I mercati sono fatti per sorprendere

La novità di ieri, giornata che pensavamo essere favorevole al biglietto verde, è stata la tenuta delle valute oceaniche, che, se da un lato non ci sorprendono se le osserviamo nel medio e lungo termine, dall’altro invece, lo hanno fatto se guardiamo al breve termine. Pensavamo che l’area compresa tra 0.6240 e 0.6250 su AudUsd così come quella di 0.5930-40 su NzdUsd potesse essere violata al ribasso, soprattutto alla luce delle aspettative generalizzate di ripresa del biglietto verde, che sembravano essere peraltro confermate dai movimenti di EurUsd e Cable, tornati leggermente sotto pressione rispetto alla divisa Usa. E invece, in virtù forse di un dato sul Pil Cinese del primo trimestre, si negativo ma in parte atteso e non eccessivamente inferiore al consensus, Aud e Nzd hanno fatto un balzo in avanti tornando rispettivamente a 0.6360 e 0.6010. Non cambiano le prospettive, nel senso che nel breve termine, fino a quando non vedremo la rottura dei massimi precedenti a 0.6440 e 0.6130, rimaniamo in una fase di correzione di breve rialzista, ma certamente la tenuta dei supporti chiave dimostra che qualcosa è cambiato, rispetto a quanto visto ad inizio anno. E se le prossime due o tre settimane, quelle in cui ci attendiamo un ritorno del risk off, dovessero passare indenni, e al contempo la questione sanitaria relativa alla pandemia dovesse in qualche modo vedere la luce in fondo al tunnel con la partenza della fase 2, beh questo sarebbe un altro tassello per l’uscita da una crisi che sarebbe durata poco, ma sarebbe stata epocale e qualcosa che rimarrà certamente scritta nei libri di storia.

Ad aiutare questo tipo di andamento ovviamente, anche gli indici Usa, che non mollano la presa e restano attaccati al recupero con le unghie, evidenza del fatto comunque che l’enorme liquidità che la Fed ha immesso nel sistema, sta dando i suoi frutti, anche se in molti forse giustamente, storcono il naso di fronte all’evidente manipolazione dei mercati a cui stiamo assistendo, questo è indubbio. Tornando al Pil cinese del primo trimestre segnaliamo un -6.8% rispetto ad un dato precedente di +6% e una previsione di -6%, mentre il dato Sa, ovvero seasonal adjusted, ha evidenziato un calo del 9.8% contro un consensus di -12%. Su base annua il Pil scende del 6.8% contro stime del 6%. Dati ovviamente negativi, ma se pensiamo a quanto accaduto nella prima fase dell’anno in tutta la Cina e il lockdown durissimo al quale è stata sottoposta, non potevamo certamente pensare a qualcosa di meglio. E probabilmente, dato che da qui in avanti si potrà solo fare meglio, con il mercato che anticipa i movimenti. UsdChn a 7.0800 ancora è preoccupante, visto che l’area chiave resta sempre 7.0000 al di sotto della quale si parla di ritorno del risk on mentre al di sopra si resta in area critica. Il petrolio, ancora sotto 20.00 sulla scadenza di maggio mentre quella di giugno quota intorno a 26.40. Il Gold è sceso da 1740 e 1704 con la possibilità a nostro avviso, di tornare sotto 1700 e provare a scendere. UsdJpy resta stabile tra 107 e 108 mentre UsdCad dopo il test di 1.4180, torna di nuovo sui supporti chiave a 1.3970-80. Questo apparente caos, con le correlazioni ancora poco logiche dimostra che il mercato vive una fase di incertezza, con movimenti che possono essere sfruttati bilateralmente, senza trend, ma con volatilità che resta, almeno nei mercati asiatici e americani, tendenzialmente alta, mentre appare decisamente meno significativa durante la sessione europea, almeno sulle valute.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani