Il risk off sembra molto lontano!

Ricomincia un’altra settimana all’insegna di quella tranquillità tipica dei mercati estivi, che qualcuno potrebbe però definire tregua prima della tensione che inevitabilmente tornerà sui mercati. A ben vedere, di ragioni per vedere i mercati tranquilli non è poi ce ne siano così tante, soprattutto alla luce di come evolve la pandemia in alcune aree del mondo. Ad oggi i casi a livello globale sono 13 milioni, che rispetto alla popolazione mondiale (oltre 7 miliardi) non sono certo un numero rilevante, ma in alcune aree preoccupa il ritmo di crescita mentre in altre si teme una ondata di ritorno specie in ragione dei nuovi lockdown che potrebbero essere riattivati per timori di un nuovo aumento di casi. Negli Usa 3.5 milioni di casi e 137 mila morti, in Brasile quasi 2 milioni di casi e 72 mila morti. Di per sé numeri piccoli, ma in grado di bloccare nuovamente la ripresa, se venissero prese misure analoghe a quelle prese nel nostro paese. In Europa per ora, assistiamo ad un ulteriore rallentamento, ma i nuovi casi sono quasi tutti di importazione, e il rischio è una recrudescenza delle misure sui lockdown che abbiamo visto nei mesi di marzo, aprile e maggio. Insomma la pandemia e i suoi effetti, specie quelli economici, sono ben lungi dall’essere stati sconfitti, ma i mercati chiudono un occhio o anche tutti e due, almeno per ora.

I mercati azionari Usa non mollano la presa con il Nasdaq praticamente sui massimi storici, mentre il Dow Jones rimane a 3300 punti dai livelli di febbraio, quando arrivò non lontano dai 30 mila punti. Con queste premesse e soprattutto le attuali correlazioni, per ora il mercato vive in un limbo con il dollaro che perde quota e un Gold sui massimi, che come abbiamo più volte ripetuto, pare essere una protezione alle tante posizioni long di borsa. Ci ripetiamo da tempo su questo argomento ma del resto è ciò che passa il convento in questo momento. Se osserviamo i grafici dei vari rapporti di cambio e pure l’azionario, spesso notiamo grafici molto simili perché la correlazione in questo momento rende poco profittevole la diversificazione per asset e valutaria. Per cui se scende il Dow Jones, vedremo Eurusd scendere e così il Cable, AudUsd, e NzdUsd, così da avere dei grafici che, se li sovrapponessimo, in molti casi ne vedremmo uno solo (parliamo di quelli contro dollaro ovviamente). A questo aggiungiamo il fatto che i dati macro, sono da mesi, totalmente fuorvianti e soprattutto irrilevanti, in quanto numeri su cui non si possono fare considerazioni se non assolutamente generali, e che riguardano una recessione che sta colpendo più o meno tutti. Quando torneremo a vedere differenze di ripresa economica tra i diversi paesi, quello sarà il momento nel quale tornerà interessante la diversificazione di portafoglio valutaria e che riproporrà grafici diversi e una operatività decisamente più interessante. E la ragione sarà legata nuovamente alle differenze che inevitabilmente, ritorneranno a livello di politiche monetarie attuate dalle banche centrali. Oggi ciò non è possibile, poiché in un mercato globale come quello attuale, i legami sono talmente forti da generare contagi estremamente rapidi tra le varie aree. I lockdown, da questo punto di vista, assomigliano ad un ritorno dell’autarchia e ad una limitazione della globalizzazione, la prima ragione di un ritorno al passato anche in termini di effetti di diversificazione della ripresa che prima o poi si farà sentire dappertutto, anche se a ritmi differenti.

Buona giornata e buon trading.

Saverio Berlinzani