La Fed non molla la presa

Il 2020 non si smentisce e mantiene ancora una volta le caratteristiche di un anno completamente irrazionale e volatile, nel quale ogni notizia che esce può radicalmente cambiare lo scenario presente in quel momento. Questa volta ci ha pensato la Fed che, in chiusura della sessione Usa, dopo una giornata in cui i mercati azionari, dopo un iniziale test dei minimi, avevano ripreso a salire, ad alimentarne ulteriormente il recupero, con una dichiarazione che non lascia adito ad alcun dubbio sulla sua volontà di non mollare di un millimetro, ovvero “Fed says it will direct buy corporate bonds instead of just ETFs”. C’è ben poco da aggiungere, se non che se qualcuno ancora fosse sorpreso di questa ripresa a V, beh allora significherebbe che non solo non vuole capire, ma si rifiuta di guardare in faccia alla realtà. Che sicuramente mostra recessione dura, una crisi senza precedenti anche da un punto di vista sociale, una pandemia che ancora non rallenta, ma che alla fine verrà sconfitta da una manovra senza precedenti nella storia, considerando che ancora ieri Trump ha chiesto un altro trilione di dollari di stimoli al Congresso per le infrastrutture. A questo punto, dopo qualche giorno di ribassi, il mercato sembra ripartito nuovamente, e pare indirizzato nuovamente verso i massimi. Se non fosse che queste decisioni delle autorità monetarie e amministrative Usa rappresentano probabilmente una nuova ragione per andare a cercare nuovi massimi nei listini, saremmo propensi a considerare questa fase come un climax di medio e lungo periodo, ovvero come una fase di movimenti volatili up and down a ridosso dei massimi storici, preludio ad una inversione di medio termine. Questa idea, che ci è venuta osservando i grafici, potrebbe essere drasticamente smentita dai fatti, legati alla volontà ferrea delle principali Istituzioni politiche e finanziarie di mantenere alti i valori di borsa per sostenere la ripresa. Quindi, un possibile altro scenario è quello di mercati azionari in ripresa con un dollaro debole per agevolare la ripartenza. Ma non dimentichiamo però che ci avviciniamo alle elezioni del prossimo novembre, con un Trump che forse è ai minimi storici nei sondaggi, rispetto ad un consensus medio che comunque è rimasto sempre alto in questi anni della sua presidenza.

Sul fronte valutario, la parte del leone, in termini di volatilità, la fa il dollaro australiano che dai minimi di 0.6770 di ieri mattina durante la sessione asiatica, lo ritroviamo stamattina a 0.6955 dopo aver toccato anche 0.6980, ovvero 210 pips di movimento in una seduta che rappresenta il 3%. Inutile fare previsioni di medio termine se non si riesce a star dietro neanche a quelle di breve, ma quello che colpisce quest’anno è la volatilità che significa comunque una certa riduzione della liquidità e questi movimenti ne sono la prova. Gli altri cambi seguono bene o male l’andamento di Aud che poi nel pomeriggio è legata a doppio filo all’andamento degli azionari Usa, in una sorta di mercato monocorde nel quale sale tutto oppure scende tutto. Inutile fare previsioni di breve ma anche di medio: seguire il flusso ci sembra la politica migliore per chi opera, considerando che mai come in questo momento, i livelli da osservare sono i massimi e i minimi precedenti, ovvero quei punti di swing statici intorno al quale il mercato si concentra e lavora. Le attese per ora potrebbero essere legate alla ricerca dei doppi massimi di medio e lungo termine per le borse e quindi anche nuovi minimi per il dollaro per poi vedere quel che accadrà intorno a questi punti: o una violazione dei livelli precedenti o la formazione di un doppio top, a cui potrebbe seguire l’ennesima inversione pro dollaro degli ultimi anni.

 

Buona giornata e buon trading.

 

Saverio Berlinzani