Euro in accelerazione. Durerà?

Nelle ultime sessioni è emersa con maggior vigore, nel panorama valutario, la forza della moneta unica, sostenuta più che altro da una persistente debolezza del biglietto verde, che deriva peraltro dagli effetti prolungati della pandemia negli Usa e dalle tensioni sociali che ancora attanagliano il paese. Se a questo aggiungiamo il fatto che l’amministrazione Trump sembra commettere errori di strategia e comunicazione, capiamo il perché in questo momento alcuni investitori stiano acquistando Euro e vendendo dollari. Se poi aggiungiamo che nei mesi scorsi molti avevano fatto incetta di dollari, e che il mercato sembra orientato a favore del biglietto verde, ci rendiamo conto dei potenziali pericoli legati al dollaro. Tecnicamente la moneta unica, appare in fase di ripartenza dopo che dai massimi del 10 giugno a 1.1415 si era tornati a 1.1165 il 22 ed ora in due sedute ha riguadagnato quasi 200 pips arrivando ad un massimo ieri di 1.1346 per poi correggere leggermente a 1.1315, prezzo attuale. Non è una price action da far impallidire, ma certamente è un movimento più strutturale e non derivato da notizie improvvise che alterano la price action. Questo movimento appare invece qualcosa legato al posizionamento di mercato e ad un possibile switch di posizioni da parte dei grandi investitori. L’incognita, dato il recente passato, è sempre la stessa, ovvero se questo rialzo della moneta unica, durerà oppure come accade da qualche anno, alla fine tornerà indietro. Questa volta, rispetto ai periodi precedenti, c’è una novità sostanziale, ovvero non vi è alcun delta tasso che possa in qualche modo limitare la tenuta e il consolidamento dell’Euro in seguito ad una risalita. Questa volta anche gli Usa hanno i tassi vicino allo zero (0%-0.25% la forbice dei Fed funds), pertanto i costi sono inferiori rispetto al passato, quando i tassi Usa erano intorno al 2% e stare long EurUsd costava uno swap del 2.40-2.50% l’anno con i tassi a breve decisamente più variabili di quelli a lungo. Tecnicamente, la moneta unica, potrebbe salire verso 1.1420 e 1.1508, massimo del primo movimento pre covid e precedente al taglio dei tassi Usa, quando l’Euro pareva essere la moneta rifugio rispetto al biglietto verde. Poi sappiamo tutti come è andata. In ogni caso ora il posizionamento del mercato, che appariva short fino alla settimana scorsa, sembra poter essere la molla che ne provochi una ripartenza e un consolidamento, se l’area di 1.1220-30 sarà in grado di tenere le eventuali correzioni tecniche. Su base settimanale, una eventuale rottura dei massimi precedenti, creerebbe le condizioni per un rialzo possibilmente significativo, con la violazione della media a 200 periodi, che ora passa a 1.1380. I target a quel punto, potrebbero cambiare drasticamente, con i livelli di 1.1800 e 1.2000 non più da considerare una chimera.

Sul fronte altri rapporti di cambio, segnaliamo la decisione della Rbnz questa notte, con NzdUsd che è sceso per quel che si è letto nello statement, che ha lasciato invariati sia i tassi sia l’ammontare di Qe, ma che ha sottolineato come la forza del kiwi possa minare la ripresa basata sull’export. Nzd ha mollato di circa l’1% tornando a 0.6460 con AudNzd salito nuovamente sopra 1.0730. Il Cable si trova sopra 1.2500 in un trend rialzista che pare senza troppa convinzione, ma che comunque per ora ha tenuto sopra i supporti il prezzo. Aud tiene bene l’area di 0.6900 e non accenna a correzioni, almeno per ora, mentre si riprende leggermente il UsdCad che dopo i minimi a 1.3480 è salito sopra 1.3550. Molto dipenderà come al solito da Wall Street che tiene i massimi e non accenna a correggere. Ci avviciniamo peraltro al mese di luglio, tradizionalmente un periodo tranquillo, dove il risk on ha spesso prevalso. Ma attenzione perché anche agosto si avvicina, un mese tradizionalmente foriero di grande volatilità.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani