Analisi di Mercato

Analisi di mercato Saverio Berlinzani – 15/05/2020

Chi comanda: le borse o le valute?

Spesso ci si chiede, chi, all’interno del mercato globale, conduca veramente le danze, tra il mercato azionario, quello delle commodities o quello valutario (Forex), ai fini dei veri movimenti di breve termine. Non consideriamo, in questa analisi, quello obbligazionario perchè ci pare coinvolga più movimenti di medio lungo rispetto a quelli di brevissimo termine di cui maggiormente ci occupiamo. Nelle settimane in cui era esplosa la pandemia in Europa e stava per cominciare negli Stati Uniti, diremmo quindi a partire dal mese di febbraio, parve chiaro a molti che le danze erano cominciate con la discesa dei mercati azionari, che erano rimasti sui massimi decisamente più a lungo, specie quelli Usa, e che sembravano aver bisogno di qualche correzione ribassista. In questo contesto di rinnovato risk off, fu evidente che fossero i mercati azionari a condurre le danze, mentre il mercato dei cambi, almeno inizialmente, non aveva espressamente seguito, attraverso acquisti di dollari come valuta rifugio, come è avvenuto nella seconda fase, in ragione del fatto che la Fed non aveva ancora adeguato i tassi di interesse, portandoli vicino allo 0%. Di conseguenza il dollaro restava ancora la valuta da investimento per eccellenza e non rappresentava la “safe heaven currency” come invece è apparso in seguito. Dopo la decisione della Fed sui tassi, infatti, è cominciata la fame di dollari, perchè molti investitori hanno considerato il biglietto verde come uno degli asset in cui parcheggiare temporaneamente liquidità e investimenti. Il risultato è stato che il dollaro ha schiacciato tutte le valute concorrenti, senza fare prigionieri.

I movimenti sono stati impulsivi e di entità significative, contro le principali valute e pure il UsdJpy, che nella sua storia, durante le fasi di crisi, era sempre sceso in maniera impulsiva, questa volta, a sorpresa, è salito e non ricordiamo negli ultimi 30 anni, movimenti analoghi della valuta giapponese, considerata valuta rifugio in circostanze analoghe. Pertanto nell’analisi di chi sia partito prima, riteniamo che il mercato azionario sia stato premonitore di quanto sarebbe poi accaduto sul valutario. Il mercato delle commodities è andato invece per conto suo, alimentato da movimenti specifici, come la caduta del petrolio, evidentemente legata alle aspettative di crollo dei consumi durante la crisi, o come quella dell’oro, salito e sceso a intermittenza dapprima per il bisogno di avere un altro asset rifugio, ma sceso quando poi i mercati azionari hanno trovato una base. Nella fase successiva, quella in cui l’azionario ha recuperato, la correlazione Borse su-dollaro giù ha funzionato, ma in modo meno univoco di quando invece le borse sono scese e il dollaro è salito. Durante le fasi di risk off infatti, il mercato è monocorde e poco tecnico, nel senso che si assiste alla corsa a comprare valuta rifugio senza diversificazione tra le diverse coppie e i diversi asset, e si tende a vendere AudUsd, NzdUsd, Cable, EurUsd (o per converso si acquistano UsdCad e UsdJpy). Nelle fasi di risk on invece, come quella di aprile, ovvero quella del periodo di recupero dei mercati azionari, la vendita di dollari è meno monocorde e si è assistito alla diversificazione degli asset, privilegiando una coppia rispetto all’altra per questioni esogene, macro o notizie specifiche relative ad un paese rispetto ad un altro. Il mercato, in quei momenti, vive fasi di tecnicismo maggiori, ed è obiettivamente più interessante per chi opera sui mercati e per chi opera con l’analisi quantitativa.

Negli ultimi due giorni, dopo una fase di risk on relativamente tranquilla, abbiamo assistito al ritorno del risk off legato alle dichiarazioni di Powell e il mercato azionario, è partito prima degli altri al ribasso, (poi smentito dalle chiusure di ieri sera a dire la verità), ma il mercato valutario ha seguito principalmente vendendo contro dollaro nuovamente. Pertanto, ora il pallino è in mano all’equity e il mercato valutario sembra seguire senza avere in mano il comando delle operazioni. Forse la ragione è anche legata alla liquidità, enormemente superiore sul mercato dei cambi rispetto a quello azionario, per cui spesso è più facile assistere a movimenti impulsivi sul secondo rispetto al primo. La chiusura di ieri di Wall street quindi, potrebbe ridare slancio al risk on, e il dollaro potrebbe tornare nel trading range delle ultime settimane. Attenzione ai dati di oggi con il Pil tedesco e quello di Eurozona in via di pubblicazione alle 10.00 il primo e alle 11.00 il secondo. Dati Italiani su produzione industriale e inflazione rispettivamente alle 10.00 e alle 11.00 anch’essi. Poi nel pomeriggio, vendite al dettaglio Usa, produzione industriale e manifatturiera e infine gli aggregati pubblicati dall’Università del Michigan, su inflazione, consumi, aspettative di crescita e sentiment verso il business. Un fine settimana scoppiettante. Attenzione sempre ai rischi, cari amici, che sono sempre dietro l’angolo. Per affrontarli, leva bassa, e prudenza.

 

Buon trading e buon fine settimana.

 

Saverio Berlinzani