Strategia FtseMib future  

Data: 02/11/17 06:05:00 Type: CHF

E’ stata una giornata positiva sul mercato azionario italiano che ha compiuto un nuovo balzo in avanti ed è salito sui nuovi massimi dell’anno. Il Ftse Mib future (scadenza dicembre 2017), dopo un’apertura in gap-up a 22.885, si è appoggiato a quota 22.850 prima di allungare verso la soglia psicologica dei 23.000 punti (massimo intraday a 23.020). La struttura tecnica di breve termine rimane pertanto costruttiva, con i vari indicatori direzionali che si trovano in posizione long. Dopo una breve pausa di consolidamento è possibile pertanto un ulteriore allungo, con un primo target in area 23.080-23.090 e un secondo obiettivo a quota 23.150-23.160 punti. Pericolosa solo una discesa sotto 22.600 in quanto potrebbe innescare una rapida correzione verso il sostegno situato in area 22.470-22.450 punti. Da un punto di vista grafico, tuttavia, soltanto il cedimento di quota 22.300 potrebbe provocare un’inversione ribassista di tendenza. Strategia operativa intraday. Long su correzione verso 22.750 con target a 22.830-22.840 prima, a 22.900 poi e in area 22.960-22.980 successivamente. Stop a 22.670. (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Euro/dollaro

Data: 02/11/17 06:30:00 Type: NANSC|MFTGED

Nella giornata di mercoledì il cambio euro/dollaro ha subito una nuova flessione ed è sceso fino a quota 1,1605.  La struttura tecnica rimane pertanto precaria, con i vari indicatori direzionali (Macd e Parabolic Sar) che si trovano ancora in posizione short. Un nuovo segnale ribassista arriverà con il cedimento di quota 1,16 con target a 1,1575 prima e in area 1,1550-1,1545 in un secondo momento. Un primo segnale di tenuta arriverà invece con il ritorno sopra 1,1660. Un rimbalzo dovrà comunque affrontare un primo ostacolo a ridosso di 1,7 e una seconda barriera attorno a 1,1730-1,1735. (Gianluca Defendi)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Dax future

Data: 02/11/17 07:45:00 Type: MFANAHP|SPA

Nella seduta di mercoledì il Dax future (scadenza settembre 2017) ha strappato al rialzo ed è salito verso i 13.500 punti. Il quadro tecnico rimane pertanto costruttivo e solo il forte ipercomprato di breve termine può impedire un allungo oltre quota 13.500. Un’eventuale correzione/pullback troverà un primo sostegno in area 13.250-13.235 punti e un secondo supporto a quota 13.050-13.040. Da un punto di vista grafico, tuttavia, soltanto una discesa sotto i 12.900 punti potrebbe provocare un’inversione ribassista di tendenza.

L’Eurostoxx50 future (scadenza settembre 2017) ha compiuto un nuovo allungo ed è salito in area 3.700-3.703 punti. La struttura tecnica di breve termine rimane pertanto costruttiva: dopo una breve pausa di assestamento è possibile un nuovo allungo, con un primo target a quota 3.715 e un secondo obiettivo a 3.723-3.725 punti. Difficile per adesso ipotizzare un’inversione ribassista di tendenza. (riproduzione riservata)

Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Dollaro/Yen

Data: 02/11/17 09:30:00 Type: NANSC

Nella giornata di mercoledì il cambio dollaro/yen ha tentato un recupero ma non è riuscito a superare quota 114,30. La situazione tecnica rimane pertanto contrastata: da un punto di vista grafico, infatti, un nuovo segnale rialzista arriverà soltanto con il breakout di 114,50, con un primo target a 114,90 e un secondo obiettivo in area 115,20-115,25. Pericolosa invece una discesa sotto 112,90 in quanto può innescare una rapida correzione verso 112,60-112,55 prima e attorno a 112,35-112,30 in un secondo momento. Soltanto la rottura del supporto statico posto in area 111,65-111,50 potrebbe provocare un’inversione ribassista di tendenza.  (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia Euro/Yen

Data: 02/11/17 09:45:00 Type: NANSC

Nella giornata di mercoledì il cambio euro/yen ha tentato un recupero ma è stato respinto dalla barriera posta in area 132,80-132,90. La situazione tecnica di breve periodo rimane pertanto contrastata: un allungo dovrà infatti affrontare un duro ostacolo a ridosso di quota 133,40. Prima di poter iniziare una risalita di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione. Negativa invece una discesa sotto 131,45 in quanto può innescare una rapida flessione verso 131,15-131,10 prima e attorno a 132,80-132,75 successivamente. (riproduzione riservata)
Gianluca Defendi

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Strategia FtseMib future intraday

Data: 02/11/17 10:50:00 Type: CHF

Mattinata positiva sul mercato azionario italiano che prosegue nel suo movimento rialzista di breve termine, alimentato dal recupero del comparto bancario. Il Ftse Mib future (scadenza dicembre 2017), dopo un’apertura a quota 22.960, si è subito rafforzato ed è salito fino ad un picco di 23.080 punti. La struttura tecnica di breve termine rimane pertanto costruttiva, con i vari indicatori direzionali che si trovano in posizione long. Dopo una breve pausa di consolidamento è possibile un ulteriore allungo, con un primo target in area 23.130-23.140 e un secondo obiettivo a ridosso di 23.200. Pericolosa solo una discesa sotto 22.600 in quanto potrebbe innescare una rapida correzione verso il sostegno situato in area 22.470-22.450 punti. Da un punto di vista grafico, tuttavia, soltanto il cedimento di quota 22.300 potrebbe provocare un’inversione ribassista di tendenza. Strategie operative intraday. Tra i titoli proposti in tabella è scattato il segnale short su Bper Banca (che è stato stoppato) e lo short su Luxottica (che ha sfiorato il primo target ribassista). (riproduzione riservata)

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)


Data: 02/11/17 15:30:00 Type: CAL|MEA|WORANAL|SPA

Apertura in lieve calo per i principali indici statunitensi (Dow Jones -0,11%, Nasdaq -0,27%) all’indomani della riunione della Fed che ha lasciato invariato il costo del denaro, offrendo comunque commenti incoraggianti sull’economia segnalando di essere sulla strada per alzare il costo del denaro ancora a dicembre.

Sul fronte corporate, anche oggi è fitto il calendario delle trimestrali, con la pubblicazione dei conti di Apple e Starbucks attesi dopo la chiusura di borsa.

Facebook ha aperto in calo (-1,64%) nonostante abbia chiuso il terzo trimestre con un balzo degli utili del 79% e ricavi in aumento di quasi il 50%, ma con spese in forte aumento per i rischi di sicurezza e correttezza delle informazioni offerte ai propri iscritti evidenziati dall’inchiesta del Congresso.

Tesla in deciso ribasso (-5,07%) dopo aver riportato la perdita trimestrale più alta della sua storia, oltre le attese degli analisti, e annunciato di avere posticipato di circa tre mesi il target sui volumi di produzione per la sua nuova berlina Model 3.

Rimbalzo di Qualcomm (+2,38%), che ha annunciato ieri sera utili e ricavi trimestrali sopra le attese grazie al forte andamento della domanda per i suoi chip.

Alibaba (+2,41%), il gigante cinese dell’e-commerce, ha realizzato un balzo del 61% dei ricavi trimestrali a 55,12 miliardi di yuan (8,34 miliardi di dollari), battendo le attese degli analisti. Il risultato netto è più che raddoppiato rispetto ad un anno fa a 17,4 miliardi di yuan.

Balzo di Yum! Brands (+6,84%), proprietaria delle catene di ristoranti Pizza Hut, Kfc e Taco Bell, che ha registrato vendite globali a parità di punti vendita in crescita del 3% nel trimestre, decisamente meglio del +1,7% atteso dagli analisti.

Occhi puntati anche sul fronte europeo, dove i riflettori sono puntati sulla Bank of England: la Banca centrale inglese ha alzato il tasso d’interesse dallo 0,25% allo 0,5%, come atteso da gran parte degli economisti, e ha previsto due ulteriori aumenti entro il 2020. Si tratta del primo rialzo in 10 anni, dall’inizio della crisi finanziaria. Con una nota, l’istituzione ha comunicato che la decisione è stata presa a maggioranza (7 voti favorevoli e 2 contrari). Il board della BoE ha anche tagliato le previsioni sulla crescita prevista per quest’anno. Le stime passano dall’1,7% precedente all’1,6%. Sono mantenute invariate, invece, le attese di crescita per il 2018 e il 2019, rispettivamente all’1,6% a all’1,7%. La Banca centrale ha anche fornito una prima previsione per il 2020 con crescita prevista all’1,7%. Inoltre, è stato previsto un calo dell’inflazione vicino al target del 2% entro il 2020.

Per quanto riguarda il vertice della banca centrale americana, Donald Trump annuncerà la sua scelta alle 20 (orario italiano) dalla Casa Bianca. Il presidente dovrebbe, secondo le attese, nominare il consigliere Jerome Powell come prossimo numero uno, selezionandolo da una lista di cinque nomi che comprende l’attuale presidente Janet Yellen, l’economista dellla Stanford University John Taylor, l’ex esponente Fed Kevin Warsh e il consulente economico della Casa Bianca Gary Cohn. Powell, 64 anni, ha ampiamente sostenuto la politica monetaria della Yellen e negli ultimi anni ha condiviso la sua preoccupazione circa il proseguimento di una approccio cauto all’aumento dei tassi di interesse in risposta al basso livello di inflazione. Inoltre la leadership repubblicana ha rimandato a oggi la presentazione del disegno di legge della riforma tributaria, prevista originariamente ieri.

Sul fronte macroeconomico, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno richiesto i sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, la scorsa settimana, è diminuito, al contrario di quanto atteso dagli analisti, restando vicino ai minimi degli ultimi 44 anni. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, nella settimana conclusasi il 28 ottobre, le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione sono diminuite di 5 mila unità a 229 mila, dopo le 234 mila della settimana precedente (dato rivisto in rialzo di mille unità dalla prima stima); gli economisti si attendevano un rialzo a 235 mila unità. Il valore si attesta in media sotto quota 300 mila da 139 settimane, la serie migliore dal 1970.

La media delle ultime quattro settimane, un dato più affidabile per valutare il fenomeno, è diminuita di 7.250 unità a 232 mila unità, il livello più basso dal 1973, nonostante i temuti effetti del passaggio degli uragani nel Sud del Paese e a Porto Rico. Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione da più di una settimana, relativo alla settimana terminata il 21 ottobre, l’ultima per la quale è disponibile il dato, è diminuito a 1,884 milioni, il dato più basso dal 1973.

Inoltre la produttività negli Stati Uniti è salita più del previsto nel terzo trimestre e al passo più rapido in tre anni. Stando al dato preliminare diffuso dal dipartimento al Lavoro, l’indice ottenuto dividendo la produzione per il numero di ore lavorate è salito del 3% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre gli analisti attendevano una crescita del 2,8%. Rispetto al terzo trimestre 2016, la produttività è cresciuta dell’1,5%, sopra la media dell’1,2% vista tra il 2007 e il 2016, ma sotto il 2,6% dell’inizio degli anni Duemila.

Il costo unitario del lavoro, il dato relativo è reso noto insieme alla produttività e rappresenta un importante termometro delle pressioni inflazionistiche, è salito dello 0,5% (stima preliminare), mentre gli analisti attendevano una crescita dello 0,6%. L’output è cresciuto del 3,8% rispetto al secondo trimestre, mentre le ore lavorate sono aumentate dello 0,8%. Nel secondo trimestre la produttività era salita dell’1,5% e il costo del lavoro dello 0,3%.

 

(MFIU – Milano Finanza Intelligence Unit)