Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 23/02/2021

NON SI PLACA LA PRESSIONE SULLA DIVISA USA

Stamani potremmo riproporre esattamente il medesimo commento di ieri, in ragione di una ulteriore accelerazione ribassista della divisa americana, che ha sofferto anche nei confronti dell’Euro e dello Jpy, forse le uniche due valute rimaste leggermente indietro rispetto alle concorrenti, durante le sessioni precedenti. L’EurUsd ha proseguito nel suo lento incedere rialzista, arrivando fino a 1.2175-85 area, di fatto la resistenza chiave. Non hanno inciso, in questo movimento, né le parole di Janet Yellen, segretario al Tesoro Usa che ha accuratamente evitato di parlare di dollaro, tantomeno la testimonianza di Christine Lagarde al Parlamento Europeo, che si è comportata, riguardo alla valuta, in modo analogo. La divisa americana ha continuato a scivolare, incapace di una minima reazione, e pur in assenza di notizia macro significative. Il mercato azionario è rimasto sui massimi, senza ulteriori accelerazioni al rialzo, ma incapace di produrre correzioni di un certo rilievo. E la correlazione attuale, ovvero dollaro giù quando le borse salgono, ha fatto il resto. Aggiungiamoci il fatto che il mercato retail è probabilmente long dollari a leva alta e comprendiamo la ragione per la quale siamo su livelli di eccesso ma fatichiamo a vedere correzioni di un certo rilievo.

Sul fronte delle altre valute segnaliamo il Cable, ormai prossimo a 1.4100 e le oceaniche sugli scudi, AudUsd a 0.7930-35 area, NzdUsd a 0.7325-30 e UsdCad sotto quota 1.2600, sui minimi di 1.2580. Anche i cross AudCad, NzdCad, sono in tensione rialzista così come invece quelli della moneta unica, sono e restano vicino ai minimi in virtù della minor forza dell’Euro sul dollaro, anche se si è intravisto qualche leggero recupero dopo i guadagni della notte. Ma EurAud, EurNzd, ed EurCad sono comunque ancora sotto pressione. Il risk on prevale e in queste circostanze, lo sappiamo, prevalgono le valute da investimento, o quelle che in passato, quando i tassi erano diversificati e non tutti a zero come oggi, lo erano, per cui in risk on, Jpy, Chf e ora anche il dollaro, restano sotto pressione, le altre salgono. Ma ciò accade perché non sembra esserci fine ai Qe, nonostante le parole dei rappresentanti della Fed, che ancora ieri sono intervenuti parlando di prospettive di rialzo dell’inflazione, il che genererebbe una spinta rialzista al biglietto verde e una discesa dell’equity. La verità sta probabilmente nel fatto che la Fed, ancora estremamente accomodante, ha promesso che anche in caso di rialzo dell’inflazione, non alzerà immediatamente i tassi, ma aspetterà che essa si consolidi per qualche tempo, sopra al 2% prima di intervenire sul costo del denaro. Il tutto secondo in virtù del cambiamento di forward guidance deciso lo scorso autunno, che ha cambiato il vecchio paradigma “tassi in rialzo non appena l’inflazione rialzava la testa” ossia la vera ragione dell’indebolimento della divisa Usa. Inflazione più tassi bassi rendono i tassi reali Usa inferiori a quelli di molte altre aree, in primis l’Europa. Ma attenzione, perché i livelli attuali paiono interessanti per vedere movimenti contrari, anche repentini, in correzione. Dato che si stanno generando, tecnicamente, interessanti divergenze. Basteranno? Per ora sembra di no, ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Buona giornata a tutti.

 

Saverio Berlinzani

 

 

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