Strategia Dax future

Data: 14/11/17 07:45:00 Type: MFANAHP|SPA

Nella seduta di lunedì il Dax future (scadenza settembre 2017) ha subito una brusca correzione ed è sceso fino a quota 12.960 punti. Il trend di fondo rimane positivo ma, prima di poter tentare un nuovo allungo, sarà necessaria una pausa di consolidamento al di sopra dei 13.000 punti. Da un punto di vista grafico, infatti, soltanto una discesa sotto quota 12.900 potrebbe provocare un’inversione ribassista di tendenza. Un rimbalzo dovrà invece affrontare un primo ostacolo in area 13.335-13.350. Difficile per adesso ipotizzare il ritorno sopra i 13.500 punti.

Anche l’Eurostoxx50 future (scadenza settembre 2017) ha subito una brusca correzione, con i prezzi che sono scesi fino a quota 3.540 punti. La struttura tecnica di breve termine si è quindi indebolita: un rimbalzo dovrà affrontare un primo ostacolo a quota 3.600 e una seconda barriera in area 3.617-3.620 punti. Una discesa sotto 3.540 fornirà invece un pericoloso segnale d’inversione ribassista. (riproduzione riservata)

Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Ftse Mib future

Data: 14/11/17 08:30:00 Type: CHF

È stata una giornata negativa sul mercato azionario italiano che ha subito un’ulteriore flessione e si è portato a ridosso di un’importante area di supporto. Il Ftse Mib future (scadenza dicembre 2017), dopo un’apertura a quota 22.530, ha fatto registrare un massimo intraday a 22.540 punti prima di accusare una rapida flessione che ha spinto i prezzi a quota 22.400 prima e fino ad un minimo di 22.215 punti in un secondo momento. La situazione tecnica di breve termine si è indebolita: prima di poter iniziare una risalita di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. Un rimbalzo dovrà infatti affrontare un primo ostacolo in area 22.450-22.470 e una seconda barriera a quota 22.530-22.550 punti. Strategia operativa intraday. Short su rimbalzo verso 22.480 con target a 22.400 prima, a quota 22.310 poi e in area 22.220-22.200 successivamente. Stop a 22.550. (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Dollaro/Yen

Data: 14/11/17 08:55:00 Type: NANSC

Nella giornata di lunedì il cambio dollaro/yen è sceso fino a quota 113,25 prima di iniziare una veloce risalita intraday che ha spinto le quotazioni verso 113,70. La situazione tecnica rimane ancora contrastata: da un punto di vista grafico, infatti, un chiaro segnale rialzista arriverà soltanto con il breakout di 114,75. Pericolosa invece una discesa sotto 112,90 in quanto potrebbe innescare una rapida flessione verso 112,60-112,55 prima e attorno a 112,35-112,30 in un secondo momento. Da un punto di vista grafico, tuttavia, soltanto la rottura del sostegno posto in area 111,65-111,50 potrebbe provocare un’inversione ribassista di tendenza. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Euro/Yen

Data: 14/11/17 09:00:00 Type: NANSC

Nella giornata di lunedì il cambio euro/yen è sceso in area 132-131,95 prima di iniziare una veloce risalita che ha riportato le quotazioni attorno a 132,60. La situazione tecnica di breve periodo rimane ancora contrastata: da un punto di vista grafico, infatti, un segnale di forza arriverà soltanto con il ritorno sopra 133,15. Prima di poter iniziare una risalita di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. Il cedimento di quota 131,35 fornirà invece un pericoloso segnale ribassista con target a 131,05-131 prima e attorno a 132,75-132,70 successivamente. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Euro/dollaro

Data: 14/11/17 09:30:00 Type: NANSC|MFTGED

Nella giornata di lunedì il cambio euro/dollaro ha tentato un recupero ma è stato respinto da quota 1,1675. La situazione tecnica di breve termine rimane ancora contrastata: un primo segnale di tenuta arriverà soltanto con il ritorno sopra 1,17. Un allungo dovrà comunque affrontare un duro ostacolo in area 1,1735-1,1750. Prima di poter iniziare un movimento rialzista di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. Pericolosa invece una discesa sotto 1,1575 anche se, da un punto di vista grafico, un nuovo segnale ribassista arriverà con la rottura di 1,1550, con un primo target in area 1,1510-1,1505 e un secondo obiettivo attorno a 1,1470. (Gianluca Defendi)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia FtseMib future intraday

Data: 14/11/17 10:40:00 Type: CHF

Mattinata contrastata sul mercato azionario italiano che, dopo la brusca flessione delle ultime sedute, prova un difficile rimbalzo tecnico. Il Ftse Mib future (scadenza dicembre 2017), dopo un’apertura a quota 22.405, è rimbalzato fino a 22.520 prima di accusare una rapida correzione che ha riportato i prezzi sui valori iniziali. La situazione tecnica di breve termine appare contrastata: prima di poter iniziare una risalita di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. Un primo segnale di tenuta arriverà con il ritorno sopra 22.550. Un’ulteriore flessione avrà invece un primo target in area 22.150-22.130 e un secondo obiettivo a ridosso di 22.050. Strategie operative intraday. Nessuno dei titoli proposti in tabella ha fatto scattare il relativo segnale operativo. (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 14/11/17 16:15:00 Type: CAL|MEA|WORANAL|{MSNANA}|SPA

In un clima incerto legato ai dubbi della rapida implementazione della riforma fiscale voluta dall’amministrazione repubblicana, aprono al ribasso i principali listini azionari staunitensi, con il Dow Jones e il Nasdaq che lasciano sul terreno lo 0,29%. “Ora che la stagione delle trimestrali sta per finire, il focus si sta rispostando verso Capitol Hill”, ha sottolineato Eric Wiegand, portfolio manager di U.S. Bank Private Wealth Management. Nel frattempo il Segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, ha dichiarato che l’amministrazione Trump non tollererà ipotesi di tassazione delle imprese con aliquota superiore al 20%.

Sui mercati rimane inoltre la preoccupazione circa la capacità dell’economia americana di affrontare i nuovi rialzi dei tassi. Il comitato monetario della Fed si riunirà il 12 e il 13 dicembre e la previsione è che i tassi saranno alzati di un quarto di punto percentuale, per la terza volta nel 2017 dopo i giri di vite di marzo e giugno. “Il motivo per cui è meglio agire prima è che questo aumenterebbe la possibilità di potersi successivamente muovere in modo graduale, evitando la situazione in cui, per recuperare terreno, bisogna agire più rapidamente sui tassi”, ha detto Robert Kaplan, governatore della Federal Reserve di Dallas e una delle colombe della politica americana. Kaplan, che è uno dei membri con diritto di voto del Fomc, sta infatti prendendo seriamente  in considerazione la possibilità di sostenere un rialzo dei tassi di interesse a dicembre, spiegando che “il rischio di surriscaldamento del mercato del lavoro creerebbe squilibri ed eccessi sui mercati finanziari”. Anche se il governatore è ancora indeciso sul da farsi, rimane comunque convinto che la Banca centrale americana debba agire in fretta, in modo che non ci siano distorsioni delle decisioni delle aziende sugli investimenti e conseguenti eccessi di mercato.

Tornano gli appuntamenti di rilievo sul fronte macroeconomico, dove pesano a livello globale le letture che hanno segnalato un rallentamento dell’economia cinese all’inizio del quarto trimestre. La produzione industriale, gli investimenti fissi e le vendite al dettaglio hanno tutti fatto un passo indietro a ottobre rispetto a settembre. Rimanendo invece entro i confini statunitensi, i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,4% a ottobre (superando l’attesa degli economisti dello 0,1%) e del 2,8% su base tendenziale, l’aumento più sostenuto dal febbraio 2012. La componente core, ossia quella depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni alimentari ed energetici, è aumentata dello 0,4%, anche in questo caso più dello 0,2% previsto dagli economisti, mentre su base tendenziale è salita del 2,4%.

Tra i singoli titoli su cui focalizzarsi oggi, Home Depot ha archiviato il trimestre con utili e ricavi migliori delle attese per effetto degli uragani Harvey e Irma, che hanno sostenuto e stimolato la domanda per prodotti di emergenza e per materiali da impiegare nella ricostruzione. Il titolo, dopo aver ceduto circa lo 0,5% nel pre-market, procede in ribasso dello 0,07%.

Vodafone guadagna il 4.64% in seguito al rialzo delle previsioni di crescita degli utili sull’intero anno al 10%.

Il titolo del gruppo minerario Freeport-McMoran viaggia in calo del 2.95% dopo che è stata chiusa la principale via d’accesso all’enorme miniera di rame che possiede in Indonesia per la seconda volta in una settimana, a seguito di una sparatoria.

International Game Technology, dopo il 5,5% nel pre-market, balza del 12,62% dopo i risultati particolarmente positivi.

Poco mossa Qualcomm (-0,35%) dopo aver rispedito al mittente la proposta di acquisizione targata Broadcom da 105 miliardi, definendosi “drammaticamente” sottovalutata dall’offerta. La sensazione, però, è che possa essere una mossa tattica per strappare un’offerta ancora più alta.

Procede cauta anche Hasbro (-0.58%) successivamente alla presentazione di un’offerta per l’acquisto di Mattel, con quest’ultima che viaggia in rialzo dell’1.79%.

Male anche General Electric (-3.16%) in seguito all’annuncio di una riduzione della metà dell’acconto sul dividendo e alle parole del ceo John Flannery che ha dichiarato di “voler ristrutturare la compagnia e la sua governance”.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 14/11/17 18:10:00 Type: CAL|EURANAL|ITAANAL|MEA|WORANAL|{MSNANA}|SPA

Dopo un avvio positivo nel corso delle prime ore della seduta, dovuto all’euforia suscitata dai dati macroeconomici relativi all’Eurozona, hanno chiuso in rosso tutte le principali piazze borsistiche europee in una giornata caratterizzata da un folto calendario di appuntamenti macroeconomici. Il FtseMib di Piazza Affari ha ceduto infatti lo 0,63%, mentre nel resto d’Europa il Cac40 ha perso lo 0,49% e il Dax30 lo 0,31%. Meglio il Ftse100 di Londra, che ha chiuso praticamente in parità a -0,01% dopo essere rimasto in attivo per la maggior parte della seduta.

In Italia, sulla base della stima preliminare fornita dall’Istat, il prodotto interno lordo nel terzo trimestre del 2017 è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, per la tredicesima crescita congiunturale consecutiva. Su base tendenziale, la lettura ha rilevato invece una crescita dell’1,8%. Un altro deciso incremento ha interessato l’indice Zew di novembre, l’indicatore riguardante la fiducia sull’economia italiana, passato a 10,6 punti dopo i 5,8 di ottobre. A frenare gli entusiasmi, tuttavia, ha pensato il vice presidente della Commissione europea, Jyrki Katainen, rispondendo a una domanda sulla valutazione dei conti pubblici da parte di Bruxelles. “Adotteremo le decisioni la prossima settimana”, ha affermato. “Come tutti possono vedere dalle cifre, la situazione in Italia non sta migliorando”.

All’interno dell’Eurozona, tra i tanti altri appuntamenti macro della giornata, secondo la lettura preliminare diffusa da Eurostat il pil ha fatto segnare una crescita dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti, in linea con il consenso degli economisti. Mentre in Germania la crescita dell’economia ha accelerato allo 0,8% nel terzo trimestre, sostenuta soprattutto dal buon andamento delle esportazioni. La cifra comunicata dall’Ufficio federale di statistica si è rivelata superiore alle attese degli analisti, che si attendavano un incremento del pil pari allo 0,6%. Ha deluso, però, l’indice Zew sulla fiducia salito a 18,7 punti a novembre rispetto ai 17,6 di ottobre, attestandosi però al di sotto del consenso degli economisti che si aspettavano un rialzo più consistente a 19,2 punti.

A Piazza Affari ha pesato molto il calo dei titoli del comparto bancario: B.Carige ha chiuso a -10,58%, con il focus del mercato sull’aumento di capitale. Tra le altre, B.Mps -6,33%, Creval -6,02%, Banco Bpm -2,49%, Bper -2,2%, Ubi B. -1,98%, Unicredit -1,77%, Intesa Sanpaolo -0,21% e Mediobanca -0,1%.

Male anche Saipem (-7,07% a 3,498 euro) dopo l’annuncio dell’esclusione del titolo dall’indice Msci Global a vantaggio di Campari (+2,33% a 6,595 euro), su cui Raymond James ha abbassato il target price del titolo da 7,1 a 6,8 euro, livello che resta comunque superiore agli attuali prezzi di Borsa. La raccomandazione è stata confermata a outperform.

Leonardo Spa ha perso il 4,82%, portandosi a 10,08 euro. Il titolo continua a pagare il taglio della guidance. Banca Akros dopo i forti cali delle ultime sedute ha comunque alzato la raccomandazione sul titolo da neutral a buy, con prezzo obiettivo a 14,25 euro.

In controtendenza invece A2A (+5,61% a 1,524 euro), con Mediobanca Securities che ha promosso il titolo da neutral a outperform, con prezzo obiettivo salito da 1,47 a 1,61 euro.

Sul resto del listino si segnala Trevi Fin. (-22,2% a 0,41 euro). Il consiglio di amministrazione del gruppo ha deciso di rinviare l’approvazione dei dati finanziari relativi al terzo trimestre dell’esercizio in corso che dovevano invece essere pubblicati ieri. In particolare, il cda ha preso atto delle incertezze circa l’esito delle negoziazioni in corso con il ceto bancario per la definizione e sottoscrizione dell’accordo di standstill. Lo slittamento della firma dello standstill richiederà l’estensione del relativo termine di durata, la cui scadenza in base alle intese sinora raggiunte sarebbe stata prevista per il 31 dicembre 2017.

Negli Stati Uniti procedono ancora in ribasso il Dow Jones e il Nasdaq, che lasciano sul terreno rispettivamente lo 0,27% e lo 0,33%. Pesa l’incertezza sull’attuazione della riforma fiscale voluta dall’amministrazione repubblicana, con il Segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, che ha dichiarato che non tollererà ipotesi di tassazione delle imprese con aliquota superiore al 20%. Inoltre, a preoccupare gli investitori sono anche i dati relativi all’economia cinese: le letture hanno infatti segnalato un rallentamento dell’economia del paese asiatico all’inizio del quarto trimestre. La produzione industriale, gli investimenti fissi e le vendite al dettaglio hanno tutti fatto un passo indietro a ottobre rispetto a settembre.

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)