Analisi di Mercato

Analisi di mercato settimanale di Saverio Berlinzani – 02/04/2021

CALANO I RENDIMENTI E IL DOLLARO PERDE QUOTA.

Si chiude oggi la settimana, con l’evento più atteso, ovvero il dato sui payrolls, che misura i nuovi posti di lavoro del settore non agricolo, quindi del comparto industriale e dei servizi. Le previsioni parlano di una crescita di circa 650.000 posti di lavoro con un tasso di disoccupazione che è previsto tornare al 6%, migliore di quel 6.2% uscito nella precedente rilevazione. Il dato sull’adp di mercoledì scorso, anch’esso decisamente migliore del consensus aveva contribuito a ridare slancio ai mercati azionari che parevano leggermente in flessione, contribuendo così alla formazione di nuovi massimi sull’S&P 500 che ieri ha superato per la prima volta nella sua storia i 4000 punti. Il Dow Jones è rimasto anch’esso a 100 punti dai massimi di 33.130 punti e il Nasdaq, il più colpito recentemente dall’aumento dei rendimenti, è tornato a 500 punti dai massimi ovvero il 4%. Tra l’altro i dati Usa pubblicati ieri sull’Ism manifatturiero, ovvero l’indice dei direttori di acquisto del aziende del settore, ha fatto registrare un balzo a 64.7 nel mese di marzo, ben al di sopra delle attese che erano per un rialzo a 61.3, e superiore al dato precedente di 60.8. Si tratta del numero più alto dal 1983. Chi si aspettava di conseguenza un rialzo del dollaro però è rimasto profondamente deluso perché la divisa americana invece, ha cominciato a scivolare contro le valute concorrenti e la price action è parsa tornare quella che abbiamo vissuto per almeno 10 mesi dal marzo scorso, ovvero mercati in appetito al rischio con le borse che salivano senza interruzione e dollaro in persistente discesa. Cosa è successo quindi, per far tornare tutto come era prima ? La risposta sembra univoca, ovvero la discesa dei rendimenti dei titoli di stato che sul decennale Usa hanno evidenziato un calo di 7 punti, da 1.75% a 1.68%. Tanto è bastato per far comprendere ai mercati che la forza che si contrapponeva al Qe, ovvero le aspettative di rialzo anticipato del costo del denaro da parte della Fed, e che controbilanciava quindi l’enorme massa di liquidità delle banche centrali, sembra venir

meno, ridando quindi fiato alle correlazioni precedenti, che vedevano una divisa americana scendere parallelamente a nuovi massimi del mercato azionario Usa. E tutto questo nonostante la ripresa della congiuntura Usa sia ben avviata. Si legge poi, oltretutto, che a contribuire a tale ritorno di questa correlazione, sia stata anche la decisione presa dall’amministrazione Biden, di rilanciare ulteriormente l’economia attraverso un piano di investimenti in infrastrutture da 2 mila miliardi di dollari nei prossimi 8 anni, che, sebbene criticato aspramente dalle opposizioni, sembra aver decisamente contribuito a modificare la price action di breve termine. Di fatto questa nuova liquidità sembra dare ragione a chi pensa che i tassi non verranno alzati per lungo tempo. E se i rendimenti continueranno a scendere, pare inevitabile un nuovo declino del dollaro di fronte alla persistente crescita dei listini Usa. Sul fronte cambi, tutto ciò si è tradotto nella risalita sopra 1.3800 del cable, una ripresa anche di quell’EurUsd che sembrava decisamente avviato al test di 1.1600, con un ritorno a 1.1780, mentre le oceaniche hanno galoppato riportandosi sopra 0.7620 e 0.7020 rispettivamente per Aud e Nzd. UsdCad in declino al di sotto di 1.2550 nonostante l’Opec abbia deciso solo per una leggera e graduale riduzione della produzione a partire da Maggio. Petrolio sopra 61 dollari al barile, ora a 1730 dollari l’oncia e il solo UsdJpy che tiene in ragione del fatto che l’appetito al rischio continua comunque a tenere lo Jpy basso. E’ il mercato, ad eccezione in parte della valuta nipponica, è tornato dollaro centrico. La settimana che si apre si annuncia interessante anche se sul fronte dati pochi saranno dei market movers rilevanti, e tra questi le bilance commerciali dei paesi del primo mondo, unitamente ai pmi dei servizi e compositi relativi alle majors. Ma la chiave sarà l’andamento dei rendimenti e solo una pronta risalita potrebbe ridare qualche chance al dollaro di riprendere quota e momentum rialzista. Di fatto però, andando a vedere quanto avevamo ricordato 4 settimane orsono, siamo entrati in una fase laterale di medio termine, un trading range che sembra consolidamento dei prezzi, che persiste e non dovrebbe modificarsi, almeno per il momento e con buona pace dell’aumento dell’inflazione un po’ ovunque.

Buona Pasqua e buon trading.

Saverio Berlinzani

 

 

 

Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”). Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni. Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.