Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 22/01/2021

BCE, TASSI INVARIATI COME DA PREVISIONE

Nessuna novità, ma era ampiamente prevedibile, dalla decisione della Bce ieri, con i tre tassi invariati a 0 (tasso di rifinanziamento), 0.25% (tasso di rifinanziamento marginale) e -0.50% (tasso sui depositi). Ci si aspettava forse che il Presidente Lagarde potesse in qualche modo allargare ulteriormente il Qe pandemico, ma data la dimensione già rilevante dello stesso (1850 miliardi di euro), si è preferito, in sede di Comitato direttivo, di aspettare eventuali sviluppi relativi alla congiuntura. L’inflazione resta quasi inesistente a +0.3% su base annua nell’intera area Euro e per tale ragione, anche nella conferenza stampa, il Governatore ha parlato di necessità di mantenere il Qe aperto ad oltranza. Chi si aspettava un intervento simile a quella della Fed o della Boc, è rimasto deluso. In Europa non c’è inflazione e non ci sarà ancora per lungo tempo. Relativamente all’Euro, Lagarde ha ribadito che l’autorità monetaria sta osservando il valore della moneta unica da vicino, il che di per sé non significa nulla, essendo solo un avvertimento generico ai mercati. Tutto da verificare il fatto che possano intervenire. Tornando ai tassi, a rigor di logica, una Fed falco sui prezzi e una Bce colomba, dovrebbero in linea generale aiutare la ripresa del dollaro rispetto all’Euro, ma in realtà quello su cui gli investitori si stanno concentrando è la differenza che esiste tra tassi reali Usa ed Europei, nella valutazione della scelta della divisa da preferire. E in questo momento i tassi reali europei, depurati da una inflazione che non c’è, sono decisamente più alti di quelli a stelle e strisce che a livello nominale sono allo 0.25%, ma a livello reale sono ampiamente sotto zero, data una inflazione a +1.4%. E questa è la ragione per cui il dollaro è venduto. Ma quanto durerà tutto ciò? La risposta che ci siamo dati è che fino a quando la Fed non agirà sui tassi, sarà difficile vedere il biglietto verde salire strutturalmente, se non per brevi correzioni. Ricordiamo anche che la Fed ha cambiato lo scorso anno la forward guidance, cioè ha stabilito che l’inflazione potrà anche andare oltre il 2% senza che vi sia una risposta immediata sui tassi, il che parrebbe ulteriormente dovish nel medio e lungo termine. E se ricordate, questa decisione della Fed sancì definitivamente l’inizio della caduta del dollaro.

Sul piano tecnico l’EurUsd, specie sul daily, pare all’inizio di una fase di ripartenza, che potrebbe portare i prezzi verso 1.2265-75 area almeno, e solo allora si giocherà, come si suol dire, la partita. A frenare forse la salita, potrebbero essere le difficoltà delle oceaniche di andare a violare i precedenti massimi e alla sensazione che siano stanche di salire. Le aree di 0.7800 e 0.7230 sembrano dei baluardi per ora insormontabili per AudUsd e NzdUsd e da questi livelli potrebbero partire movimenti correttivi interessanti.  Anche il UsdCad, dopo aver toccato 1.2590 ha corretto quasi 100 pips e potrebbe, almeno nel breve periodo, invertire. Notizie di ripresa del dollaro, anche se parziale, anche dal Giappone, dopo la pubblicazione dell’inflazione, uscita addirittura negativa (-0.4%) su base annua, nel dato core. Sul Cable non c’è molto da dire, nel senso che l’area di 1.3725-35 sembra per ora contenere i rialzi e si potrebbe anche assistere a correzioni. Se EurUsd sale e gli altri dollari invece vanno a correggere in qualche modo al rialzo, ciò significa benzina per i cross della moneta unica e rialzi possibili su EurCad, EurAud, EurNzd e anche EurJpy. Sarà questo un buon motivo per indurre la Bce a qualche altro intervento verbale per ridimensionare la moneta unica? Lo vedremo.

Buon trading e buon week end.

Saverio Berlinzani

 

 

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