Euro ed Europa: come andrà a finire

Il Consiglio Europeo dei Capi di Governo, conclusosi ieri in serata, ha di fatto confermato le decisioni che erano state definite al precedente Eurogruppo, aggiungendo qualche dettaglio sul Recovery Fund, il fondo che dovrebbe partire nel 2021 e che secondo gli addetti ai lavori dovrebbe rappresentare la soluzione per far fronte ai problemi di liquidità dei paesi più colpiti dalla pandemia. Entrando nel dettaglio, innanzitutto sono state confermate le proposte relative ai 540 miliardi precedentemente confermati dall’Eurogruppo e così suddivisi: 100 miliardi attraverso il SURE, a sostegno delle emergenze e della disoccupazione, 200 miliardi attraverso il fondo di garanzia paneuropeo per i prestiti alle imprese della Bei (Banca Europea per gli Investimenti) e 240 miliardi attraverso il Mes (Meccanismo Europeo di stabilità). Il SURE (Support to mitigate Unemployment risk in an emergency) verrà finanziato su scala europea, fino ad un massimo su 100 miliardi, attraverso l’emissione di titoli, garantito pro quota dai paesi membri e per il quale l’Italia dovrà porre garanzie pari a 25 miliardi. Il contributo posto a garanzia è commisurato la suo Pil. Ogni paese potrà prendere in prestito la cifra di cui necessita, fino ad un massimo, per finanziare le misure predisposte dal Governo a favore di lavoratori e imprese. Una volta terminata l’emergenza, gli stati dovranno restituire i finanziamenti con modalità e tempi concordati. La Bei invece ha creato un fondo di garanzia paneuropeo di 25 miliardi di euro che potrebbe sostenere finanziamenti per circa 200 miliardi alle aziende, soprattutto le Pmi, attraverso le banche nazionali. Il Mes, (Meccanismo Europeo di stabilità) è stato attivato per le spese sanitarie fino ad un massimo del 2% del Pil ed ha carattere temporaneo e, nello specifico non ha condizionalità all’attivazione. Una volta terminata l’emergenza, i prestiti dovranno essere restituiti seguendo le procedure standard specificate nel trattato. Ricordiamo che questi strumenti sono prestiti che arrivano da Fondi o Istituzioni che (a parte la Bei) vanno finanziati dagli stati membri i quali poi ne richiederanno indietro una parte per gli scopi prefissati.

Ma il Consiglio terminato ieri ha però deciso per la costituzione di un fondo chiamato Recovery Fund, che partirà presumibilmente nel 2021 per un valore che potrebbe essere compreso tra i 1000 e i 1500 miliardi di euro e sul quale la Commissione è stata incaricata di studiarne l’architettura per poi presentarlo il prossimo 6 maggio 2020 in occasione del prossimo Consiglio Europeo. Il Recovery Fund emetterà i recovery bonds con a garanzia il bilancio dell’Unione Europea. Sulla questione però, almeno per il momento, si sono registrate ancora divergenze tra i diversi paesi, come specificato dalla Cancelliera Merkel e dal Presidente francese Macron, relative all’idea che una parte di questi fondi possano essere elargiti come sussidi, ovvero a fondo perduto. In questo caso si sono palesate le solite divergenze di opinioni tra i paesi del nord e quelli del sud. Secondo i primi deve essere chiaro che i fondi per la ricostruzione dovranno essere rimborsati dai paesi destinatari e nessun paese si assumerà il dovere di farsi carico dei debiti degli altri stati membri. Un’altra conferma che, almeno per il momento, non vi sono chance per una mutualizzazione dei debiti in Europa, come era già peraltro stato confermato con il no secco all’emissione dei coronabonds, di fatto gli eurobonds. Ora la parola passa al mercato, che ci dirà come verranno valutate tutte queste proposte. Sul fronte italiano c’è il rischio che a breve le agenzie di rating possano declassare il nostro debito. Già ieri in una nota, Moody’s ha dichiarato che l’affidabilità creditizia italiana dipende dal recupero tempestivo e da un piano fiscale credibile dopo lo shock correlato al coronavirus. Non nascondiamo che il nostro paese, dopo il lockdown che presumibilmente ci farà perdere qualcosa come il 10% del pil in pochi mesi, circa 50 miliardi mese, è a rischio esplosione del rapporto debito/pil, e questo potrebbe far scattare la decisione delle agenzie di rating di valutare i titoli italiani appena sopra al livello di junk bonds, oltre il quale scatterebbero disinvestimenti da parte di chi detiene i nostri titoli. Siamo quindi in una situazione estremamente difficile, sicuramente il momento peggiore del nostro paese dalla nascita della moneta unica, anche peggio del 2011.

L’Euro sembra indebolirsi contro tutte le valute, ha mollato quota 1.0800 così come EurGbp è tornata a ridosso di 0.8700. Tutti gli altri cross ad eccezione, almeno inizialmente, di EurJpy, sostenuto temporaneamente dalla Boj che, nel frattempo ha promesso acquisti illimitati di titoli rimuovendo ogni limite, sono scesi parallelamente ad EurUsd. Un mercato quindi in cui il dollaro leggermente recupera, dopo una giornata in cui sembrava mollasse decisamente, ma poi la caduta dell’Euro ne ha risollevato le sorti contro le altre valute ritornando nei range delle ultime sedute. E’ un momento delicato e, vista la volatilità registrata sulle borse e sul petrolio, non possiamo rilassarci e pensare che non possa ancora ripartire il risk off.

 

Buon fine settimana e buon trading.

 

Saverio Berlinzani