Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 24/07/2020

Euro sopra i 1.1600; Primi target raggiunti

Ci avviciniamo a passi spediti verso la fine del mese di luglio, un mese che storicamente ha visto il risk on prevalere sulla paura e timore di un crollo dei mercati, e che è confermato pure in un anno strano e difficile come quello che stiamo vivendo. Il dollaro fa fatica a recuperare e non sembrano per il momento essercene le condizioni, se non una che analizzeremo a breve. La forza delle altre valute schiaccia la divisa americana e in questa fase, che pur vede molte divise aver raggiunto dei primi target significativi, è l’Euro che fa la parte del leone, con un rialzo che in termini percentuale ora comincia a diventare importante. Dal 14 maggio, quindi due mesi circa, l’Euro ha guadagnato quasi 900 pip, dall’ultimo minimo a 1.0768 fino al 1.1626 di ieri sera. Per una coppia, l’EurUsd, così liquida non è poco, specie in un periodo nel quale molti avrebbero pensato al crollo dell’Euro. Ricordiamo ancora gli obiettivi che molte banche di investimento prevedevano, intorno alla parità, alcuni parlavano di 0.9500 e come ragione adducevano l’eventualità di una caduta della moneta unica, specie dopo la decisione della corte costituzionale tedesca. Ed invece, piano piano, l’Euro ha tenuto, consolidato e poi è partito e ora appare pronto al grande balzo, anche se nel breve termine una correzione è più che probabile. Dobbiamo dire che gran parte del merito di questo movimento è da attribuire alla Bce, che ha dimostrato di avere la forza di far comprendere ai mercati che avrebbe fatto sul serio, e da questo punto di vista, lo abbiamo più volte ribadito, la Lagarde ci ha positivamente sorpreso, nonostante le molte critiche che le erano piovute addosso. Oggi la Bce è il vero collante dell’Unione perché ha avuto il coraggio di sfidare anche delle regole, come quella del capital key, che avrebbero probabilmente allargato lo spread tra i tassi di interesse tra i vari paesi.

L’euro, dicevamo, è salito e per ora ha toccato il massimo a 1.1626, ma i suoi target, nel medio termine, paiono essere più importanti, in area 1.1800 e 1.2000 almeno, ma se dovesse subentrare, per qualche ragione una crisi degli Usa che si avvicinano alle elezioni di Novembre, potremmo anche vedere livelli superiori. Sappiamo anche che se dovessimo vedere certi livelli, molto probabilmente qualcuno in Europa storcerà il naso e cominceranno le pressioni per fermare la corsa della moneta unica, come è già accaduto in passato. Lo vedremo. Intanto anche le oceaniche rallentano e soprattutto AudUsd ha rotto i primi supporti ed è tornato al test dei precedenti massimi significativi che avevano rappresentato il baluardo poi violato, ovvero quel 0.7060-70 che ora rappresenta un supporti significativo. Se tornassimo sotto 0.7040, potrebbero innescarsi una serie di vendite che potrebbero portarlo teoricamente anche a 0.6850. Spesso il movimento delle oceaniche è anticipatore delle altre valute, per quelle che chiamo gazzelle, in antitesi agli elefanti EurUsd e UsdJpy. Ma ciò rende l’idea di quanto siano interessanti i movimenti, quando sono tecnici e forniscono spunti per una diversificazione di portafoglio, che pare realmente la chiave per operare sul mercato dei cambi, che poi rappresentano le correlazioni, il nostro vero cavallo di battaglia.

In questo momento, il risk off potrebbe anche leggermente ritornare, se i cross EurAud ed EurNzd dovessero dare qualche segnale di ripresa. E lo stanno facendo, con AudUsd in discesa che è poi la ragione di questo movimento che nell’ultima settimana ha visto EurAud salire da 1.6120 a 1.6395 di stamani. Attenzione quindi perché potrebbero anche fornire uno spunto ai mercati azionari. Da segnalare anche la sterlina che in questo momento corre parallelamente all’EurUsd ma che potrebbe distaccarsi se il cross EurGbp cominciasse a salire in ragione di un eventuale mancato accordo tra Ue e Uk sull’uscita della Gran Bretagna. Ieri, il negoziatore per l’Europa, Barnier ha lanciato un grido d’allarme relativamente all’accordo, che potrebbe saltare. Per ora poche le reazioni del cross, ma il livello di 0.9150-60 rappresenta il primo baluardo importante, che se violato, potrebbe aprire la strada a 0.9300. Per terminare, torniamo a quanto detto all’inizio quando richiamavamo la possibilità che il dollaro avesse una sola ragione per correggere ed è tecnica. Osservando il Dollar index, il supporto rappresentato da quel livello di 94.50-55 area, che era stato toccato il 9 marzo scorso, è stato raggiunto ieri ed ora, in assenza di un deciso e chiaro break out, potremmo tornare a salire in correzione, con obiettivi da considerare sulla trendline discendente che congiunge i massimi relativi e che passa a 95.70, coincidenti peraltro con aree di swing significative. Vedremo l’evoluzione, restiamo vigili anche perché sta arrivando il mese della volatilità.

 

Buona trading e buon fine settimana.

 

Saverio Berlinzani