Analisi di Mercato

Analisi di mercato settimanale di Saverio Berlinzani – 19/03/2021

IL MERCATO ASCOLTERA’ LA FEDERAL RESERVE?

Quella appena trascorsa è stata una settimana importante, all’insegna delle decisioni sui tassi di tre banche centrali, la Federal Reserve, la Bank of England e la Bank of Japan. Tutte e tre si sono rivelate ancora dovish, anche se su gradi diversi di accomodamento, per frenare la corsa dei rendimenti dei titoli di stato, che peraltro hanno proseguito nella loro lenta accumulazione e crescita. Ma per ora tale movimento sembrerebbe temporaneo e la determinazione con la quale i governatori delle tre autorità monetarie hanno reagito evidenzia la necessità di perseguire ancora per lungo tempo con una politica monetaria accomodante a livello globale, che permetta una ripresa graduale ma progressiva, capace di raggiungere gli obiettivi di inflazione e di occupazione prefissati. Per il momento quindi, nessuna preoccupazione relativamente all’aumento dei prezzi, peraltro inevitabile nel medio periodo, considerata la massa di liquidità che è stata immessa. Le stamperie non si fermano, anzi rilanciano, il tutto in barba ad un azzardo morale che farebbe impallidire anche i banchieri che nel 2009 salvarono dal crack le grandi banche statunitensi perché “too big to fail”. Ma in questo momento, i pericoli sono altri, ovvero una pandemia non ancora sconfitta e la distribuzione dei vaccini che in alcune aree si è interrotta per gli effetti collaterali che qualcuno di questi causerebbe. Ma la necessità di tenere aperti i rubinetti della liquidità resta un mantra per la maggior parte dei banchieri centrali, che sono pronti anche ad alzare la posta, se necessario. E non si parla più di tapering anche se, sotto sotto, ci devono pensare, perché se ai rubinetti aperti dalle banche centrali, aggiungiamo anche la liquidità legata alle politiche fiscali dei governi (stimoli fiscali), beh allora la liquidità che arriva in più sui mercati non potrà non generare inflazione. Ma probabilmente, solo di fronte ad una rialzo dei prezzi sostenuto e non temporaneo, le banche reagiranno alzando il costo del denaro. Fino a quando l’aumento dei prezzi sarà temporaneo e inconsistente, non vi sarà alcuna azione da parte delle autorità monetarie. Ma, c’è un ma di cui tener presente, ed è legato al fatto che tra gli investitori, sembra essersi instillato il virus del tapering e di conseguenza, in un angolino del cervello, essi saranno pronti a catturare questo aumento dei rendimenti delle obbligazioni governative.

E le valute come reagiranno? Più volte in questi giorni abbiamo raccontato della difficoltà attuale di far coincidere analisi macro all’analisi tecnica, considerato il fatto che danno segnali di medio e lungo termine spesso contrastanti se non opposti, e non sappiamo ancora se sarà preferibile puntare sul recupero macro della congiuntura Usa che dovrebbe favorire il dollaro, oppure se seguire i grafici che raccontano di un indebolimento strutturale della divisa americana, appena cominciato, se si guarda ai chart mensili e trimestrali, ovvero al lungo periodo. Qualcuno diceva che nel lungo periodo siamo tutti morti ed è verissimo, ma qualche volta, specie in momenti epocali, come quello che stiamo vivendo, volgere lo sguardo a queste dinamiche potrebbe portare dei benefici, in quanto alcuni dubbi potrebbero essere chiariti proprio da quel che osserviamo nella big picture. Se ascoltassimo la Fed, beh allora la strada per il dollaro è segnata, ma se leggiamo tra le pieghe del discorso di Powell, potremmo ritrovarci anche una certa consapevolezza che alla fine gli Usa usciranno meglio di altri da questo caos economico e sociale che la pandemia ha generato. Nelle ultime ore, si assiste ad una price action che conferma quanto stiamo ripetendo ormai da almeno due settimane, ovvero che è in atto una diversificazione di portafoglio sul mercato dei cambi che coinvolge soprattutto i cross, ovvero i cambi che non contemplano il dollaro, verso il quale invece, come ripetiamo, si è venuta a creare una fase di lateralità, generata dalle due forze che si stanno controbilanciando, ovvero Qe versus tapering. Il tutto crea congestione nei cambi contro dollaro, con movimenti anche decorrelati, come dimostra per esempio la price action di UsdJpy nei confronti di UsdCad delle ultime settimane. Il primo saliva e il secondo scendeva in correlazione inversa mentre strutturalmente sono in correlazione diretta. Conseguenza ne è stato il movimento di CadJpy, inarrestabile fino a ieri, con una salita di circa il 9% in poco più di due mesi. Stessa cosa per i cross dell’Euro, come EurCad, EurAud ed EurNzd scesi lentamente durante la fase di risk on, ma in modo persistente, in attesa di un segno di ritorno dell’avversione al rischio per poter rialzare la testa. Ma ieri qualcosa si è girato ed ora assistiamo ad un ritorno dei cross in correzione. Sulle major restiamo ancora in trading range con EurUsd ancorato tra 1.1850 e 1.1990 e il Cable che ha trovato un muro a 1.4000 mentre sotto fatica a cedere l’area 1.3820-30. Aud e Nzd sembrano correggere al ribasso sul dollaro ma senza sfondare i supporti chiave, mentre al rialzo restano ben al di sotto dei massimi raggiunti qualche settimana orsono. Per la settimana prossima non c’è molto da segnalare sul fronte dati, con i soli Pmi a poter generare un minimo di volatilità. Vi sarà la decisione della banca centrale svizzera, un non evento sul fronte price action e il cpi inglese mercoledì. Giovedì avremo la rilevazione finale del Pil Usa del quarto trimestre 2020 mentre venerdì ci sarà il trade balance Usa per chiudere la settimana. Rimaniamo concentrati sui livelli di trading range, che a nostro avviso, potrebbero comunque risultare intriganti a livello di operatività.

Buon trading e buona settimana.

 

Saverio Berlinzani

 

 

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