Europa alla prova del nove

Nelle ultime ore le oscillazioni sul petrolio si sono ridotte, in virtù degli interventi verbali dei rappresentanti dell’Opec che hanno dichiarato di essere pronti ad una riduzione significativa della produzione, in una misura pari a quella già adottata, ovvero altri 10 milioni di barili al giorno, che porterebbe il taglio a 20, avvicinandosi al livello della caduta della domanda globale. I prezzi, che erano schiacciati, nella scadenza di giugno, intorno ai 10-10.50 dollari, sono risaliti fino a 16.30 dollari per poi stabilizzarsi intorno ai 15 in serata. Tutto ciò ha riportato un poco di serenità anche sulle oscillazioni del UsdCad che dai massimi di 1.4260 è tornato verso 1.4120, supporto chiave, che per ora non è stato violato al ribasso. In serata anzi, dopo aver tenuto, il cambio è andato a testare le prime resistenze chiave a 1.4190 per poi stabilizzarsi dove si trova mentre scriviamo, ovvero a 1.4150. Tecnicamente siamo sotto i supporti chiave di 1.4290 e 1.4360 e fino a che resteremo sotto quei livelli, si potrebbero aprire scenari ribassisti, con possibilità di violazione di 1.4120 e target a 1.4000 prima e 1.3850 successivamente. Vedremo poi se tali movimenti saranno supportati anche da un recupero dell’oro nero.

Sugli altri rapporti di cambio, EurUsd in bilico, vicino ai supporti cruciali di 1.0810, già testati ieri in serata, e in attesa delle decisioni del Consiglio Europeo dei 27 capi di Governo, cruciali anche e soprattutto per comprendere il destino del nostro paese, il più colpito dalla pandemia e ancora alle prese con una discesa dei contagi molto lenta e anche di non facile comprensione. Si stima una perdita del Pil del 15%, nell’anno in corso, decisamente superiore a quella degli altri paesi dell’Unione, e a rischio declassamento del debito da parte delle agenzie di rating, con la possibilità che i nostri titoli possano anche diventare junk bonds, il che sarebbe decisamente pericoloso, in quanto a quel punto scatterebbero i disinvestimenti da parte di molti istituzionali. Il debito/Pil rischia di salire oltre il 150% e a quel punto scatterebbe la procedura di salvataggio analoga a quanto accadde in Grecia qualche anno orsono. Il Consiglio si riunisce quindi per capire se vi sono spazi di manovra per la costituzione di un Recovery Fund, oltre al Mes che per la parte sanitaria sarebbe senza condizionalità anche se non sono chiare queste modalità, in quanto per trattato, il Mes resta sempre con condizionalità. Insomma oggi è uno di quei giorni che potrebbe rimanere segnato e scritto nei libri di storia perchè l’Europa dovrà dimostrare a sé stessa che non è una entità astratta, ma che vuole essere protagonista in tutto e per tutto. Vedremo.

Sul mercato, potremmo assistere ad oscillazioni sulla moneta unica, mentre il resto delle valute appare ancorato nei trading range degli ultimi giorni, con un calo della volatilità molto importante rispetto alle ultime settimane. Il mercato resta dollarocentrico e non diversificato nelle scelte di investimento, anche se osserviamo una tenuta delle oceaniche che, come nel 2009, dopo la grande caduta, hanno ricominciato a salire, e nel caso di rottura dei punti chiave, potrebbero rappresentare le prime divise a rompere al rialzo le resistenze di medio e lungo termine contro il biglietto verde. Sul fronte dati macro, oggi è giorno di Pmi in Europa e negli Usa, anche se i dati in questo periodo, sono dichiaratamente meno significativi, in quanto risentono ovviamente dei lockdown e quindi sono dati ovviamente su livelli mai visti prima, che rispecchiano la sfiducia verso la ripresa e l’entrata dei paesi in lockdown in evidente recessione. Dovremo attendere la fase 2 prima di valutare gli effetti della pandemia su dati più realistici.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani