Strategia Euro/dollaro

Data: 15/11/17 06:00:00 Type: NANSC|MFTGED

Nella giornata di martedì il cambio euro/dollaro ha compiuto un importante rimbalzo tecnico e si è portato a ridosso di quota 1,18. La situazione tecnica di breve termine è quindi migliorata, con diversi indicatori che registrano un chiaro rafforzamento della pressione rialzista. Dopo una breve pausa di consolidamento al di sopra del sostegno situato in area 1,1680-1,1670 è possibile pertanto un ulteriore allungo con target teorici a 1,1825 prima e in area 1,1850-1,1860 in un secondo momento. Il ritorno sopra questa zona fornirà poi un’ulteriore dimostrazione di forza. (Gianluca Defendi)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Euro/Yen

Data: 15/11/17 06:15:00 Type: NANSC

Nella giornata di martedì il cambio euro/yen ha compiuto un veloce balzo in avanti e, dopo aver superato la barriera posta a quota 133,15, si è portato a ridosso di 133,80.  La situazione tecnica di breve periodo sta quindi migliorando, con diversi indicatori che registrano un rafforzamento della pressione rialzista. Dopo una breve pausa di consolidamento è possibile pertanto u nuovo allungo, con un primo target attorno a 134,15-134,20 e un secondo obiettivo attorno a 134,45-134,50. Solo il breakout di questa zona potrebbe fornire un nuovo segnale rialzista di tipo direzionale e aprire ulteriori spazi di crescita. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Dollaro/Yen

Data: 15/11/17 06:30:00 Type: NANSC

Nella giornata di martedì il cambio dollaro/yen si è scontrato con quota 113,90 e ha accusato una veloce correzione, con le quotazioni che sono scese fino a 113,30. La situazione tecnica rimane ancora contrastata: pericolosa una discesa sotto 112,90 in quanto potrebbe innescare una rapida flessione verso 112,60-112,55 prima e attorno a 112,35-112,30 in un secondo momento. Da un punto di vista grafico, tuttavia, soltanto la rottura del sostegno posto in area 111,65-111,50 potrebbe provocare un’inversione ribassista di tendenza. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Dax future

Data: 15/11/17 07:45:00 Type: MFANAHP|SPA

Nella seduta di martedì il Dax future (scadenza settembre 2017) ha subito una veloce correzione intraday ed è sceso verso la soglia psicologica dei 13.000 punti. La struttura tecnica di breve termine appare contrastata: prima di poter tentare un nuovo allungo sarà pertanto necessaria una fase laterale di consolidamento. Da un punto di vista grafico, infatti, soltanto una discesa sotto quota 12.900 potrebbe provocare un’inversione ribassista di tendenza. Un rimbalzo dovrà invece affrontare un primo ostacolo in area 13.335-13.350. Difficile per adesso ipotizzare il ritorno sopra i 13.500 punti.

Anche l’Eurostoxx50 future (scadenza settembre 2017) ha subito una nuova correzione, con i prezzi che sono scesi fino a quota 3.541 punti. La struttura tecnica di breve termine si è quindi indebolita: un rimbalzo dovrà affrontare un primo ostacolo a quota 3.600 e una seconda barriera in area 3.617-3.620 punti. Una discesa sotto 3.540 fornirà invece un nuovo e pericoloso segnale ribassista. (riproduzione riservata)

Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Ftse Mib future

Data: 15/11/17 08:15:00 Type: CHF

È stata una giornata negativa sul mercato azionario italiano che ha subito un’ulteriore flessione e si è portato a ridosso di un’importante area di supporto. Il Ftse Mib future (scadenza dicembre 2017), dopo un’apertura a 22.405 punti, è rimbalzato fino a quota 22.520 punti prima di accusare una rapida flessione che ha spinto i prezzi sotto 22.200. La situazione tecnica di breve termine si è quindi indebolita: prima di poter iniziare una risalita di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. Un rimbalzo dovrà infatti affrontare un primo ostacolo in area 22.450-22.470 e una seconda barriera a quota 22.530-22.550 punti. Solo il ritorno sopra quest’ultimo livello potrebbe fornire un segnale di forza. Strategia operativa intraday. Short su rimbalzo verso 22.460 con target a 22.400-22.390 prima, a quota 22.320 poi e in area 22.270-22.260 successivamente. Stop a 22.550. (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 15/11/17 11:00:00 Type: CHF

Mattinata pesante per il Ftse Mib future, che ha subito esordito in gap down, mostrando una chiara debolezza di fondo: dopo un’apertura a 22.130 punti, il derivato ha iniziato una nervosa fase distributiva a ridosso della soglia psicologica a quota 22.000, sfiorando più volte questo livello e minacciando a più riprese un ulteriore breakout ribassista. La strategia short proposta in avvio su eventuale rimbalzo del future verso 22.460 punti non si è realizzata e l’apertura in gap down ha tolto grande potenziale all’operatività intraday. A questo punto risulta infatti piuttosto rischioso sia cavalcare l’attuale debolezza in caso di cedimento di quota 22.000, sia scommettere su una possibile reazione tecnica. Strategie operative intraday. Nessuno dei segnali proposti in tabella è scattato regolarmente. (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 15/11/17 13:30:00 Type: CAL|EPS|EURANAL|WORANAL|{MSNANA}|{MSNMECO}|SPA

“In questo momento il ciclo economico si trova in una fase particolarmente favorevole: circa il 60% delle economie a livello mondiale si trova in fase di ripresa o espansione. Questo aspetto va associato alla contenuta probabilità di recessione degli Usa che si aggira intorno al 20%”. Ne sono convinti gli esperti del team investimenti di Ubi Pramerica Sgr. “Entrambi gli aspetti sono particolarmente importanti, perché stanno modellando la dinamica degli utili delle principali economie a livello globale; gli utili attesi a 12 mesi si trovano a oggi su una traiettoria del 10% circa, sui livelli più elevati degli ultimi anni. Inoltre, la revisione al rialzo sugli utili si attesta intorno a un valore elevato del 50% circa”.

Gli analisti di Ubi ritengono che i premi al rischio delle azioni siano attualmente su livelli superiori alla loro media storica. Permangono tuttavia le problematiche legate alle valutazioni, ma tale aspetto va affrontato facendo delle differenziazioni fra i vari mercati. Alcuni mercati, come ad esempio quello americano, si trovano sui massimi storici mentre altri, come quello dell’Eurozona e del Giappone, complici le difficoltà degli ultimi anni, sono invece più indietro dal punto di vista del ciclo.

“Per quanto concerne le obbligazioni governative, le valutazioni appaiono care”, hanno affermato gli esperti, “soprattutto nei Paesi core come Stati Uniti e Germania. Alla luce di questi elementi”, hanno proseguito, “si continuano a preferire le azioni alle obbligazioni governative”.

Per quel che riguarda il mondo del credito, gli analisti di Ubi ritengono che sia necessario considerare che le relative asset class continuano a essere positivamente correlate con le azioni. Dunque, all’interno di questa componente vengono preferite quelle attività il cui rendimento offre ancora un cuscinetto abbastanza sufficiente a compensare un eventuale rialzo delle obbligazioni governative nei prossimi trimestri. A questi aspetti, secondo loro, se ne aggiungono altri due altrettanto importanti nella costruzione del portafoglio: il primo riguarda la volatilità, che si trova su livelli storicamente bassi. Il fenomeno va associato anche al fatto che i rischi percepiti dagli investitori, soprattutto di natura geopolitica, sono venuti meno; il secondo aspetto riguarda invece la correlazione tra le varie attività, che è tornata su livelli molto contenuti, rendendo più efficace ed efficiente il processo di diversificazione.

Per quanto concerne il tema della politica monetaria, gli esperti di Ubi hanno spiegato che le principali Banche Centrali stanno proseguendo nella direzione di riduzione degli stimoli monetari, attraverso un processo molto graduale, pilotato e trasparente. “Alla luce di tutto ciò, viene mantenuta la preferenza per le azioni rispetto alle obbligazioni governative e, a livello di singoli mercati, si tende a privilegiare quelli che hanno evidenziato performance più contenute in termini relativi come il Giappone e l’area Euro. Inoltre”, hanno concluso, “la stabilizzazione euro/dollaro nel corso dell’ultimo periodo permette di prendere posizioni anche verso i mercati emergenti. Relativamente alle obbligazioni governative, viene mantenuta una posizione corta di duration rispetto a quelle core, all’interno della componente credito, si preferisce il comparto high yield dell’area euro e quello investment grade statunitense”.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 15/11/17 15:00:00 Type: CAL|EPS|EURANAL|{MSNANA}|{MSNMECO}|SPA

“Probabilmente questo non è il picco dell’inflazione nel Regno Unito”. Lo ha affermato Paul Diggle, Senior Economist di Aberdeen Standard Investments. “L’impatto del deprezzamento valutario dello scorso anno e il recente movimento al rialzo nei prezzi del petrolio avranno ancora qualche mese di corsa. Questo continuo montare dell’inflazione terrà la crescita dei salari reali in territorio negativo e comprometterà i consumi. Dato che i consumi sono stati fondamentali per l’economia del Regno Unito dal momento del referendum, questo non preannuncia niente di buono per la crescita”. Secondo l’esperto, dunque, la Bank of England è tra l’incudine e il martello: l’inflazione si trova ben al di sopra dell’obiettivo ma l’incertezza legata alla Brexit permane e la crescita dei consumi potrebbe indebolirsi. “A conti fatti”, ha concluso l’esperto, “riteniamo che la Bank of England dovrà alzare i tassi almeno ancora una volta il prossimo anno”.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 15/11/17 16:10:00 Type: CAL|MEA|WORANAL|{MSNANA}|SPA

Aprono in calo i principali indici della borsa statunitense, con il Dow Jones e il Nasdaq che lasciano sul terreno, rispettivamente, lo 0,66% e lo 0,96%. Prosegue la fase di debolezza dei prezzi delle commodity e il trend di deprezzamento del dollaro dopo la pubblicazione dei dati macro del primo pomeriggio: la lettura più attesa dagli investitori riguarda l’inflazione, aumentata dello 0,1% a livello mensile e del 2% su base annuale a ottobre, in linea al consenso degli economisti. I dati statunitensi “non sono diversi dalle stime, anzi, sono sostanzialmente invariati rispetto al consenso”, ha dichiarato Robert Baron, partner di Deltahedge. “Pertanto non si è verificata una variazione dei dati che potrebbe far presagire un movimento dei mercati”, ha concluso.

Nel frattempo, per gli esperti di Mps Capital Services restano i dubbi del mercato “sulla reale possibilità che il Congresso riesca finalmente a varare l’ambiziosa riforma fiscale entro fine anno, viste le differenze emerse dai testi proposti dalle rispettive commissioni di Camera e Senato”. Domani è atteso il voto del testo alla Camera mentre entro il giorno del Ringraziamento, il 23 novembre, il Senato potrebbe approvare il proprio. Da quel momento, partirebbero i negoziati su un testo unico per tentare di arrivare ad un voto finale entro fine anno.

Tra gli altri appuntamenti macroeconomici della giornata, il dipartimento del Commercio ha reso noto che le vendite al dettaglio sono salite dello 0,2% su base mensile a ottobre, al di sopra del consenso degli economisti, che avevano previsto invece una lettura invariata. Mentre l’Empire State Manufacturing, l’indice elaborato dalla Fed di New York che monitora l’andamento del settore manifatturiero dell’area di New York, si è attestato a 19,4 punti a novembre da quota 30,2 di ottobre, al di sotto del consenso degli economisti che prevedevano un valore di 26 punti. Gli investitori attendono ora le letture relative alle scorte industria e al dettaglio di settembre e il dato dell’Eia sulle scorte settimanali dei prodotti petroliferi.

Tra i singoli titoli da tenere d’occhio, Google apre in ribasso dello 0,6%. Il commissario Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha riferito oggi che arriverrano altri casi contro Alphabet, la casa madre del motore di ricerca.

Apple, che cede al momento l’1,33%, ha raggiunto un accordo per fornire aiuto limitato al governo indiano per sviluppare un’applicazione mobile anti-spam per la sua piattaforma Ios, dopo aver rifiutato di farlo in base a timori sulla privacy, secondo fonti e documenti visti da Reuters.

Partenza in calo anche per Amazon (-1,14%), che ha cancellato il progetto di lanciare un servizio streaming online per riunire le popolari reti broadcast e via cavo statunitensi temendo di non incassare abbastanza, secondo quanto riferito a Reuters da persone vicine al dossier.

Dopo un leggero rialzo nel pre-market, cede lo 0,49% Monsanto che, insieme ad altri gruppi statunitensi, ha fatto causa contro la California per bloccare le richieste da parte dello stato di emettere avvisi sui tumori nei prodotti che usano il diserbante glifosato, che la società vende agli agricoltori per le colture geneticamente modificate.

Partenza poco mossa per Qualcomm (-0,36%). Potrebbe arrivare nel 2018 una decisione sulla proposta acquisizione da 38 miliardi di dollari per Nxp Semiconductors, secondo quanto riferito dal commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager.

In leggero calo anche Microsoft (-0,54%) dopo che il suo servizio di comunicazione online Skype ha perso un appello in Belgio per non aver adempiuto alla richiesta della corte di condividere dati di messaggi e chiamate.

Infine, partenza col segno meno anche per Ibm (-0,36%) dopo la decisione di Berkshire Hathaway di ridurre del 32% la sua quota nella società, prendendo ulteriormente le distanze da un investimento che, secondo Warren Buffett, “non è stato tra i migliori”.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 15/11/17 18:05:00 Type: CAL|EURANAL|ITAANAL|MEA|WORANAL|{MSNANA}|SPA

Non è bastato un tentativo di rimbalzo nelle ultime ore della seduta per evitare al FtseMib di Piazza Affari la nona chiusura negativa consecutiva. L’indice ha ceduto, infatti, “solo” lo 0,62% grazie soprattutto al recupero dei titoli bancari, pesanti in avvio ma che al termine delle contrattazioni hanno mostrato per la maggior parte il segno più. La seduta è terminata in calo anche per le altre principali borse europee: Parigi ha ceduto lo 0,27%, Francoforte lo 0,44% e Londra lo 0,56%.

Il sentiment degli investitori si è concentrato molto sui dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti, in particolare sul dato relativo all’inflazione: la lettura ha evidenziato un aumento dello 0,1% nel mese di ottobre e del 2% su base tendenziale, in linea con il consenso degli economisti. Le vendite al dettaglio sono salite dello 0,2% su mese a ottobre, al di sopra del consenso degli economisti che avevano previsto invece una lettura invariata, mentre l’indice Empire State Manufacturing si è attestato a 19,4 punti a novembre da quota 30,2 di ottobre.

Passando all’Italia, è ammontata a 410 milioni di euro la domanda della clientela retailnel terzo giorno dell’offerta del Btp Italia . Nei tre giorni il volume complessivo ha superato i 3,7 miliardi di euro. “Oggi l’asta di Btp Italia è andata un po’ a rilento, è stata un po’ più debole”, ha affermato un broker di una primaria banca italiana all’agenzia MF-DowJones, puntualizzando comunque che Roma è riuscita a raccogliere quasi 4 miliardi di euro, meglio di quanto successo a maggio. “Domani con la fase istituzionale possiamo arrivare a 8,5 miliardi circa. La cedola non è stata ritoccata. Bisognerà vedere solo se ci sarà un riparto ma questo dipende da quale obiettivo ha, in termini di raccolta, il Tesoro”.

Tra i singoli titoli, a piazza Affari ha terminato in controtendenza Leonardo (+4,46% a 10,53 euro) che ha effettuato un rimbalzo dopo la recente discesa.

Tra i bancari, come anticipato inizialmente, Banco Bpm +2,4%, Bper +2,11%, Ubi B. +1,04%, Unicredit +0,78% e Intesa Sanpaolo invariata a 2,8 euro. In negativo, invece, Mediobanca -0,3%, B.Mps -4,9%, Creval -6,15% e B.Carige -11,1%.

Telecom I. (+1,72% a 0,6815 euro) ha effettuato un movimento di recupero dopo le perdite dell’ultimo periodo. Gli analisti restano positivi sul
titolo: Equita Sim ha confermato il rating buy (con prezzo obiettivo a 1,06 euro) e anche Banca Imi ha ribadito la raccomandazione buy (target price 1,11 euro), focalizzandosi su possibili collaborazioni con Open Fiber.

Acquisti anche su Poste I. (+0,65%), Unipol (+1,59%) e UnipolSai (+1,4%) dopo che si è chiuso il confronto tra il gruppo e Banco Bpm sulla partecipazione in Popolare Vita, la joint venture assicurativa in cui è recentemente subentrata Cattolica.

In rosso invece Salvatore Ferragamo (-4,08% a 20,94 euro) penalizzata dai risultati deboli che hanno portato diversi analisti ad abbassare i target price.

Sul resto del listino, in picchiata Astaldi (-32,39% a 2,104 euro). Dopo l’annuncio del programma di rafforzamento patrimoniale Kepler Cheuvreux ha tagliato la raccomandazione del titolo a reduce da hold (target price 2,5 euro), mentre Banca Akros ha ridotto il prezzo obiettivo a 2 da 3,4 euro (con raccomandazione reduce) e Mediobanca Securities ha abbassato il target price a 4,1 da 5,1 euro (rating neutral).

Tonfo anche per DèLonghi (-13,04% a 24 euro). La controllante del gruppo Longhi Industrial ha venduto il 5% circa del capitale attraverso un accelerated bookbuilding al prezzo di 25 euro per azione, elemento che ha pesato oggi sulle quotazioni.

Dall’altra parte dell’oceano, a Wall Street proseguono in rosso anche il Dow Jones (-0,33%) e il Nasdaq (-0,28%). Per gli esperti di Mps Capital Services restano i dubbi del mercato “sulla reale possibilità che il Congresso riesca finalmente a varare l’ambiziosa riforma fiscale entro fine anno, viste le differenze emerse dai testi proposti dalle rispettive commissioni di Camera e Senato”. Domani è atteso il voto del testo alla Camera mentre entro il giorno del Ringraziamento, il 23 novembre, il Senato potrebbe approvare il proprio. Da lì partirebbero i negoziati su un testo unico per tentare di arrivare ad un voto finale entro fine anno.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)