Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 26/01/2021

LA FED DECIDERA’ IL VALORE DEL DOLLARO

Forse ieri qualcuno si aspettava maggiore decisionismo da parte di Christine Lagarde, attesa al suo discorso in occasione del pannello virtuale di Davos intitolato “Restoring Economic Growth”. Ma il Presidente della Bce è rimasta neutrale sull’Euro, non rilasciando dichiarazioni sul livello della moneta unica, e ha semplicemente ribadito ciò che aveva puntualmente espresso in occasione della conferenza stampa di giovedì scorso che aveva fatto seguito alla decisione sui tassi,. La congiuntura ripartirà certamente, ma più lentamente del previsto, considerato il fatto che il quarto trimestre 2020 è stato negativo per il vecchio continente. L’Euro ha leggermente risentito di queste parole, anche perché in concomitanza i dati sull’Ifo tedesco usciti sempre ieri in giornata, si sono rivelati peggiori del previsto, causando un indebolimento, anche se di dimensioni non rilevanti della moneta unica che ha perso sostanzialmente una cinquantina di pips. Tecnicamente, l’Euro sta formando una fase distributiva interessante, a massimi decrescenti e una eventuale rottura di 1.2050 creerebbe anche minimi decrescenti. Ciò teoricamente potrebbe anche innescare ondate di vendite delle enormi posizioni long del settore istituzionale, rilevate al Cme a Chicago (160 mila contratti pari a 19 miliardi di Euro), ovvero il mercato dei futures, che rappresenta solo una piccola parte delle posizioni long sul cash che presumibilmente sono quasi 10 volte più grandi. Se tanto mi dà tanto e se qualcuno di grosso iniziasse a vendere, beh ragazzi, bisognerebbe fasciarsi la testa prima di rompersela.

Detto questo, va considerato il fatto che non sarà l’Europa a decidere il destino della moneta unica, ma presumibilmente Jerome Powell e la Fed che domani è chiamata alla decisione sui tassi. Facile ipotizzare che non accada nulla in termini di dimensione del costo del denaro, ma certamente sarà la conferenza stampa a dirci di più. Fino ad ora Powell nelle precedenti riunioni, aveva chiesto insistentemente stimoli fiscali che erano arrivati solo in parte e sui quali si è aperta una discussione e un dibattito importante negli Usa. Non c’è accordo neppure tra gli stessi democratici, con un’ala intransigente che non vuole andare oltre 750 miliardi di dollari per aiuti a imprese e famiglie, mentre Biden è stato più possibilista e orientato ad un valore pari a circa il 5% del Pil ovvero 1.000 miliardi di dollari. Ma poco rispetto a quanto prospettato all’inizio, in cui si parlava di 1800-1900 miliardi di dollari, circa il 9% del Pil Usa. Ovviamente più inflazionano il dollaro attraverso stimoli fiscali, più il valore di questo asset tende a diminuire e così è stato fino ad ora. Durerà? Quanto gli altri paesi potranno sopportare un dollaro troppo debole? Ma poi è veramente troppo debole il biglietto verde oppure si tratta di un livello storicamente accettabile? Non è facile rispondere a queste domande anche se storicamente non siamo certo su livelli di eccessiva debolezza. Teoricamente di strada da fare ce n’è ancora tantissima. Ma è altrettanto vero che molti paesi, stremati dalla pandemia, non possono permettersi anche il lusso di una valuta troppo forte. E’ il vecchio, ma ancora attuale, mantra del deprezzamento competitivo valutario che vale anche per la nostra moneta unica. Sul fronte dell’analisi tecnica, rileviamo un tentativo di ripresa del biglietto verde, che però non sappiamo se passerà la prova Fed. Lo vedremo domani. Per oggi riteniamo che il trading range delle ultime ore possa restare tale.

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani

 

 

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