit siano ormai in dirittura d’arrivo.

Oggi inoltre la Bce ha avvertito che l’incertezza politica nell’eurozona potrebbe aumentare i rischi per alcuni titoli di Stato e creare preoccupazione per la sostenibilità del debito di alcuni Paesi membri. Nel suo ultimo bollettino sulla stabilità finanziaria, l’istituto di Francoforte ha spiegato che “la ripresa aveva favorito negli ultimi mesi le prospettive di sostenibilità del debito sovrano della zona euro”. Tuttavia esistono ancora rischi “per gli elevati livelli del debito” delle imprese. Secondo il rapporto semestrale, inoltre, la redditività delle banche nell’area dell’euro rimane a rischio a causa “dell’eccesso di capacità, mancanza di diversificazione del reddito e inefficienza dei costi”. Di conseguenza, la Banca centrale europea ha previsto una possibile correzione dei prezzi degli asset globali a mano a mano che gli operatori si sposteranno su investimenti ad alto rischio.

In seguito al monito della Bce, il cambio euro/dollaro ha chiuso la seduta a quota 1,186 in ribasso dello 0,08%, mentre il cross euro/sterlina ha terminato a 0,8832 in calo dello 0,82%.

Sul fronte interno, invece, non c’è stata nessuna richiesta da parte degli specialisti alla riapertura del Bot 6 mesi maggio 2018, assegnato ieri per 5,5 miliardi al minimo storico di -0,436% e riofferto oggi per 550 milioni. Lo spread ha chiuso a quota 140.7 punti base con rendimento del btp decennale all’1.794 %.

A piazza Affari Bper si è fatta notare con un rialzo del 4,34% a 4,424 euro. A seguito del processo Srep 2017, la Bce ha comunicato a Bper che dovrà mantenere un livello di Cet1 Ratio dell’8,125% a partire dal 1 gennaio 2018 (rispetto al 7,25% del 2017). La banca ha già un un coefficiente minimo di capitale in termini di Common Equity Tier 1 di oltre il 14% al 30 settembre.

La Bce si è espressa anche sulla Banca Popolare di Sondrio (invariata a 3,29 euro) fissando il Cet1 ratio minimo di 8,375% nel 2018.

Tra gli altri bancari Intesa Sanpaolo +1,59%, Mediobanca +0,96%, Banco Bpm +0,86%, Ubi B. +0,82%, Unicredit -0,06%, B.Carige invariata a 0,0101 euro e B.Mps -0,1%.

Male invece Leonardo (-1,38% a 10,03 euro) dopo che Banca Imi ha alzato la raccomandazione da hold a add, con prezzo obiettivo sceso da 14,5 a 12 euro. Gli esperti hanno allineato le loro stime alla nuova guidance, tagliando la previsione di eps adjusted 2017 del 34%, mentre per il 2018 l’attesa è scesa del 23,6%. Da un punto di vista valutativo, però, Imi ha osservato come, dopo i recenti cali, il titolo scambi a sconto del 32% sui peer europei e del 38,5% su quelli americani, fattore che ha contribuito ad alzare la raccomandazione sul titolo.

Sulla parità invece Eni (-0,15% a 13,76 euro). Il titolo resta tra i preferiti di Citigroup (raccomandazione buy e prezzo obiettivo a 15,7 euro) all’interno del comparto dell’Oil&Gas.

In calo invece Luxottica (-0,72% a 48,04 euro) su cui Banca Imi ha ridotto il prezzo obiettivo da 53,6 a 52,7 euro, confermando la raccomandazione hold. Gli analisti non vedono un significativo margine di rialzo per il titolo nel breve termine.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)